Ad Acaya la lectio magistralis dello storico dell'arte Philippe Daverio

In una piazza Castello gremita di gente, lo storico dell’arte Philippe Daverio ha incantato la folla con la sua lectio magistralis su “La Puglia internazionale delle crociate. Cavalieri e dame del castello di Giangiacomo di Acaya”.  Una scelta non casuale quella della piazza del castello progettato e ristrutturato da Giangiacomo di Acaya, umanista, ingegnere e appassionato di matematica, secondo la teoria della “città ideale”.
Philips Daverio ha parlato anche del tema che caratterizza questa edizione de La Notte della Taranta: il paesaggio. 
Il Salento dovrebbe reinventare il suo paesaggio perché è un incrocio tra eredità storica che spesso si riesce a confondere perché spesso la realtà moderna non è andata tanto d'accordo con quella storica. L'intervento della modernità e la voglia di essere in qualche modo protagonisti spesso porta a delle architetture che chiamarle agghiaccianti è dire poco. Invece il passato che è memoria talvolta di una frugalità comportamentale potrebbe essere esaltato in una estetica nuova. Ci vorrebbe un grande progetto. È questo grande progetto potrebbe anche nascere da un dialogo intelligente. Perché oggi tutti si accorgono che la qualità del l'eredità non è più un handicap ma è uno strumento competitivo. Quando verrà diffusa consapevolmente questa notizia probabilmente un'onda, un recupero del paesaggio sarà straordinario. Recupero del paesaggio vuol dire recupero delle aree costruite, il dialogo tra le aree costruite e quelle agricole. Immaginare che possa esistere un'armonia fra l'una e l'altro. Quel l'armonia che c'era un secolo fa, ma che corrispondeva anche a una vita di povertà, può diventare un'armonia di una vita di agiatezza? Domanda complicata. Probabilmente si ma bisogna lavorarci.
La sua lectio magistralis seguita da un pubblico attento ha aperto una finestra sulle popolazioni e sulle culture che hanno attraversato questo territorio nel corso dei secoli. Il castello di Acaya ne è un esempio. 
Il castello racconta la sua storia, che è una storia di un riassunto medievale riletto anche con le ricostruzioni successive. Per cui è più un immaginario che un oggettivo. È uno spunto per parlare di questa parte curiosissima del mondo che è una sorta di portaerei sulla quale sono passati tutti perché chi andava in là e veniva in qua, alla fin fine si fermava da queste parti e si è generata una sorta di stratificazione umana e storica che sembra ogni tanto il panino di Paperino con tutte le stratificazioni e sul quale oggi bisogna riuscire a fare un ragionamento: chi siamo? Che ruolo giocare in questa cosa indecisa che si chiama Mediterraneo? Non è una questione semplice, però è una questione che ha in se una serie di domande ma anche una serie di potenzialità enormi che se riescono a venire a galla potrebbe anche essere molto attraente.

Philippe Daverio è nato a Mulhouse,in Francia, la sua attività inizia nel capoluogo lombardo. Tre le gallerie d'arte moderna da lui inaugurate:  due a Milano e una a New York.  Specializzato in arte italiana del XX secolo, ha dedicato i suoi studi al rilancio internazionale del Novecento. 
Commentatore per diversi giornali  tra cui Corriere della Sera, Il Sole 24Ore, Avvenire, Giornale dell'Arte, National  Geographic, Touring Club, Vogue, si è sempre definito uno storico dell’arte e così viene scoperto dal pubblico televisivo di Rai 3. Dal 2001 al 2011 è stato autore e conduttore di Passepartout, diventato nel 2011 il Capitale, anno in cui ha anche realizzato la trasmissione Emporio Daverio per Rai5 , dedicata alla storia dell’arte nelle città italiane. Dal 2008 dirige per la casa editrice Giunti di Firenze la storica rivista Art e Dossier.  Tra le ultime pubblicazioni,  “La buona strada” di Rizzoli (2015), L’arte in tavola, Il gioco della pittura. Dal 2006 è professore ordinario di  “Sociologia dei processi artistici”. Dal 2014 al 2017 è stato Direttore Artistico del Grande Museo del Duomo di Milano, e dal 2015 membro del Comitato scientifico della Pinacoteca di Brera e Biblioteca nazionale Braidense. Da maggio 2018 è membro del Cda della Fondazione Teatro alla Scala.

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