Ulivi abbattuti a Oria, ma è pioggia di ricorsi nelle campagne brindisine: molti proprietari impugneranno l’atto

Sono riprese ieri mattina le eradicazioni nelle campagne di Oria, dove sono caduti sotto i colpi delle motoseghe e ruspe altre dieci piante “condannate” all’abbattimento. Gli esemplari di ulivo si trovano in un’area considerata tra gli avamposti a nord del contagio da xylella, su cui l’azione del piano Silletti si sta concentrando maggiormente per tentare di contenere l’avanzata del batterio.



Gli ulivi tagliati ieir mattina si trovano nell’arco di cento metri dalle 52 piante infette accertate nell’area durante i test fitopatologici, che erano state abbattute in due diverse tranche tra il 13 aprile e il 7 luglio scorsi. La misura è stata adottata in maniera autonoma dagli agricoltori di Oria, a quanto pare da uno in particolare. Ma nell’ultima settimana i proprietari degli uliveti colpiti dalla malattia o che si trovano nel raggio di cento metri dalle piante infette della zona sono già stati raggiunti da numerosi nuovi decreti che prescrivono l’eradicazione riconoscendo agli agricoltori l’indennizzo previsto dal piano e altri dovrebbero arrivarne nelle prossime ore, per un totale di una ventina in tutto.







Dall’arrivo dei decreti gli agricoltori avranno a disposizione dieci giorni di tempo per decidere se adeguarsi alle prescrizioni del piano Silletti oppure impugnarle, come ha già fatto il Comune di Oria e vari privati e come a quanto pare sono orientati a fare la maggior parte dei proprietari. Per il momento resta difficile per i tecnici del piano fare una stima delle piante destinate all’eradicazione nella zona, che prosegue verso nord il cammino della zona cuscinetto del Nord Salento, a cavallo tra le province di Lecce e Brindisi. In quell’area l’intento dichiarato del piano è quello di isolare cuore del Salento leccese, in cui si potrà solo convivere con il batterio attraverso le cosidette buone pratiche che permetteranno di tenere a bada la malattia, dal resto d’Italia, dove lo spettro della xylella fa sempre più paura. E non è solo l’area barese, ormai la più prossima, a tremare.



Ieri infatti sono stati resi noti anche i risultati dei test sulla Xylella effettuati in Emilia-Romagna che insieme ad altre Regioni, al Ministero delle politiche agricole vorrebbero definire ufficialmente un’area “Xylella free” sul territorio italiano, «a vantaggio dei produttori che potrebbero essere vittima di barriere commerciali», spiegano dalla Regione Emilia-Romagna. Ecco perché l’attenzione sull’area cuscinetto è alta e anche la tensione di agricoltori e comunità, toccate non solo negli interessi economici ma anche sul piano affettivo e culturale. Basti pensare che nella zona Trepuzzi, Torchiarolo, Cellino San Marco il numero di alberi da eradicare si aggira attorno ai 3mila esemplari, di cui tra Trepuzzi e Torchiarolo sono già caduti in 1100, tra le proteste degli ambientalisti e di una buona parte degli agricoltori decisi a resistere. Anche se non tutti lo sono.



Nei prossimi dieci giorni i proprietari potranno infatti scegliere se procedere volontariamente all’abbattimento e ricevere il ristoro previsto oppure presentare ricorso e ottenere la sospensiva. Arischiare maggiormente sono gli agricoltori che non faranno nulla e per cui arriveranno le motoseghe dell’Arif, organo attuativo del Commissario, che interverranno di imperio notificando anche le sanzioni amministrative previste, dai 1000 e i 3000 euro che varia a seconda del numero delle piante e anche della gravità della violazione. Una sanzione cui potrebbe essere affiancata anche la violazione degli organi dell’autorità, articolo 650 del codice penale.



Una misura estrema che sinora non è mai stata applicata perché chi ha deciso di tagliare lo ha fatto e tutti gli altri hanno invece impugnato ottenendo la sospensiva. Da lunedì però inizieranno i controlli a tappeto nell’area proprio per verificare l’esecuzione dei lavori, nei giorni scorsi rallentati anche dal maltempo. E a rallentare i lavori sono state ovviamente anche le proteste, che proseguiranno. Intanto ieri il Comitato No al carbone ha depositato un esposto contro la bruciatura delle ramaglie, così com’è prevsta dal piano, in cui si chiede alla Procura di Brindisi di disporre le opportune indagini al fine di accertare le ipotesi dei reato ambientale, contrario al percorso di risanamento della qualità dell’aria dettato dalla Regione Puglia.



Ulivi abbattuti a #Oria, ma è pioggia di ricorsi nelle campagne brindisine

Posted by Nuovo Quotidiano di Puglia online on Giovedì 29 ottobre 2015


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Giovedì 29 Ottobre 2015 - Ultimo aggiornamento: 10:34