Omicidio Barletta: il barista ucciso per una birra. La moglie chiede aiuti per proseguire l'attività

A sinistra la vittima Giuseppe Tupputi
Ucciso per una birra. È questo il motivo che ha scatenanto la lite e il conseguente omicidio di Giuseppe Tupputi, il titolare del Morrison's Revolutione di...

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Ucciso per una birra. È questo il motivo che ha scatenanto la lite e il conseguente omicidio di Giuseppe Tupputi, il titolare del Morrison's Revolutione di Barletta. Il 43enne è stato ucciso a colpi di pistola per «futili motivi» secondo la Questura di Barletta - Andria - Trani. Intanto la moglie di Tupputi chiede aiuti concreti per andare avanti. «Non so da dove cominciare», ha dichiarato la donna tramite il suo legale.

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La lite scoppiata per una birra

La richiesta di una bottiglia di birra, poi la discussione per quelli che, in una nota della Questura di Barletta - Andria - Trani, vengono definiti «futili motivi». Questo ci sarebbe stato all'origine dell'uccisione del 43enne barlettano Giuseppe Tupputi, avvenuta intorno alle 19.00 di lunedì scorso nel suo bar, il «Morrison's Revolution», alla periferia di Barletta. Il presunto autore dell'omicidio, Pasquale Rutigliano, 32 anni, con precedenti penali e sorvegliato speciale, da ieri mattina è stato sottoposto a fermo. La ricostruzione di quanto accaduto, hanno ribadito gli investigatori, è stata possibile grazie alle immagini riprese dall'impianto di videosorveglianza del locale. Domani alle 9 è stato fissato l'interrogatorio di garanzia dell'indagato mentre venerdì prossimo, 15 aprile, verrà conferito l'incarico per l'autopsia sul cadavere di Tupputi.

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La richiesta della vedova

Intanto arriva la richiesta di aiuto della vedova Tupputi, la signora Giuseppina Musti, tramite il suo legale, Francesco Piccolo. «La mia assistita - dice l'avvocato - si sente abbandonata». «A fronte dell'enorme clamore mediatico della vicenda - spiega il legale - non ha ricevuto neanche una telefonata da parte di alcun rappresentante istituzionale, fatta eccezione per la visita della maestra della bambina più grande e la vicinanza di amici e familiari». «In tale momento drammatico e di grande sconforto - spiega Piccolo - si aggiunge la difficoltà, per lei, di ritrovarsi, da un giorno all'altro, il peso e la responsabilità dell'attività, che da poco, fra l'altro, era stata ristrutturata, con tutte le incombenze, anche economiche, che ne derivano». «Non so da dove cominciare», ha detto la donna al suo legale che, per suo conto, chiede che qualcuno si faccia sentire per aiutarla concretamente.

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Quotidiano Di Puglia