Emergenza idrica al Sud, tra Campania e Puglia scontro sull’acqua

Emergenza idrica al Sud, tra Campania e Puglia scontro sull’acqua
 L’Ente idrico della Campania fa appello alla Puglia per tentare di risolvere l’emergenza idrica in Irpinia. Il massimo organismo regionale in materia di acqua, raccogliendo il grido di allarme dei sindaci del Consiglio di distretto Irpinia-Sannio punta a strappare alla Puglia un riequilibrio della risorsa idrica, «senza il quale - ammonisce - la condizione già drammatica in cui versa la provincia di Avellino è destinata addirittura ad aggravarsi». Martedì prossimo il primo vertice, a Napoli, tra i gestori idrici di Campania, Puglia e Lazio, convocato presso la Regione Campania. Ad animare la vigilia, sono le parole di Luca Mascolo, presidente dell’Ente Idrico della Campania: «E’ del tutto ovvio che una regolamentazione dei rapporti con le regioni vicine, a partire dalla Puglia, va messa in campo. L’Eic sarà della partita: abbiamo il dovere di salvaguardare i nostri comuni ed i nostri territori». L’Irpinia spingerà per avere più acqua dalla Puglia, ma rivendicherà anche gli improcrastinabili finanziamenti dalla Regione Campania per ammodernare le sue devastate reti idriche.

I numeri al di là delle parole. Per garantire il fabbisogno del sistema provinciale in Irpinia, occorrono immediatamente 600 litri al secondo in più. L’obiettivo sul fronte campano è, dunque, riuscire a chiudere un accordo che ne faccia giungere in Irpinia, rispettivamente, 500 dal bacino di Conza e 100 dall’Acquedotto del Serino. Per quanto riguarda l’approvvigionamento da Conza, tale operazione necessiterebbe delle opportune opere di interconnessione. Per questo, nelle more, l’acqua dovrebbe arrivare da Cassano, quindi attraverso l’Acquedotto Pugliese. Piccolo dettaglio, che rende il piano complesso: anche la Puglia, come la stessa area partenopea ed il Molise, lamenta una crisi idrica allarmante. Tant’è che Aqp, in cambio, spinge ormai da anni per ottenere 1.500 litri di acqua dal bacino di Conza. Una guerra tra “poveri”, quella che rischia di consumarsi attorno all’acqua, alla luce anche del fatto che la siccità non da tregua e la situazione climatica è destinata a peggiorare. A lanciare l’ultimo allarme lanciato dal Wwf in occasione della Giornata Mondiale contro la Desertificazione e la siccità indetta dall’Onu. “La Terra «ha sete». Desertificazione e siccità, denuncia Agire-rete di 19 Ong impegnate soprattutto in Africa, sono «le nuove catastrofi naturali a bassa intensità e di lunga durata» e «stanno stravolgendo gli assetti sociali e economici di intere regioni del mondo, causando gravissime perdite in vite umane».
E l’Italia non sarebbe risparmiata dall’assenza di acqua: circa un quinto del territorio è ritenuto a rischio desertificazione e la siccità che sta prosciugando numerosi bacini idrici «rende necessaria e urgente una reazione operativa», denuncia il Wwf. È il Sud Italia il più minacciato di desertificazione (Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia), ricorda il Wwf, ma il fenomeno coinvolge anche Emilia-Romagna, Marche, Umbria e Abruzzo. Secondo gli scenari del cambiamento climatico realizzati in particolare dal Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici (Cmcc), entro fine secolo si stimano incrementi di temperature tra 3 e 6 gradi con riduzione delle precipitazioni, soprattutto nei periodi estivi. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici predisposto da numerosi specialisti coordinati dal Ministero dell’Ambiente e in via di approvazione definitiva non potrà non andare in questa direzione, afferma l’associazione che lancia l’Sos per le Oasi Wwf dove i livelli delle acque delle aree umide stanno calando e ci sono aree già secche. Le falde si sono abbassate in più luoghi. La vegetazione di alcune aree è già in stress idrico avanzato e si stanno comunque monitorando le condizioni per prevenire incendi o danni alla fauna.
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Domenica 18 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 15:33