Il disperato ed erotico gioco d’amore di D'Amicis

È un romanzo furioso e radicale “Il gioco” dello scrittore tarantino Carlo D’Amicis, passato a Mondadori, dopo gli ultimi quattro romanzi (“Escluso il cane”, “La guerra dei cafoni”, “La battuta perfetta” e “Quando eravamo prede”) pubblicati con la casa editrice romana Minimum Fax. Furiosa è la prosa che serpeggia tra le oltre cinquecento pagine della narrazione, radicale è il mondo che racconta, un mondo visto senza fronzoli e perniciosi moralismi. Il gioco del titolo fa riferimento alla relazione dalla forte morbosità tra i tre protagonisti della storia, Leonardo (nome in codice Mister Wolf), il bull, il maschio alfa che fa del sesso seriale la sua ragione di vita, Eva (la First Lady), la sweet, regina e schiava del desiderio maschile, e Giorgio (il Presidente), il cuckhold, il tradito consenziente che gode nel vedere la giovane moglie a letto con altri uomini. Il romanzo è diviso in tre parti, ciascuna parte dedicata ad uno dei tre protagonisti e strutturata come se ciascuno di loro stesse rilasciando un’intervista ad uno scrittore che vuole scrivere un romanzo sul piacere e sulle ragioni che, ad un certo punto delle loro esistenze, hanno condotto questi tre adulti a iniziare questo gioco a sfondo sessuale. La struttura del romanzo-intervista consente all’autore di passare al setaccio le esistenze dei tre protagonisti, attraverso salti temporali nel passato, nella loro infanzia, nelle dinamiche e nei rapporti con le loro famiglie di origini, nella loro giovinezza, fino ad arrivare al loro menage a trois che ha incuriosito a tal punto l’intervistatore–scrittore da spingerlo a voler raccontare le dinamiche delle loro ossessioni sessuali. In questo senso, il personaggio che assume una più completa caratterizzazione è Leonardo, del quale, attraverso il pungolare continuo dello scrittore, viene svelato il suo passato, tra drammi familiari, crisi economiche, seduzioni di adolescenti durante i suoi anni di insegnamento, lavoro per la creazione e diffusione di riviste hard, amante seriale di donne in coppie in crisi: “Realizzai che per me sarebbe stato meglio accettare il vento, la fame, la fatica di volare di ramo in ramo, piuttosto che dannarmi l’anima per entrare in una casa dove qualsiasi sconosciuto, con la pretesa di riscaldarmi, avrebbe potuto stringermi tra le sue mani e ammazzarmi. In altre parole, dovevo rispettare la mia natura”. È questa natura di Leonardo a portarlo tra le braccia di Eva e Giorgio. Sarà l’inizio di una storia ventennale, che porterà i protagonisti ad aprire persino un club privè assieme, l’Infinito, uno dei tanti tributi che il romanzo fa al sommo poeta Leopardi, che si aggiunge al nome del migliore amico di Leonardo, Giacomo, triste uomo con gobba, amante del gelato, che per anni sarà suo confidente inseparabile. Più si entra nel mondo perverso dei tre personaggi, più ci si rende conto che questa ostentazione di corpi lascia spazio a frammenti di anime alla deriva, di individui fragili alla ricerca spasmodica di accoglienza, affetto e amore. Le scelte estreme e, forse per alcuni, moralmente eccepibili, di Ludovico, Eva e Giorgio, recano in profondità i solchi di un’umanità di certo fuori dagli schemi, ma assai simile a ciascuno di noi. Eppure nel racconto di queste vite perdute, in perfetto stile D’Amicis, non mancano le pagine in cui si ride di gusto. “Il gioco” è un romanzo pieno di allegria. Anche sull’orlo del disastro, anche quando il sesso, per mancanza di speranza, si fa triste, il tono complessivo della storia non si fa mai tragico. Si ride di gusto anche nella disperazione. Perché, anche se siamo esseri mortali, non deve esserci pentimento per come si è vissuto

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