Candidati sindaco, confronto sulla città

Candidati sindaco, confronto sulla città
Un confronto all’insegna del fair play, con una notevole convergenza in materia urbanistica. Questo il bilancio del primo faccia a faccia tra i candidati alla carica di sindaco di Taranto che finora hanno ufficializzato la propria discesa in campo. All’incontro, organizzato dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Taranto, hanno preso parte Floriana De Gennaro, Giuseppe Quaranta, Luigi Romandini, Dante Capriulo, Piero Bitetti, Alfonso Alfano, Massimo Brandimarte, Rinaldo Melucci e Franco Sebastio. Assenti, invece, Pino Lessa, Stefania Baldassari e Vincenzo Fornaro. A coordinare i lavori è stato il presidente dell’Ordine Massimo Prontera che ha subito spiegato le ragioni dell’iniziativa: «Vogliamo che i temi a noi più cari, l’urbanistica, la pianificazione, la città vecchia, la riqualificazione, vengano posti al centro della campagna elettorale. Chiederemo a ciascun candidato qual è la sua visione di città per i prossimi anni, perché così si capirà in quale direzione verrà spostato l’asse delle scelte». De Gennaro ha parlato della necessità di rivisitare il piano urbanistico generale e di valorizzare l’esistente: «No al consumo di altro suolo, occorre valorizzare le periferie. Sul modello francese vorremmo non avere più le zone 167. Non più, quindi, aree marginalizzate, ma inclusione in quelle residenziali». Provocatorio, invece, l’intervento di Quaranta.
 
«Gli architetti facessero gli architetti, perché fino a questo momento non li hanno fatti. C’è uno scempio nella città e non hanno fatto niente, sono rimasti a guardare. Sicuramente c’è molto da fare a Taranto. Noi abbiamo delle proposte, ma siamo inascoltati». Romandini ha puntato l’attenzione soprattutto sulla quotidianità: «C’è la necessità di ripristinare innanzitutto la normalità di una vita civile, che, purtroppo, abbiamo perso negli ultimi tempi. Quindi, il ripristino della viabilità; oggi le strade sono dissestate, i marciapiedi sono rotti, l’illuminazione non funziona più, l’igiene e la pulizia urbana mancano quasi del tutto. Dopo aver risposto a questa emergenza, dovremo pensare ad una città che torni allo splendore del passato guardando al futuro». Capriulo ha puntato, invece, su un rinnovamento complessivo: «Bisogna cambiare completamente la politica urbanistica, che non è poi solo urbanistica ma anche edilizia ed è legata allo sviluppo delle attività produttive. È uno dei settori fondamentali su cui bisogna puntare, occorre mettere al bando l’idea dell’ulteriore espansione della città, perché abbiamo un piano regolatore pensato su 365 mila abitanti, oggi siamo meno di 200 mila. Bisogna recuperare e rigenerare. E poi c’è bisogno di riorganizzare completamente la macchina amministrativa, perché così com’è adesso non è in grado di reggere le sfide che questa città ha di fronte». Bitetti ha indicato poi la necessità di interventi adatti all’attuale situazione di Taranto: «La città dal punto di vista urbanistico mi sembra piuttosto consolidata, ora va riammagliata, alcuni quartieri dovranno essere rivisitati, così come va messa mano al piano regolatore fondato su una popolazione di 360 mila abitanti ma che attualmente è al di sotto dei 200 mila abitanti. È evidente, inoltre, che la città non può espandersi ancora. Serve poi particolare attenzione al piano delle coste, per consentire il decollo del turismo. Penso, infine, ad un turismo legato anche al Marta e al Mar Piccolo». Punta sulla vivibilità anche Alfano: «Occorre restituire migliori condizioni di vita al borgo antico. Questo viene prima della ristrutturazione. In città vecchia ci sono appartamenti, che potrebbero essere ristrutturati dal Comune e ceduti alle famiglie in difficoltà, e locali commerciali, che potrebbero essere dati gratuitamente alle cooperative e alle associazioni». Contrario all’espansione edilizia anche Brandimarte: «Non più pianificazione su cemento, ma riqualificazione dell’esistente, riqualificazione della città vecchia e del borgo, rifacimento del look cittadino, delle periferie, delle facciate fatiscenti e degradate, con un piano pluriennale concordato con le amministrazioni condominiali, le rappresentanze degli inquilini, dei proprietari, per un nuovo arredo e decoro urbano e per offrire il miglior biglietto da visita al forestiero. Il piano regolatore va cambiato, perché sono mutati i bisogni della gente, l’ambiente e la città». Per Melucci il cambiamento si coglierà soprattutto nel medio/lungo periodo: «Cinque anni non bastano per trasformare una città; ripartirei senz’altro dal nostro rapporto con il mare, che abbiamo dimenticato. Dobbiamo imparare ad accorciare le distanze tra il centro e le periferie, dobbiamo riempire le periferie di contenuti culturali, di spazi pubblici, non dobbiamo fare cose straordinarie, ma tornare a condividere con le categorie professionali percorsi di crescita e di sviluppo. Ed, infine, dobbiamo rimettere mano al piano regolatore troppo datato». Scandito in tappe il programma di Sebastio: «Nel lungo periodo bisognerà sostituire il piano regolare attualmente vigente, che era tarato su una popolazione di oltre 300 mila abitanti, con un nuovo piano urbanistico generale, più adatto all’attuale situazione della città. Nel medio periodo si dovrà provvedere alla predisposizione dei piani di rigenerazione delle varie zone della città. Abbiamo distinto quattro zone: la città inquinata - i Tamburi -, la città storica - Isola e borgo umbertino -, la città dei Due mari - che è quella prospiciente Mar Grande e Mar Piccolo -, e la poi la città delle periferie. Nel breve periodo sarà necessario provvedere alla manutenzione ordinaria, con la rigenerazione e la messa in sicurezza fisica e sociale».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Venerdì 21 Aprile 2017 - Ultimo aggiornamento: 14:55