Calenda: Ilva fondamentale per il Paese

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda
«Il processo di vendita dell’Ilva è governato bene: mette insieme l’esigenza di garantire un grande investimento industriale e allo stesso tempo la qualità del piano ambientale». Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, interpellato sull’industria siderurgica di Taranto a margine di un convegno, mette un sigillo sul percorso di cessione in corso. «L’Ilva - ha proseguito Calenda - non è soltanto un pezzo importantissimo dell’industria del Meridione, ma anche un pezzo importantissimo per la competitività del Paese. Parliamo di industria 4.0 cioè la nuova industria ma la nuova industria ha sempre bisogno di quello che l’Ilva produce. Quindi se l’Ilva non fosse più in grado di produrre sarebbe un danno per tutto il Paese», ha concluso Calenda. Una difesa che è quindi apparsa in antitesi alle dichiarazioni della Regione Puglia. A far scattare il presidente regionale Emiliano era stato l’ennesimo infortunio mortale in fabbrica. In merito all’incidente in cui ha perso la vita Giacomo Campo, la scorsa settimana, il ministro ha detto: «è una cosa terribile, non commento perché c’è in corso l’indagine della magistratura e dobbiamo avere rispetto di questo processo».

Dichiarazioni che sono più prudenti rispetto a quelle dei commissari Ilva. Le parole del commissario Enrico Laghi hanno attirato, in merito alla presunta eccessiva vicinanza dell’operaio al tamburo del nastro trasportatore, non poche critiche da parte dei sindacati nel corso dell’incontro dell’altro ieri sera a Roma. «Contrariamente a quanto ci aspettavamo, i commissari dell'Ilva hanno fatto una fotografia della situazione senza entrare nello specifico in nessun punto e cercando di glissare sulla questione sicurezza. Ci sono sembrati distanti anni luce dalla realtà» sottolinea il coordinatore provinciale dell’Usb di Taranto Francesco Rizzo, che ieri ha partecipato al vertice romano insieme alle altre organizzazioni sindacali. Sull’incidente di Giacomo Campo secondo il segretario dell'Usb «la responsabilità va addossata solo a chi gli ha permesso di fare quel tipo di operazione in quelle condizioni, senza alcuna sicurezza».

Il giudizio è critico anche sugli altri contenuti del vertice: «Un incontro formale e superficiale in cui - aggiunge Rizzo - è emersa indifferenza rispetto ai grandi temi dell'Ilva. Hanno iniziato ad elencarci gli investimenti che sarebbero stati effettuati sull'impianto tarantino. Hanno affermato che è stato realizzato l’80% dei lavori dell’Aia e che per quanto riguarda la manutenzione lo stato degli impianti è buono. Quanto di più falso. Abbiamo dimostrato che sono stati realizzati solo i lavori più semplici, perché il grosso dell’Aia è fermo, non è mai partito».
Con «una serie di fotografie alla mano - osserva il sindacalista - abbiamo evidenziato come all'interno dello stabilimento molti impianti non sono in sicurezza, dalle vie di corsa dei carriponti delle acciaierie alle palazzine della cokeria e dell'aria ghisa. Inoltre gli abbiamo sottolineato come sulla questione appalto l'azienda ha fatto passi indietro notevoli perché non ha mai nominato un referente e non esiste alcun tipo di controllo». L'Usb ha chiesto «che venga effettuata una regolamentazione che stabilisca che chi viene a lavorare all’Ilva non può avere né contratti part time, né a scadenza, perché l’Ilva di Taranto è la fabbrica più grande di Europa per dimensione e per numero di lavoratori, ma è anche molto pericolosa (e le morti per infortuni lo dimostrano ampiamente) e non credo sia logico far entrare lavoratori che hanno formule contrattuali precarie e subiscono ricatti giorno per giorno».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Venerdì 23 Settembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 12:33