Tap e le altre grandi opere: dopo la tragedia di Genova il governo accelera per il sì

Sì a Gronda, sì a Tap, e Tav più sobria. Il governo «è determinato a varare a settembre una grande operazione di messa in sicurezza infrastrutturale del Paese. Un piano da 50 miliardi di euro che non riguarderà solo la rete autostradale, i ponti, i viadotti, gli acquedotti, ma anche le scuole e le situazioni di rischio causate dal dissesto idrogeologico.
Il piano al vaglio del governo, sarà supervisionato da una cabina di regia presso la presidenza del Consiglio. A guidarla dovrebbe essere proprio Giorgetti che coordinerà il lavoro dei ministri Danilo Toninelli (Infrastrutture), Giovanni Tria (Economia), Paolo Savona (Rapporti con l'Europa), Luigi Di Maio (Sviluppo).
Ad anticiparne forma e sostanza, aprendo di fatto l'ultimo atto del braccio di ferro, in tema di grandi opere, con il Movimento cinque stelle, è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, in un'intervista al Messaggero: «Negli ultimi anni il Paese e le sue strutture sono state trascurate, dimenticate. Si è pensato alle nuvole, all'arredo urbano. Ora si torna a garantire le strutture di base».
Parole pronunciate sull'onda della tragedia di Genova. Non a caso l'esponente della Lega innanzitutto su cantiere Gronda di ponente a Genova: l'arteria che avrebbe dovuto alleggerire il traffico dell'A10 sul tratto del ponte Morandi, crollato alla vigilia di ferragosto ma che la dura opposizione dei comitati No Gronda e dei pentastellati locali hanno impedito fosse realizzato. «Penso proprio che si farà», risponde il sottosegretario. Ma prima va ricostruito il ponte, dato che per la Gronda ci vorranno almeno 10 anni». A latere dell'emergenza ligure, fari sul resto delle grandi opere. A partire da Tap (Trans Adriatic Pipeline), il progetto per la realizzazione di un gasdotto che trasporterà gas naturale dalla regione del Mar Caspio in Europa attraverso l'Italia, attraverso il contestato approdo salentino di San Foca, lungo il litorale di Melendugno. Anche in questo caso il ministro non ha dubbi e conferma: «Penso che si farà. è un'opera che ha comportato grandi investimenti e ha coinvolto numerosi Paesi. Mi sembra difficile che possa essere fermata».
Sul tema le posizioni tra Lega e Cinque stelle restano distanti, come ricorda un giorno sì e l'altro pure la ministra del Sud Barbara Lezzi, secondo la quale il gasdotto Tap «non è un genere di investimento che serve né al Salento né alla Puglia né all'intera Italia». È più diplomatico, invece, Giorgetti sul progetto di alta velocità Torino-Lione: «Per la Tav bisogna decidere», spiega. «Si può fare una Tav più sobria, ma farla», precisa, sottolineando che per finanziare il piano per le infrastrutture non si pone neppure il problema di sforare i vincoli di bilancio: «Su questo fronte non esistono deficit, Pil, o parametri europei che tengano». avverte.
«Siamo convinti che l'Unione sarà ovviamente benevola. In più snelliremo tutte le procedure, a partire dal codice degli appalti». Replica quindi alle scuse di Autostrade e all'offerta di ricostruire il ponte: «La loro disponibilità è doverosa. Ora il governo valuterà se accettare, nella consapevolezza che non basta questo per chiudere la partita».
I 500 milioni sono «un atto dovuto e anche tardivo», ma il governo non retrocede: «ha intenzione di verificare se esistono le condizioni per il permanere della concessione».
E «bisogna fare giustizia»: «non possiamo accettare che certe situazioni si protraggono all'infinito e si arrivi a prescrizione come per la strage di Viareggio». Sin qui il sottosegretario, alla vigilia della stagione delle grandi decisioni per il governo del cambiamento. E delle tensioni in seno alla maggioranza gialloverde.

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