​Autostrade, Conte: «Revoca più vicina». Ma si tratta ancora

Lunedì 13 Luglio 2020 di Marco Conti
​Conte su Autostrade: «Revoca più vicina». Ma si tratta ancora

Schierarsi per la revoca, puntando ad ottenere ancora dai Benetton un ulteriore e corposo passo indietro. Magari dall’88%, al 30 se non al 5%, anche se non si capisce chi sottoscriverà l’aumento di capitale e la sola vendita di Telepass appare complicata. Un gioco di scacchi, o di ombre, quello del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al quale ieri ha replicato Gianni Mion, presidente di Edizione, la holding della famiglia Benetton, primo azionista di Atlantia. «Proposta seria ma non sono ottimista», ha sostenuto, mentre da palazzo Chigi si continua ufficialmente a sostenere che la lettera di Aspi non contiene proposte sufficienti e che «a questo punto non c’è che la revoca».

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Epilogo scontato, quindi, se non fosse che lo scorso giovedì Conte ha mandato il suo braccio destro a palazzo Chigi, il sottosegretario Roberto Chieppa, a trattare con Aspi e Atlantia alla presenza dei capi di gabinetto dei due ministeri interessati (Infrastrutture ed Economia) e le richieste sono state accolte.

Gratta, gratta, ma nemmeno tanto, si scopre che è lo stesso Conte a non volere la revoca e da due anni, a capo di due governi, cerca una soluzione che permetta al M5S di salvare la faccia e allo Stato i rischi di un costoso contenzioso che potrebbe anche ricadere su coloro che hanno deciso per la revoca. Senza contare che la revoca costerebbe 7 miliardi allo Stato. Tanti soldi, ma che non basterebbero a coprire i 9 miliardi di buco di Aspi facendo saltare immediatamente la società e i loro 7 mila dipendenti che Anas non sarebbe in grado di assorbire, provocando una «nazionalizzazione», come la definisce l’azzurra Gelmini, «surreale e incomprensibile» anche per la ministra renziana Bellanova.

Ed infatti, al di là dei proclami, il consiglio dei ministri che si dovrebbe tenere domani proprio per procedere alla revoca, non è stato ancora convocato, anche se una riunione è prevista per oggi ma all’ordine del giorno figurano solo leggi regionali. Un vertice con i capidelegazione è sempre possibile, anche se nel pomeriggio Conte sarà a Berlino. Come accade ormai da due anni, si tratta ma soluzioni intermedie, come la revoca e insieme l’affidamento ad Aspi delle autostrade in attesa di una nuova gara e di un nuovo concessionario, non sembrano praticabili e il rischio per il governo è di ritrovarsi con la rete autostradale senza più un controllo e migliaia di dipendenti sotto le finestre di palazzo Chigi.

Il muro eretto dall’ala movimentista del M5S non aiuta. Ieri l’ex ministro Barbara Lezzi ha chiesto che siano resi pubblici i nomi dei ministri che potrebbero opporsi e ha chiesto al premier di accelerare sul provvedimento di revoca che il ministro Paola De Micheli non può smentire altrimenti «ammetterebbe che in quasi un anno ha lavorato solo per i Benetton». A scaricare sul Pd la responsabilità dello stallo non sono però solo i grillini. Anche Conte nei giorni scorsi lo ha fatto, costringendo i dem a ribattere che non c’è nessuna strada preclusa lasciando quindi il cerino nelle mani del premier.

Tatticismi che volgono però al termine, visto che nel frattempo - e da due anni - l’intera concessione, e anche il nuovo ponte di Genova, è nelle mani di Aspi. E così si va avanti a tentoni, con Conte che punta a chiudere dopo una trattativa all’ultimo sangue, e il Pd che resta silente per non essere accusato di ostacolare la soluzione di un nodo che si trascina da troppo tempo. D’altra parte per Conte si tratta di un passaggio decisivo e superare la posizione del M5S è forse ancor più complicato della Tav proprio perché la revoca e l’uscita dei Benetton ha sostituito quella bandiera ammainata in un mare di polemiche. Ad attendere al varco il presidente del Consiglio non è però solo il Pd di Nicola Zingaretti che non ha gradito l’accusa di frenare l’azione del governo, ma soprattutto “i movimenti 5S”. Il plurale si addice molto all’occasione. L’ala movimentista di Alessandro Di Battista anche di recente ha evocato la revoca. Un passaggio identitario rilanciato anche ieri con una certa veemenza. Ma la sfida più insidiosa per Conte arriva dall’interno del governo con Luigi Di Maio fermo sulla revoca mentre ogni giorno sventola la sua tela di incontri facendo innervosire l’inquilino di palazzo Chigi. 

Ai problemi politici si sommano poi quelli economici. Aspi ha infatti chiesto di alleggerire l’articolo 35 del Milleproroghe che regola la revoca unilaterale della concessione per «grave inadempimento». Formula ritenuta un po’ generica e che ha creato non pochi problemi finanziari alla società. La modifica della norma potrebbe essere fatta attraverso apposita legge, o decreto attuativo che definisca cosa si intende per grave inadempimento. In tutte e due i casi il governo dovrà tornare in Parlamento. Così come dovrà passare in Parlamento per la revoca.
 

Ultimo aggiornamento: 16:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA