Ilva, Di Maio frena ArcelorMittal: «Piano occupazionale da rivedere»

La vertenza Ilva brancola nel buio. E procede a marcia lentissima su due binari paralleli. A sei anni esatti dal 26 luglio 2012, quando la magistratura sequestrò i reparti dell’area a caldo, i più inquinanti del gigante dell’acciaio di Taranto, non si intravede ancora lo snodo decisivo in cui incanalare il futuro degli oltre undicimila dipendenti diretti dello stabilimento siderurgico e dell’intera città. Da una parte c’è l’accertamento avviato dal nuovo Governo sulla gara per la vendita del gruppo, dall’altra la trattativa per migliorare la proposta di acquisto con i privati che quella stessa gara l’hanno già vinta. Così diventa un rompicapo capire se la procedura sarà annullata o se l’assegnazione ad ArcelorMittal verrà confermata. E per ora si procede in entrambe le direzioni, nonostante siano evidentemente in contrapposizione tra loro. Anche ieri il Governo ha confermato questo orientamento: realizzare i percorsi di verifica contemporaneamente e contestualmente alla trattativa con l’acquirente.

Non è servita a sbloccare la situazione neppure la proposta migliorativa che la multinazionale ha fatto recapitare sul tavolo del vicepremier Luigi Di Maio. E che, meno di 24 ore dopo, è stata dettagliata al ministro dello Sviluppo Economico direttamente dal proprietario della multinazionale, Aditya Mittal.

Al termine del quale Di Maio ha rilasciato una dichiarazione: «ArcelorMittal ha presentato una controproposta che dal punto di vista ambientale fa un passo in avanti, ma sull’occupazione la situazione ancora non è soddisfacente e va ulteriormente approfondita». Ha poi aggiunto che l’azienda «ha chiesto l’opportunità di poter raccontare l’addendum migliorativo a tutte le parti interessate e quindi sia al tavolo interistituzionale - che convocheremo subito - sia ai sindacati». L’incontro con Mittal, per il ministro, «è servito a prendere atto di questi miglioramenti». ArcelorMittal non vuole che l’addendum sia reso pubblico per timori legati alla concorrenza, ha poi aggiunto Di Maio precisando che «si sono impegnati a raccontarlo a tutti gli stakeholder che intendo siano le parti pubbliche, i sindacati, i rappresentanti dei consumatori e dei cittadini di Taranto. Organizzeremo dei momenti di confronto».

Ma neppure un accordo sindacale sull’occupazione potrebbe essere la garanzia del via libera alla privatizzazione di Ilva. Di Maio ha avvertito infatti «che sta andando avanti la procedura di accertamento sulla regolarità della gara». E ha aggiunto: «sono percorsi che vanno avanti in parallelo perché dobbiamo essere preparati a tutte e due le evenienze: è la legge che ci dirà se si deve ritirare la procedura in autotutela oppure no, stiamo seguendo un percorso naturale di accertamento». Un percorso che il ministro Di Maio definisce «complesso» e che, afferma, «abbiamo ereditato dal vecchio governo che ci ha lasciato solo problemi e dopo 6 anni di decreti e leggi su Ilva siamo in condizioni peggiori, con stabilimenti più precari e la procedura di gara piena di criticità come ha detto Anac», ha concluso. È poi andato via senza rispondere alle domande dei cronisti.

ArcelorMittal affida a una breve nota le conclusioni sull’incontro romano: «Confermiamo che abbiamo incontrato questo pomeriggio il vice presidente del Consiglio, onorevole Di Maio per discutere le nostre proposte aggiuntive che riflettono il nostro impegno per il rilancio di Ilva con particolare attenzione alle sfide ambientali e sociali», si legge.

Poi la precisazione: «Abbiamo partecipato a questa gara in buona fede e restiamo fiduciosi che potremo presto completare la transazione iniziando ad implementare i piani industriale, sociale ed ambientale che hanno come obiettivo il riposizionamento di Ilva ai primi posti dell’industria europea dell’acciaio», conclude l’azienda siderurgica.

La società cerca di stringere i tempi. E anche da Invitalia arriva una dichiarazione attendista. «Attendiamo che il Governo ci dia indicazioni. Siamo sempre pronti a intervenire se ci viene richiesto» ha risposto l’amministratore delegato, Domenico Arcuri, a chi gli chiedeva se la società, controllata dal Ministero dell’Economia, protagonista in diverse soluzioni di crisi fosse stata contattata dal Governo per facilitare la soluzione della crisi dell’Ilva.

Ma il percorso della vertenza è tutto da costruire, persino la scelta della direzione appare di nuovo lontana.

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