«C’è il wind day, si muore di più»

«C’è il wind day, si muore di più»
Il Comune di Taranto ha pubblicato ieri i dati sulla mortalità in città e provincia relativi tra l’uno gennaio 2010 ed il 31 marzo 2016. Sulla pagina web dell’ente civico (http://www.comune.taranto.it/index.php/dati-istat) è possibile leggere l’indice mensile ed il dato giornaliero, scoprendo così per il capoluogo jonico numeri da brivido.
A sollecitare la diffusione dei dati è stata l’associazione Peacelink che il 5 luglio scorso ha inviato al Sindaco, al Segretario generale del Comune e per conoscenza al Ministro della Funzione pubblica, al Presidente dell’Anac (Autorità nazionale anti corruzione) e al Prefetto di Taranto, una lettera in cui si chiede di conoscere i dati, «non avendo riscontrato - si legge nella missiva - tali indicazioni né alcuna forma di “open data”, come previsto dall’articolo 68 del Codice dell’Amministrazione digitale». Nella lettera firmata dal presidente dell’associazione Alessandro Marescotti si evidenzia, inoltre, l’urgenza di intervenire: «…si sottolinea che, con il D.L. n. 90/2014, convertito dalla Legge 114 dell’11 agosto, le pubbliche amministrazioni, già obbligate a fornire i dati in formato aperto, debbano essere sanzionate, se non regolarizzano la propria diffusione, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge».
L’iniziativa di Peacelink ha prodotto evidentemente i suoi effetti, tanto che ieri, oltre alla pubblicazione dei dati on line, è stata anche protocollata una lettera, firmata dal segretario generale Eugenio De Carlo, indirizzata all’Anac e a Paecelink (e per conoscenza al Sindaco ed ai Dirigenti comunali competenti). Lettera in cui il Comune fa sapere che i dati richiesti sarebbero stati pubblicati entro il 21 settembre.

L’associazione ambientalista aveva avanzato questa richiesta perché vi sono studi che hanno appurato una correlazione tra i picchi di mortalità ed i wind days. Uno di questi studi, quello del Centro Salute e Ambiente di Bari, è stato recentemente illustrato dallo stesso Marescotti e dalla pediatra Annamaria Moschetti nel corso di una conferenza stampa. Da qui la richiesta al Comune di istituire al più presto un Osservatorio sulla mortalità perché, secondo gli ambientalisti, non è sufficiente leggere i numeri, ma è necessaria una lettura scientifica per dire se un dato è statisticamente significativo oppure no.
Immediata la reazione del presidente di Peacelink dopo la lettura dei dati pubblicati ieri: «Altri numeri drammatici. Ad esempio, il 24 luglio 2015 vi è stato un picco di 14 decessi a Taranto città rispetto al dato medio atteso di 5. In quel giorno c’è stato anche un picco di polveri sottili (Pm10) corrispondente a 42 microgrammi a metro cubo in via Machiavelli, al quartiere Tamburi, a 800 metri dall’Ilva. Quei 42 hanno un impatto mortale equivalente a 92 microgrammi a metro cubo di Pm10 di altre città italiane. Tale equivalenza è possibile utilizzando i dati epidemiologici EpiAir citati nello Studio Sentieri». Secondo Peacelink, infatti, l’origine e la natura delle polveri di Taranto sarebbero diverse rispetto a quelle di altre città e questo spiegherebbe perché lì si muore meno rispetto al capoluogo, benché la concentrazione delle polveri sia superiore.
Scorrendo i dati sulla mortalità, l’ambientalista scopre poi che a Natale 2011 c’è stato il triplo di decessi rispetto al dato atteso di 5, ossia 10 morti in più. «Colpa del panettone avvelenato?» si chiede in maniera provocatoria Marescotti. Per il presidente di Peacelink, anche stavolta i numeri darebbero forza all’ipotesi scientifica di una correzione tra aumento di mortalità e wind days: «Facendo una ricerca sul database di Arpa Puglia, scopriamo che il giorno prima c’era stato un picco di polveri sottili in città».
Dai dati emerge, infine, un’altra amara realtà: un tempo a Taranto la speranza di vita era la più alta in Puglia fra i capoluoghi di provincia. Oggi è la più bassa.
 
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Mercoledì 21 Settembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 09:08