Tangenti per gli appalti Covid, slitta a novembre la deposizione di Sannicandro

Il padiglione di Terapia intensiva realizzato durante la pandemia al servizio dell'ospedale "Moscati" di Taranto
Atteso in Aula come testimone, non si è presentato: così l'ascolto del direttore generale di Patrimonio Puglia, Elio Sannicandro è stato rinviato al 23...

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Atteso in Aula come testimone, non si è presentato: così l'ascolto del direttore generale di Patrimonio Puglia, Elio Sannicandro è stato rinviato al 23 novembre. Il processo nel quale l'uomo di vertice dell'Agenzia regionale per lo sviluppo sostenibile (Asset) riferirà come testimone è quello con rito ordinario che vede imputato l'imprenditore Donato Mottola, accusato di aver versato una tangente di 20mila euro all'allora dirigente della Protezione civile regionale, Mario Lerario. Mottola avrebbe così ottenuto - è la tesi dell'accusa - una serie di aggiudicazioni di appalti nel periodo dell'emergenza pandemica da Covid 19. 

L'assenza e il rinvio

Sannicandro, citato dagli avvocati Vito Belviso ed Elisa Marabelli che difendono l'imprenditore, avrebbe dovuto riferire in aula della «situazione emergenziale di quel periodo», della «conseguente necessità di ottenere opere nel più breve tempo possibile» e di «altre circostanze relative alla realizzazione delle opere» affidate in appalto alla ditta Dmeco di Mottola, spiega l'avvocato Belviso. Il direttore generale di Asset non ha dato giustificazioni per la sua assenza e sarà nuovamente citato per il 23 novembre. Nella lista dei testimoni della difesa ci sono anche lo stesso Lerario e l'ingegnere Antonio Mercurio, arrestato a febbraio (ma in libertà da maggio) per un'altra vicenda di tangenti corrisposte all'ex dirigente della Protezione civile.

L'altro processo

Lerario, difeso dall'avvocato Michele Laforgia, è stato condannato in primo grado (in abbreviato) a 5 anni e 4 mesi di reclusione per corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, mentre una condanna di quattro anni è stata inflitta - sempre in abbreviato - all'imprenditore Luca Ciro Giovanni Leccese, come Mottola accusato di aver consegnato una mazzetta al dirigente regionale. Nell'udienza di oggi, 21 settembre, sono stati ascoltati tre ingegneri che, nel periodo del lockdown, hanno collaborato con la Dmeco alla creazione dei nuovi reparti di Terapia intensiva degli ospedali Perrino di Brindisi e Moscati di Taranto e, successivamente, anche alla progettazione degli hub vaccinali. Tutti hanno sottolineato come i tempi per la realizzazione dei lavori fossero molto stretti: «Mottola ci chiese, per conto della Protezione civile - ha detto l'ingegnere Giuseppe Perrone, all'epoca nell'area tecnica dell'Asl di Brindisi - di ultimare i lavori in cinque settimane. Tempi simili ci furono chiesti anche per la realizzazione dei centri vaccinali». 

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Quotidiano Di Puglia