Lungomare deserto, il commercio muore, Bernardi chiude e lascia Brindisi

Ha il gusto amaro della sconfitta, soprattutto per la città, l'annunciata chiusura del bar-cioccolateria-ristorante Bernardi che dal 2013 opera sul lungomare Regina Margherita di Brindisi. Ciro Bernardi, il titolare del bar-ristorante, ha annunciato che alla fine del mese di settembre smonterà cucina e banconi-frigorifero per spostare la sua attività a San Giorgio Jonico, in provincia di Taranto, dove l'omonima cioccolateria è rinomata grazie alle attività svolte da anni a Grottaglie, città di origine della famiglia Bernardi, e nel capoluogo jonico dove il Bernardi Choco Bistrot di via D'Aquino, la strada dello shopping, è luogo di incontro della città che conta.
Ciro è arrivato a Brindisi nel 2013 con una grande voglia di fare, di portare innovazione sia nella cioccolateria che nella cucina. Ha effettuato consistenti investimenti per arredare e rendere funzionale e acogliente un locale posto sul lungomare con una giardino e una villetta all'interno. «Ma la situazione è peggiorata con il passare degli anni», spiega. «D'estate si lavora bene, la città si risveglia, ci sono turisti e brindisini che apprezzano il nostro lavoro. Per noi, per l'intero staff, è motivo di soddisfazione ascoltare i complimenti di tanti turisti e brindisini per la qualità dell'offerta in pasticceria e in gastronomia. Ma d'inverno è un disastro, soprattutto con la chiusura del Lungomare al passaggio delle autovetture», sottolinea Ciro Bernardi.
Il ragionamento è semplice: con la chiusura al traffico un qualsiasi avventore che voglia gustare un caffè, acquistare una torta o fare uno spuntino deve percorrere a piedi 3-400 metri, a volte sotto la pioggia e quasi sempre sfidando le raffiche di vento che spazzano il Lungomare di Brindisi. Prima di percorrere quel pezzo di strada il coraggioso avventore deve anche trovare parcheggio, il che a volte è davvero complicato. Ovviamente è facile scoraggiarsi e cercare altre soluzioni: «Molti clienti me lo dicono chiaramente», evidenzia il titolare: «Ciro, il locale è bello, accogliente, i prodotti sono di qualità, ma qui è difficile arrivare. Certo, ci sono clienti che sfidano le intemperie per arrivare da noi. Io li ringrazio. Mi dispiace dover chiudere, ma come si fa a mantenere in equilibrio economico una attività che per 8 mesi all'anno chiude i conti in forte perdita?».
La cioccolateria-ristorante Bernardi occupa mediamente 10 persone durante tutto l'anno, nei mesi estivi si aggiungono altre quattro unità. «Tra spese di stipendi e spese fisse compreso il costo del fitto è un salasso», ricorda Ciro. «E non sono il solo a ritrovarmi in questa situazione. Ci sono una decina di attività sul Lungomare che vivono la mia stessa situazione. In pratica ci sono 50-60 posti di lavoro in aziende che vivono una vita precaria, da bar stagionale. Ma il mio bar-ristorante non è un gazebo che apri e chiudi quando vuoi, la qualità si costruisce giorno dopo giorno partendo da conoscenze e competenze già accumulate nel settore. Non mi pare che si possa chiudere a ottobre e riaprire a maggio-giugno. Non siano un locale da spiaggia».
La soluzione? «In parte potrebbe venire dall'apertura del Lungomare al traffico delle autovetture durante i mesi di bassa stagione, da ottobre a maggio, Che senso ha trasformare il Lungomare in isola pedonale se durante l'autunno e l'inverno non ci sono pedoni?» si interroga Bernardi. «Se Brindisi vuole rivitalizzare la zona del centro deve interrogarsi su cosa è necessario fare subito per porre fine alla condizione di morte civile che si respira durante l'inverno dalla parti del Lungomare Regina Margherita. Anche i pedoni hanno diritto ai loro spazi e il traffico delle autovetture deve essere regolamentato e anche limitato. Ma un Lungomare sul quale per otto mesi non ci sono pedoni non può diventare isola pedonale a forza. Il bel lavoro di recupero va salvaguardato dal degrado, anche dalle autovetture, ma il Lungomare non può diventare un museo senza visitatori», è ancora il parere di Ciro Bernardi. Il quale chiede agli amministratori comunali di intervenire per trovare soluzioni. E' possibile che ci ripensi e che eviti la chiusura? «Penso proprio che ormai nel mio caso sia impossibile cambiare idea. Ho altri posti in cui sviluppare la mia intrapresa. Mi dispiace lasciare Brindisi, ma è una scelta obbligata. C'è comunque un problema che riguarda gli altri operatori della zona, i quali probabilmente non hanno la possibilità di riconvertirsi come nel mio caso, grazie alle iniziative della provincia di Taranto. Ecco perché è necessario che il Comune si interroghi sul che fare e cerchi soluzioni praticabili, subito», conclude Bernardi.

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