L'editoriale/Laforgia si fermi
e Zara si ribelli a chi è assetato
solo di vendette
Rettore Laforgia, si fermi. Glielo chiediamo con grande umiltà a nome degli studenti e dei loro genitori, dei tanti professori e ricercatori che lavorano con serietà, dedizione, passione, e che della guerra tra bande nell'Università del Salento ne hanno ormai strapiene le tasche. Glielo chiediamo - come lo chiedemmo ai suoi avversari qualche tempo fa - anche a nome del territorio che non vuole vedere seppellito il suo Ateneo, cosi faticosamente conquistato e costruito, per uno scontro di potere e tra poteri. Si fermi, rettore. È ancora possibile non sfasciare l'istituzione. È ancora possibile non penalizzare il futuro di migliaia e migliaia di giovani salentini che, non avendo altra scelta, si sono iscritti e continueranno a iscriversi all'Università del Salento per disperazione.
Si fermi, rettore Laforgia. E se può, fermi tutti i suoi pasdaran, i fedelissimi più esagitati, assetati di vendette, desiderosi di pubbliche e spettacolari rese dei conti con quanti - lo avevamo previsto, purtroppo - hanno utilizzato metodi e strumenti ignobili macchiando così per sempre una legittima opposizione alla gestione di questi anni. Si fermi la spirale dei ricatti e dei dossier. E delle informative tenute nei cassetti per essere tirate fuori al momento “opportuno”.
Si fermi, rettore. Lasci stare agli altri la campagna elettorale, dimostri in modo concreto che le accuse di “prepotenza”, “arroganza” e “attaccamento al potere per interessi personali”, lanciategli dai suoi avversari nell'ultimo anno, non rispondono al vero. Solo se si ferma può dimostrarlo, altrimenti davvero questo suo attaccamento diventa sospetto. Dia lustro, rettore, al senso e al profilo istituzionali che la sua carica richiedono, lasci stare l'ipocrita ricostruzione che il durissimo attacco al candidato a rettore Carducci, a lei non gradito, lo ha fatto da professore di Ingegneria e non da rettore.
Vorremmo sbagliarci, ma dubitiamo - e fortemente - che il rettore Laforgia ce la faccia a stare al suo posto, a non giocare un ruolo da protagonista, a non oscurare - e aggiungeremmo - a non danneggiare anche il candidato a lui più vicino. E allora, un appello vero e speriamo con maggiore probabilità di successo, vogliamo lanciarlo al professore Vincenzo Zara. Dica lei basta, professore. Si ribelli ad alta voce a questi metodi, prenda le distanze da chi è solo assetato di vendette. Dica, professore Zara, in modo esplicito - con un comunicato, con un gesto, con pochissime ma sentite parole - che lei non condivide. Lo faccia oggi, prima che sia troppo tardi. Prima che i pozzi vengano del tutto avvelenati, rendendo inutile e sterile anche una sua eventuale vittoria.
Ci rivolgiamo a lei, professore Zara, perché abbiamo avuto la possibilità di apprezzare molto, in queste settimane, i toni, i modi, i contenuti della sua campagna, soprattutto le sue competenze. Tutti glieli riconoscono, anche i suoi avversari. Lei è considerato un assoluto punto di riferimento nella didattica per quasi tutte le università italiane, tramortite dalle tante riforme e contro-riforme dell'ultimo decennio. E allora, professore Zara, si dissoci da metodi che la danneggiano. Nelle sue mani, in queste ore, c'è la responsabilità di riportare un clima di serenità nel confronto. Ha la statura per farlo. Ha l'unanime riconoscimento di essere serio, competente, senza alcuna macchia sul fronte degli interessi personali. Faccia un gesto che serva a ricostruire il senso della comunità universitaria. Anche al costo di perdere qualche voto.
Nell'attesa che il professore Zara risponda con coscienza a questo appello, vorremmo ricordare che il velenosissimo scontro avvenuto mercoledì a Ingegneria dovrebbe essere da esempio per i tanti moralizzatori da strapazzo, travestiti da salvatori della patria e affetti da un accecante giustizialismo a senso unico, che hanno gridato ai quattro venti l'assoluta priorità del ripristino delle regole e della legalità nell'Università. Complimenti.
Quegli stessi salvatori della patria, irreprensibili oppositori del duo Laforgia-Miccolis, erano pienamente a conoscenza, al momento della scelta del candidato, che il rettore potesse sfoderare prima o poi contro Carducci - persona sicuramente perbene - la vicenda mai chiarita, seppur del tutto marginale, delle irregolarità delle firme. Ma quando si è giustizialisti, si è convinti che solo e sempre gli altri siano nel torto. E quando, oltre ad essere giustizialisti si è anche dilettanti, si pensa che la “diversità morale”, anzi la “superiorità morale” appartenga antropologicamente soltanto a uno schieramento. Il guaio è che quando il dilettantismo si incrocia e prova a combattere contro il cinismo e l'arroganza del potere rischia di dar vita a una miscela esplosiva. È quanto sta avvenendo. Al professore Zara affidiamo il compito di disinnescare la miccia. Già oggi. Aspettiamo fiduciosi.
Sabato 29 Giugno 2013 alle 17:49