Ilva, alta tensione: l'11 sarà sciopero e Di Maio in extremis convoca tutti

TARANTO -  Lo strappo dei sindacati e il tentativo di ricucitura del ministro Luigi Di Maio. Sciopero proclamato e convocazione al Mise immediatamente successiva. Con tempismo quasi scientifico, il botta e risposta tra sindacati e governo ha prodotto un doppio appuntamento. I lavoratori del gruppo Ilva incroceranno le braccia martedì 11 settembre e contestualmente ci sarà un presidio sotto il ministero dello Sviluppo economico, a Roma. Comunicazione che le sigle metalmeccaniche hanno ufficializzato nel primo pomeriggio. Neanche un paio d'ore e la risposta da Roma è arrivata: convocazione del tavolo sindacale per la prossima settimana, precisamente alle ore 14 di mercoledì.
La convulsa giornata di ieri sul fronte Ilva è stata segnata da alcuni passaggi che di fatto riaprono la negoziazione. Non certamente con un clima sereno, però. Iniziamo da ieri mattina quando i segretari territoriali dei metalmeccanici hanno avuto un altro confronto. Parallelamente, le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm e Usb lavoravano serratamente per sparigliare le carte. Da Roma non arrivavano segnali sul parere tecnico del ministero dell'Ambiente e, soprattutto, la richiesta unitaria di un incontro urgentissimo inviata il 27 agosto non aveva avuto nessun riscontro. Dopo fitti colloqui e contrattazioni tra i massimi rappresentanti, la decisione: sciopero generale di tutti gli stabilimenti.
«Dal 6 agosto attendiamo notizie per la ripresa del negoziato e la valutazione di legittimità da parte del ministero della gara per l'aggiudicazione del gruppo Ilva - si legge nella nota firmata dai segretari generali Bentivogli (Fim), Re David (Fiom), Palombella (Uilm) e Bellavita (Usb) - lunedì 27 agosto abbiamo unitariamente sollecitato il governo a convocare tutte le parti e ad oggi non abbiamo ancora avuto risposta. Ricordiamo che le risorse finanziarie sono ormai quasi esaurite e il 15 scade l'amministrazione straordinaria».
Ai destinatari della lettera, il premier Giuseppe Conte e il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Di Maio, si contestava l'immobilismo e dato il «permanere delle condizioni attuali» i sindacati hanno proclamato «la mobilitazione generale di tutto il gruppo Ilva per l'11 settembre con scioperi in tutti gli stabilimenti del gruppo e presidio al Mise».
Una mossa nell'aria già da tempo. La tensione altissima, la deadline che si avvicina inesorabilmente che significa conclusione dell'amministrazione straordinaria e fine della cassa per Ilva, le richieste inevase e uno stallo continuo: i sindacati erano sul piede di guerra e attendevano un segnale. Che poi è arrivato ma troppo tardi e che non servirà a fare marcia indietro. Almeno al momento. Perché il leader pentastellato subito dopo ha convocato una nuova riunione della trattativa ex articolo 47 tra sindacati metalmeccanici, confederali, ArcelorMittal - la capocordata di Am Investco aggiudicatrice degli asset - Federmanager, sigle dei trasporti, dei chimici e commissari straordinari Laghi, Gnudi e Carrubba. Sarà mercoledì 5 settembre alle ore 14: solo se ci sarà una linea netta del governo, si potranno avere ripensamenti sullo sciopero. Altrimenti si va avanti perché ai sindacati non è mai andata giù la scelta del doppio binario: proseguire con la trattativa e continuare con la spada di Damocle di una gara potenzialmente revocabile per vizi o illegittimità.
Chiarezza è la parola chiave, la richiesta che unisce tutte le sigle in un messaggio recapitato a Roma. Dai più intransigenti come la Fim e il segretario Marco Bentivogli sempre molto critico contro Di Maio. A quelli più pazienti che avevano concesso un iniziale credito al nuovo governo. Ora però è tempo di decidere. In una maniera o nell'altra. «Dopo la dichiarazione di sciopero è arrivata la convocazione al Mise per il 5 settembre alle 14. Ci aspettiamo che la trattativa riparta sgombra dai dubbi circa la legittimità della gara e con l'obiettivo, una volta per tutti, di portare a un accordo sindacale a zero esuberi» ha twittato Rocco Palombella (Uilm). «Al momento non ci sono le condizioni per revocare lo sciopero», è stato il commento sulla stessa linea di Bentivogli. «Bisogna uscire dall'impasse di continuare a non sapere che fine farà Ilva. È una delle aziende strategiche di questo Paese» ha aggiunto il segretario della Cisl, Annamaria Furlan. «Sicuramente lo sciopero resta, anche se è utile e importante che il governo abbia finalmente deciso di convocare l'incontro», ha detto il segretario della Cgil Susanna Camusso. «È molto importante però sapere cosa verrà detto in questo incontro, in quanto il primo tema che abbiamo proposto è che il governo deve uscire dall'ambiguità di questa lunga stagione».
A dirimere dubbi e incognite, stavolta necessariamente, dovrà essere il ministro Di Maio nella riunione di mercoledì. Poi, eventualmente, potrà entrare nel vivo la trattativa tra ArcelorMittal e sindacati. E l'esito non è affatto scontato.

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