Cristina D'Avena: «Il mio primo amore sbocciato a Castro»

C’è chi la sceglie per il mare cristallino, chi per la bellezza delle campagne punteggiate da ulivi secolari, chi per la movida e chi ancora per il buon cibo. La Puglia è ormai una delle mete di viaggio più ambite dai turisti. Tra questi, anche tanti ospiti “speciali”: artisti nazionali e internazionali che vi hanno acquistato casa, eleggendo la regione a buen retiro, oppure che ci tornano ogni anno semplicemente per qualche giorno di relax. Questa rubrica dà loro voce per raccontare i tanti volti del territorio dal punto di vista di chi lo ha scelto come “casa”. A parlare di Puglia oggi è Cristina D'Avena, che da più di vent'anni passa le vacanze a Gallipoli.



Chi oggi ha tra i trenta e i quarant’anni, la ricorda nei panni della protagonista di “Kiss me Licia”, mentre chi ne ha qualcuno in più può addirittura riconoscerla nella solista dello Zecchino d’oro che nel 1968 interpretò “Quarantaquattro gatti”. Oggi, che ha appena spento le sue prime cinquanta candeline, Cristina D’Avena – che per decenni ha dato la voce a tutte le sigle dei cartoni animati - non ha smesso di essere l’icona dell’infanzia. A un certo punto, però, la sua immagine si è decisamente rinnovata: non solo ha iniziato a cantare le sigle dei cartoni in chiave rock accompagnata dalla band dei Gem boy, ma grazie alla sua nuova immagine, un po’ più trasgressiva, è diventata anche un’icona gay. Cristina D’Avena la Puglia la conosce bene, dal momento che ci viene in vacanza con la famiglia da quando era poco più che una bambina.



Com’è avvenuto il suo primo incontro con la Puglia?

«Ci vengo da quando ero bambina e all’epoca non è stata una scelta. Almeno, non mia: la sorella di papà ha sposato un leccese e ha comprato casa a Gallipoli. Mio padre, molto legato alla zia, ha iniziato a venire nel Salento per le ferie per passare del tempo con lei. Io avevo quindici anni e con mia sorella Clarissa passavamo le vacanze in una villetta a schiera in località Baia Verde, a Gallipoli».



Cosa ricorda di quegli anni?

«La nostra famiglia aveva l’opportunità di stare finalmente riunita in un posto fantastico. C’era una bella veranda dove prendevamo il sole e poi a noi, che venivamo dalla città, faceva bene respirare l’aria “buona” del mare. Quando la casa è stata messa in vendita, l’abbiamo acquistata e ce l’abbiamo ancora. Sono stati anni bellissimi e infatti io e mia sorella Clarissa ci torniamo ancora oggi che siamo adulte, tutti gli anni. Senza una settimana a Gallipoli, non ci sembra nemmeno estate».



Ha un luogo del cuore nel Salento?

«Otranto. Mi piace il centro storico, pieno di vita e di ragazzetti che si riuniscono e fanno rumore, anche se a volte c’è un po’ troppa confusione. E poi il mare da: quelle parti è bellissimo».



Ha una spiaggia preferita?

«Amo la sabbia, vado nello stesso lido di Baia Verde da vent’anni, ma ovunque tu vada nel Salento c’è un posto meraviglioso. La Puglia è una bella metafora dell’Italia: piena di posti belli, ma forse un po’ troppo spesso trascurati, poco valorizzati».



Non solo cose belle, dunque, ma anche qualche difetto.

«Uno dei veri problemi del Salento è la poca cura per l’ambiente: quando vedo bottiglie e cartacce in spiaggia o nelle pinete mi arrabbio. In alcuni casi, poi, anche la tanto decantata lentezza può trasformarsi in un difetto: mi è capitato tante volte di sentire le lamentele dei turisti perché a volte non si rispettano i ritmi più veloci degli altri. Infine, oggi il Salento è un po’ troppo affollato, mentre una decina di anni fa si stava meglio».



Qual è la prima cosa che le viene in mente quando pensa alle sue vacanze?

«Castro, su una panchina. Io avevo 15 anni e lui era un mio coetaneo, salentino. Eravamo seduti su un muretto proprio a due passi da un’insenatura. Davanti a noi il mare. Lui mi disse che era perdutamente innamorato di me: è stata la prima dichiarazione d’amore che ho ricevuto. E, dato che era un figo, è diventato il mio primo fidanzato».



E a diversi anni di distanza da quel momento, cosa pensa degli uomini salentini?

«Hanno la pelle olivastra e un sangue caliente, per questo fanno impazzire le donne. Peccato che io la mia occasione l’ho persa tanti anni fa».



Dove la si può incontrare durante l’estate?

«Non ho un posto fisso, ma amo molto le trattorie, i posti piccoli che magari hanno solo quattro tavoli. Evito i grandi ristoranti e mi piace scovare i localini tipici».



Il suo piatto preferito?

«Adoro il pesce crudo e non potrei più vivere senza il vostro riso, patate e cozze».



Salento e musica: un binomio che funziona?

«I salentini hanno la musica nel sangue e gli ultimi successi di gruppi e cantanti che arrivano da questa terra lo dimostrano: forse è l’aria che si respira. E poi c’è la Taranta, che ti entra nel sangue. Se guardo indietro, invece, penso ad Albano: nonostante l’età, è ancora sulla cresta dell’onda».



Qual è il segreto che le ha consentito di rimanere così a lungo un’icona del mondo incantato dell’infanzia?

«Credo stia tutto nell’essere una persona semplice. Io non riesco ad essere una “diva”, ma sono contenta di essere per tutti solo Cristina. Credo di essere amata per la semplicità, perché non ho maschere e non mi sono mai montata la testa»



E c’è, oggi, una nuova icona per i ragazzini?

«Violetta è un personaggio carino, ma solo il tempo potrà dire se diventerà un’icona».



Cosa porta con sé in valigia quando è il momento di salutare Gallipoli?

«Non mancano mai un costume da bagno e dei souvenirs comprati a Otranto».

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