Masiello: «L'autogol con il Lecce?
Non lo feci apposta»
BARI - Si confessa a cuore aperto Andrea Masiello, un mea culpa lungo e dettagliato alla Gazzetta dello Sport, con tanti ammissioni e qualche strenua difesa, proprio da baluardo centrale come era sul rettangolo verde. Nell’aprile del 2012 è stato arrestato a Bari per aver addomesticato alcune partite, ma il marchio più infamante, e che rifiuta fermamente, è quello di aver venduto il derby con gli odiati cugini del Lecce. Una ferita insanabile per i tifosi biancorossi che tanto lo amavano. “Ho sbagliato, ma non ho ucciso nessuno. Persone importanti mi hanno fatto la morale, dipingendomi come il diavolo. Non ero un santo, ma neppure il diavolo. Adesso parlo. E qualcosa da dire c’è. A partire dall’autogol nel derby con il Lecce: non l’ho fatto apposta”. Masiello si presentò in Procura per collaborare dopo aver letto il suo nome sui giornali. L’aveva fatto Gervasoni. Ha confessato, anche se a tappe. E la stessa cosa ha fatto con giustizia sportiva. Ha parlato raccontando anche le combine con Treviso e Salernitana. Rivelazioni alla base degli ultimi deferimenti.
“Avevo ammesso le mie responsabilità, parlato degli Zingari, delle pressioni dei tifosi. E restava quella gara. I magistrati erano convinti che l’avessi fatto apposta, ho spiegato diverse volte che non era così. Poi ho detto “sì”. Forse per sfinimento. Ha presente l’azione?”, dice l’ex barese.

Il video del suo autogol è uno dei più cliccati del web: inciampa, calcia col destro, carambola sul piede e il pallone va nella porta vuota. “Appunto, un vero disastro – continua -, ma secondo lei uno che vuol fare un autogol fa questo cinema? Chi ha giocato anche in Terza categoria sa che è impossibile. Se volevo far male alla mia squadra c’erano altri modi. Rivedetevi la gara: nel primo tempo salvo un gol con una rovesciata. Quel derby l’ho giocato sul serio. Le cazzate le ho fatte prima e dopo. I 300mila euro di cui si parla? Non li ho presi. Certo, ho assecondato Giacobbe e Carella. Mi dicevano “ci sistemiamo”. Carella aveva contattato quelli del Lecce facendogli credere che potevano comprare la sfida. In estate siamo andati da loro: ho detto che l’autogol era vero anche se non siete obbligati a credermi. Ci sono stati mesi in cui non riuscivo a dormire. Dopo i primi arresti, vivevo nel terrore. Sapevo che Bellavista poteva raccontare dei fatti di Bari, quando venivano in molti a chiederci di combinare le partite per le scommesse”.
Lunedì 10 Giugno 2013 alle 17:32