Il protocollo c'è ma lo start alle vaccinazioni nelle aziende deve attendere: si spera in aumento dei rifornimenti in Puglia

La firma sul protocollo per le vaccinazioni nelle aziende in Puglia, c’è stata. Ed è un buon primo passo. Questo però non significa che si...
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La firma sul protocollo per le vaccinazioni nelle aziende in Puglia, c’è stata. Ed è un buon primo passo. Questo però non significa che si partirà immediatamente con la trasformazione di fabbriche e stabilimenti in centri hub per immunizzare il personale. Perché alla base ci sono alcune difficoltà oggettive, in primis la scarsità delle dosi.

Proprio partendo dal presupposto dei rifornimenti al minimo, è bene chiarire un altro aspetto: questo protocollo si innesca in una campagna nazionale che mantiene delle priorità per fasce d’età e tipologie di fragilità. Ecco perché occorrerà ancora del tempo – impossibile al momento stabilirlo con precisione – per avere le prime somministrazioni nelle aziende pugliesi.

 

«Un primo passo ma attendiamo le dosi»

 

«Sicuramente il protocollo è un passaggio positivo, sta nell’ambito del piano vaccinale complessivo che ha delle priorità tra anziani, fragili e scuola – spiega Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia - In questo meccanismo si inserisce il mondo del lavoro: ricordo che alcuni lavoratori considerati essenziali durante la prima fase della pandemia erano in difficoltà a reperire le mascherine. Detto questo, dobbiamo evitare che quelli possano diventare luoghi di brutte abitudini: mi riferisco ai cosiddetti furbetti, deve essere monitorato tutto».

Al momento, quindi, si tratta di un’iniziativa legata alla variabile forniture. Un protocollo che «senza disponibilità di vaccini diventa un passo procedurale ma l’effettiva utilità dipende dai numeri» ribadisce il concetto Michele Zonno, presidente della sezione Tessile Abbigliamento Calzaturiero di Confindustria Lecce. Si resta in stand-by e sulla tempistica per le prime somministrazioni è ancora Gesmundo a chiarire: «I tempi saranno determinati dal piano vaccinale generale e sono legati agli approvvigionamenti. Sotto questo aspetto, la Regione Puglia sta predisponendo un piano operativo. Non si inizia domani, cerchiamo di farlo il prima possibile ma è fondamentale avere le fiale».

Il numero uno della Cgil Puglia tocca poi un altro tema sensibile: «Abbiamo posto la questione delle vaccinazioni dei migranti. Chi non ha ricevuto ancora il codice fiscale, non può vaccinarsi. Non ci sono soltanto i braccianti ma anche i tanti badanti che entrano nelle nostre case».

A livello nazionale, Confindustria ha dato disponibilità per circa 7mila aziende nel Paese. Il governo ne ha individuate in totale 732 di cui circa 200 in Puglia. «Ma non tutte saranno hub, solo quelle con determinate caratteristiche - specifica il presidente di Confindustria Brindisi, Gabriele Menotti Lippolis - Non sarà complicato allestirli perché ci sono spazi idonei nelle imprese. Per le somministrazioni, dovrebbe essere l’impresa stessa e il medico aziendale che si organizzano con una struttura sanitaria privata a supporto per non gravare sull’economia della sanità pubblica: solo il vaccino viene fornito dal sistema sanitario. Dopo le categorie prioritarie, lo ribadiamo sempre, non togliamo nulla a nessuno. Per la ripresa estiva è manna dal cielo, speriamo di poter iniziare subito anche in un’ottica di stagione turistica».

 

La proposta: priorità a turismo, commercio e agricoltura

 

E proprio il comparto turistico è tra i settori caldeggiati dal gruppo consiliare “CON Emiliano” (Gianfranco Lopane, Alessandro Delli Noci, Alessandro Leoci, Peppino Longo, Giuseppe Tupputi) per ripartire. Il protocollo - «un passo preliminare per il rilancio in sicurezza del nostro sistema produttivo» - avrà bisogno di linee operative e attuative e i consiglieri indicano «le categorie del turismo, del commercio e dell’agricoltura come prioritarie nell’implementazione della strategia».

Per dare uno scossone all’economia regionale si ritiene che, prima dell’ondata turistica, «vada immunizzato tutto il personale delle imprese turistiche, partendo dalle città con maggiore presenza di turisti. E auspichiamo che si mettano in sicurezza il prima possibile anche i settori del commercio, iniziando dalla media e grande distribuzione dove maggiori affluenze rendono i rischi più elevati, e dell’agricoltura, che spesso si interseca con il turismo». «La stagione estiva è alle porte - concludono - e sappiamo quanto questi settori siano trainanti nell’economia regionale. Dare priorità agli addetti di questi settori, fatto sempre salvo il completamento delle fasce a maggior rischio di ospedalizzazione, permetterà alla Puglia di essere attrattiva anche come “modello turistico sicuro” improntato alla salvaguardia della salute».

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