Il pm: «No ai domiciliari per la tenente»

Il pm: «No ai domiciliari per la tenente»
La tenente Francesca Mola deve restare in carcere. Così la pensa il pubblico ministero Maurizio Carbone, titolare dell’inchiesta che ha inquadrato le tangenti promesse e in parte anche volate a Maricommi per “pilotare” un appalto da undici milioni di euro. Il magistrato ieri ha depositato nella cancelleria del gip Ingenito il suo parere negativo sulla richiesta di domiciliari formulata dal difensore della 31enne di Crispiano, finita dietro le sbarre sabato scorso. L’avvocato Stefano Taddei, infatti, aveva chiesto l’attenuazione della misura cautelare per la sua giovane assistita a chiusura dell’interrogatorio di garanzia. Il legale aveva puntato sul tenore del confronto con i giudici e sulle ammissioni dell’ufficiale.
Il quadro tratteggiato dalla giovane militare, evidentemente, non ha spostato di un centimetro la lettura della vicenda fatta dal pm. Una valutazione che si è cementata sulla base del contenuto delle intercettazioni ambientali condotte dal nucleo di Polizia Tributaria grazie ad un virus informatico inviato allo smartphone del capitano di vascello Giovanni Di Guardo, oramai ex direttore di Maricommi. Il cellulare dell’alto ufficiale è stato trasformato in un microfono. E sono stati catturati numerosi dialoghi compromettenti.

Dai quali sono emerse le manovre attivate per favorire la “Teoma” dell’imprendtiore Vincenzo Pastore nella gara bandita per aggiudicare i servizi di sanificazione e pulizia nelle sedi della Marina di Napoli e Taranto. Per quella commessa Pastore sarebbe stato disposto a pagare una maxi tangente da 200.000 euro, in larga parte destinata proprio a Di Guardo. Tra le intercettazioni spicca quella in cui il direttore di Maricommi, la tenente Mola e Pastore si accordano su come sostituire la documentazione della “Teoma” per sbaragliare la concorrenza.
Un lungo summit, puntualmente registrato, che è stato ammesso dalla giovane tenente, responsabile dell’ufficio contratti di Maricommi. L’ufficiale ha raccontato nel corso del confronto con i magistrati, di aver acconsentito a quella manovre, ma ha escluso di aver incassato la promessa di tangenti.. E di aver contribuito a quell’accordo solo «per compiacere il suo comandante inviato a Taranto dall’ammiraglio De Giorgi in persona». Una versione che non ha affatto convinto il pm inquirente. Nel prestare parere negativo ai domiciliari, infatti, il racconto della giovane è ritenuto inverosimile e anche le sue ammissioni vengono archiviate come un avallo di quanto già venuto a galla in maniera solare dalle intercettazioni. Valutazioni che quindi, nella visione dell’inquirente, in nulla hanno scalfito le esigenze di natura cautelare che hanno portato al provvedimento restrittivo spiccato dal giudice Ingenito, alla quale ora spetta l’ultima parola sui “domiciliari”. Intanto è stata fissata per martedì prossimo la camera di consiglio in cui discutere l’istanza di Riesame proposta dagli avvocati Luca Balistreri e Michele Rossetti, nell’interesse del comandante Di Guardo e di Pastore.
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Giovedì 22 Settembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 12:42