Bancarotta e truffa: famiglia agli arresti

Bancarotta e truffa: famiglia agli arresti
Non è stato facile per gli investigatori del nucleo di polizia tributaria della Guarda di Finanza di Taranto districare la matassa che ha portato ieri all’arresto di un intero nucleo familiare di insospettabili imprenditori e all’interdizione della professione per un anno di un altrettanto stimato dottore commercialista, nonché revisore dei conti.
Tutti sono accusati di reati in materia fallimentare e tributaria e di truffa aggravata in danno di enti pubblici. A finire in manette sono stati Vitantonio Bruno, ritenuto capo del gruppo e per questo in carcere; sua moglie Chiara De Pace con i figli Donato e Ada, tutti e tre ai domiciliari. Non potrà esercitare la professione per dodici mesi, invece, il commercialista Vincenzo Caffio. Tutti tarantini. Nell’inchiesta risulta indagata anche una persona di fiducia della famiglia Bruno la quale si sarebbe prestata al finto acquisto di un automezzo di proprietà della ditta che doveva dichiarare la bancarotta sottraendola così ai futuri creditori.
A vario titolo devono rispondere di concorso in bancarotta fraudolenta, distrazione di beni strumentali aziendali e di occultamento delle scritture contabili obbligatorie. Attraverso false attestazioni per prestazioni mai rese o eseguite in misura inferiore di quanto dichiarato, avrebbero inoltre truffato il Comune di Taranto, la Marina Militare (sedi di Taranto, Brindisi e Napoli) e l’Aeronautica Militare di Taranto, enti per i quali gestivano servizi di sanificazione e pulizia.

Gli arrestati sono coinvolti in quanto amministratori-prestanome di società mentre il contabile perchè sospettato di aver manomesso e falsificato scritture contabili da lui custodite.
Secondo i militari del nucleo tributario della Finanza, alla guida del colonnello Renato Turco, la somma indebitamente sottratta con questi raggiri ammonta a un milione e 256mila euro, tanto quanto quella sequestrata per la futura confisca ai quattro imprenditori indagati. Tutti i provvedimenti sono stati firmati dal gip del Tribunale di Taranto, Vilma Gilli su richiesta del pubblico ministero Lanfranco Marazia.

Dalla complessa ricostruzione fatta dagli uomini del colonnello Turco, il capofamiglia, in qualità di promotore e capo del sodalizio, avrebbe amministrato di fatto tutte le società di famiglia (la «Gs general» di cui era stato amministratore prima del fallimento, la «G.S.A. Ristorazione» e la «First srl», intestate ai parenti) e, pur non detenendo nessuna carica societaria le avrebbe dirette curando personalmente i rapporti con il consulente fiscale al quale avrebbe impartito precise direttive per l’occultamento o la tenuta irregolare delle scritture contabili delle aziende. Dallo studio fatto sui flussi finanziari, si sospetta che la «First srl», società sana dove sarebbe confluito il denaro delle casse della «Gs General» svuotate prima del fallimento, fungesse da salvadanaio della famiglia Bruno.
Nonostante questo, il presunto regista delle truffe era riuscito a mantenere una parvenza di affidabilità tanto da vincere appalti con enti pubblici e aziende private di una certa importanza. Oltre alla Marina e all’Aeronautica militare e al comune di Taranto, le ditte da lui gestite prestavano il servizio di ristorazione per alcune cliniche di Martina Franca e Taranto.

















 
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Giovedì 22 Settembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 23-09-2016 09:43