Contratto Acciaierie-Ilva in As, verso la proroga lunga

Potrebbe anche essere di due anni, e non di uno, la proroga del contratto tra Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria. È una ipotesi, riferiscono a Quotidiano fonti vicine al dossier, emersa al tavolo che l’altro ieri è approdato al Mise, presenti, oltre ai commissari di Ilva, anche il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, l’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri (Invitalia è il partner statale del privato Mittal in Acciaierie d’Italia) e l’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli.

La trattativa

Le ragioni che a quanto pare sosterrebbero una proroga di due anni del contratto - e forse anche qualcosa in più sul piano temporale - è che terminando l’attuazione delle prescrizioni Aia ad agosto 2023 e dovendo poi attendere che Ispra certifichi l’avvenuto rispetto di quanto prescritto, si vuole avere il tempo giusto per presentare alla Corte d’Assise d’Appello la nuova istanza di dissequestro degli impianti siderurgici. Un’istanza che sarà più corposa e documentata rispetto a quella presentata a fine marzo alla Corte d’Assise di Taranto, sulla quale quest’ultima non si è ancora espressa, ma intanto c’è già stato il parere negativo della Procura (parere inviato alla Corte). Per i pubblici ministeri, infatti, l’ex Ilva manterrebbe ancora condizioni di pericolosità. 

Il dissequestro degli impianti resta uno snodo importante per arrivare al riassetto della società, col passaggio dello Stato al 60 per cento del capitale di Acciaierie d’Italia - oggi è al 38 per cento - e con l’acquisto dei rami di azienda Ilva dall’amministrazione straordinaria. Proprio perché in questo mese il dissequestro non c’è stato, né ci sarà nei giorni che mancano al 31 maggio, è venuta meno una delle condizioni che, in base all’accordo del 10 dicembre 2020, avrebbero dovuto portare al nuovo corso di Acciaierie d’Italia. E invece si va alla proroga della situazione, come ha dichiarato martedì alla Camera, davanti alle commissioni Ambiente e Attività produttive, uno dei commissari Ilva, Francesco Ardito (c’è stata l’audizione di tutti e tre i commissari sullo stato delle bonifiche loro affidate). Proroga che, come emerso anche dal tavolo al Mise, non è affatto in discussione. Tant’è che Ardito ha parlato a Montecitorio di fase conclusiva della trattativa. Che prima di arrivare al ministero aveva già visto delle riunioni tra Roma e Milano.
Secondo fonti vicine al dossier, Giorgetti sarebbe stato deciso nel chiedere una conclusione, invitando le parti a dare una soluzione al problema. Si è andati al Mise, spiegano le fonti, perché essendoci punti di conflitto nella discussione (Mittal ha chiesto uno sconto sul prezzo di acquisto e sul canone trimestrale di fitto), occorreva mettere in campo un livello terzo di mediazione, e questo è stato appunto individuato nel Mise. Nei pochi giorni che separano dalla fine del mese, gli staff legali saranno all’opera per definire la proroga nero su bianco. Un lavoro che andrà concluso entro il 31. Non escluso un altro passaggio allo stesso Mise. 
Il lavoro in corso, si afferma, deve approdare ad un testo equilibrato che non penalizzi nessuna delle due parti in campo, Acciaierie d’Italia e Ilva in as. La riduzione del prezzo di acquisto di 200 milioni, chiesta da Mittal sull’importo complessivo, non dovrebbe esserci perché, spiega una fonte, questo rientra nella partita dei conguagli relativi a valori economici che all’atto della gara non è stato possibile determinare. E in ogni caso Giorgetti avrebbe chiesto di non inserire nella proroga ciò che è già materia di arbitrato. “Non possiamo fare un arbitrato dell’arbitrato” avrebbe detto il ministro. Inoltre, una consulenza della società Ernst & Young sarebbe favorevole all’amministrazione straordinaria. Forse potrebbe esserci qualcosa sull’altra richiesta avanzata da Mittal, cioè la riduzione di un ulteriore 25 per cento del canone di fitto, che già a marzo del 2020 era stato dimezzato con l’impegno del privato a versare tutto il non pagato del fitto al saldo dell’acquisto. Ma se uno sconto ulteriore ci sarà, bisognerà vedere di quanto, tenuto conto che tagliare ancora il fitto e posticipare il saldo anche per questa parte come già avvenuto per il primo 50 per cento, significherebbe creare problemi all’attività di Ilva in amministrazione straordinaria. Che paga interessi alti sui prestiti ottenuti anni addietro dallo Stato. “In una trattativa c’è sempre chi parte chiedendo 100 ma in realtà punta a 30-40. Si sta lavorando per giungere ad una soluzione equilibrata” spiega una fonte. E Giorgetti, una quindicina di giorni fa, aveva detto che è legittimo chiedere ma poi è il confronto tra le parti che individua la soluzione. 
Intanto ci sono novità in Acciaierie d’Italia a Taranto. È tornato da alcuni giorni in acciaieria, con un rapporto di consulenza, un tecnico che stava già con la gestione Riva e che era andato in pensione. Si tratta dell’ingegner Giovanni Valentino che ha più di 70 anni. In acciaieria - che è uno snodo importante della fabbrica, che quest’anno punta a 5,7 milioni di tonnellate di produzione, numero ribadito dall’azienda pochi giorni fa - sono tornati anche altri tecnici che stavano con i Riva. Attualmente l’acciaieria è guidata da Giovanni Donvito, che ha preso il posto di Vito Ancona trasferito all’Energia. Ma Donvito - che ha già presentato le dimissioni - lascerà il siderurgico a fine mese per approdare, pare, ad uno stabilimento dei Riva, forse all’estero. Acciaierie d’Italia ha già chiarito che le dimissioni del manager sono dovute a ragioni personali. Stessa cosa é stata detta dall’azienda anche per le dimissioni di un altro manager, Rocco Siano. Infine ieri Siderweb ha annunciato che Andrea Bellicini è il nuovo direttore commerciale di Acciaierie d’Italia: prende il posto di Alessandro Faroni. Leggi l'articolo completo
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