Fasano, parlano i pentiti. Venti anni dopo l'omicidio parte il processo

Fasano, parlano i pentiti. Venti anni dopo l'omicidio parte il processo
Ci sono voluti vent’anni ma pare sia giunto il momento di fare chiarezza sull’omicidio del fasanese Vito Margaritondo avvenuto nel settembre del 2002. E’ infatti...

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Ci sono voluti vent’anni ma pare sia giunto il momento di fare chiarezza sull’omicidio del fasanese Vito Margaritondo avvenuto nel settembre del 2002. E’ infatti iniziato a Lecce il processo al presunto mandante ed ai presunti esecutori materiali. I tre imputati, Donato Di Tano (46 anni), Cosimo Brunetti (37 anni) e Francesco Sabatelli (43 anni), tutti di Fasano, hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati con rito abbreviato. Nei giorni scorsi si è tenuta un’udienza interlocutoria.

L'udienza

La pubblica accusa, ovvero il pm della Dda di Lecce Guglielmo Cataldi, ha chiesto e ottenuto dal gup Laura Liguori di acquisire agli atti del processo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Marco Apuleo, monopolitano, e Sandro Campana, mesagnese. Pare che proprio da alcune dichiarazioni rese anni fa da questi si scoprì dell’omicidio di Margaritondo mentre fino ad allora si era pensato ad un caso di lupara bianca. I difensori dei tre indagati si sono opposti ma il giudice ha accolto la richiesta del pm. Si tornerà in aula l’11 ottobre prossimo per l’audizione, in modalità di videoconferenza dalla località segreta in cui vive, di Apuleo. Le dichiarazioni di Campana, il pentito che si è tolto la vita due anni fa, invece saranno acquisite ai verbali. Alle prime udienze del processo lo stesso Di Tano, ormai collaboratore di giustizia e la persona che, nel 2004, condusse gli investigatori della Dia di Lecce e il magistrato inquirente a Laureto, in contrada Arsilio, in uno dei luoghi più impervi della collina fasanese, e gli indicò il posto dove scavare per trovare quello che restava del ragazzo ucciso due anni prima a pistolettate e il cui corpo fu fatto sparire dai sicari, non è stato presente. Di Tano si sarebbe autoaccusato di essere il mandante di quella che nelle sue intenzioni doveva essere solo una spedizione punitiva i cui esiti, però, andarono diversamente. Infatti Margaritondo, che aveva appena 23 anni, fu ucciso e il suo corpo fatto sparire. Fu ucciso, si legge nell’avviso fatto recapitare all’epoca ai legali degli indagati, con due colpi di pistola calibro 6.35 alla testa.

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Quotidiano Di Puglia