Aereo caduto, lo strazio dei parenti delle vittime: «Diteci se i nostri cari hanno sofferto»

Aereo caduto, lo strazio dei parenti delle vittime: «Diteci se i nostri cari hanno sofferto»
di Mauro Evangelisti
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Giovedì 26 Marzo 2015, 06:31 - Ultimo aggiornamento: 23:24

dal nostro inviato

BARCELLONA - Nel tardo pomeriggio, dopo due giornate piovose, sulla collina dell'hotel del dolore, è spuntato un sole incerto. Ma per i familiari delle vittime del volo Germanwings continua il calvario di rabbia e sofferenza. «Non ci danno informazioni, perdono solo tempo. La compagnia aerea sta gestendo malissimo questa storia. Noi stiamo già vivendo un inferno, almeno dovrebbero evitare di trattarci in questo modo». A parlare è uno dei parenti delle 51 vittime spagnole del volo della Germanwings. Su quell'Airbus 320 c'era la cognata, la sorella della moglie. Anche lui, insieme ad un altro centinaio di parenti, è ospitato nel Gran Hotel Rey Don Jaime, a Castelldefels, una località balneare a quindici minuti dall'aeroporto El Prat di Barcellona. Certo, prima di tutto viene giustamente tutelata la privacy. Ma è come se la compagnia aerea (Germanwings ma in realtà la situazione è gestita dal gruppo Lufthansa, di cui la low cost fa parte) volesse il più possibile evitare che escano accuse all'esterno, magari dettate dalla disperazione di chi ha perso un proprio caro.

GLI INCONTRI

Ieri i rappresentanti di Lufthansa hanno tenuto tre incontri con i familiari a partire dalle 7 del mattino, ma hanno causato nuova tensione perché si sono presentati parlando in tedesco. «Quanto meno - si sono arrabbiati in molti - dovrebbero fare lo sforzo di portare qualcuno che parla la nostra lingua». Il calvario dei parenti delle vittime del volo per Düsseldorf ha poi un altro risvolto: una parte vorrebbe andare in Francia, sul luogo dove si è disintegrato l'Airbus 320 e dove anche ieri, tra mille difficoltà visto che i resti sono in alta montagna, sono proseguite le ricerche. Fino a ieri, però, malgrado le loro insistenze, non sono potuti partire, Gli psicologi che stanno prestando assistenza hanno tentato di spiegare loro che è ancora presto, che di fatto c'è poco da vedere e che sarebbe meglio aspettare. Ma un gruppo ha insistito, «abbiamo diritto di sapere dove sono morti i nostri cari».

Per oggi Germanwings ha organizzato tre voli (due per i familiari che vivono in Germania, uno per quelli spagnoli) diretti a Marsiglia. Saranno messi a disposizione anche dei bus, ma si tratta di un viaggio di quasi dieci ore, in condizioni psicologiche drammatiche. Allo stesso tempo c'è un altro gruppo di familiari, tra gli spagnoli, forse perfino più numeroso, che invece ha deciso di non andare, «a cosa servirebbe?» ripetono, rassegnati.

IL DOLORE

Alcuni, sempre chiusi nel bunker in cui si è trasformato l'hotel in cima a una collinetta che si affaccia sul mare, ripetono: «Almeno fateci sapere se hanno sofferto». L'hotel, scelto da Aena (la società che gestisce gli aeroporti spagnoli) e dal gruppo Lufhtansa, ieri mostrava una immagine surreale, con la polizia schierata in forze davanti alla reception, per non fare entrare intrusi, uno schieramento di decine di telecamere che invece assediavano, per la verità rispettosamente, la struttura. L'hotel, solitamente è usato per convegni, ma ieri una importante compagnia catalana ha deciso di annullare un meeting che avrebbe dovuto svolgersi proprio lì, vista la situazione di desolazione.

Così ormai gli unici ospiti dell'hotel sono i familiari, che vivono queste ore interminabili, tra lunghi silenzi e confidenze sulla rispettive perdite. Il ragazzo che ha perso la cognata ieri ripeteva, amaro: «La compagnia ci lascia nella totale incertezza. Continuano solo a ripeterci sorry, sorry. Ma una situazione di questo tipo vorrebbe altre risposte, anche se nulla cancellerà il nostro inferno».