Maturità, la soglia del passaggio da un'età all'altra

Maturità, la soglia del passaggio da un'età all'altra
Si va avanti. “Finché si scorge innanzi a noi una linea d’ombra che ci avverte che la regione della prima giovinezza, anch’essa, la dobbiamo lasciare addietro”. Così scrive Joseph Conrad al principio del suo romanzo breve e complesso. Una linea d’ombra. La soglia per un passaggio da un’età ad un’altra. Il discrimine per l’esperienza di una trasformazione. L’oltrepassamento di una frontiera. Una conclusione ed un principio al tempo stesso. Si cominciano gli esami di maturità con un pensiero e si concludono con un pensiero a volte completamente diverso. In pochi giorni, in poche ore cambia tutto. Si avverte una responsabilità mai sentita prima. Si stabilisce con il mondo un rapporto nuovo, fino a quel momento sconosciuto. Si cambia in pochi giorni, in poche ore. Si diventa grandi. Non sono le prove dell’esame che elaborano il mutamento. È l’età, quell’età, che ad un certo punto compie il miracolo. È la svolta di una storia personale che ti fa scoprire, all’improvviso, che esiste un altro universo, e che in quell’universo per molte cose devi vedertela da solo, che ti richiede compiti che non si possono copiare, che non si possono rifare.

Ad un certo punto si apprende la lezione che l’incertezza e l’incognita sono condizioni costanti della vita. Forse per la prima volta si studia fino alle soglie dell’alba, cercando di macinare programmi, di tessere la famosa tesina, di trovare i collegamenti. Ci si chiede se si può collegare D’Annunzio con il campo magnetico. Chissà. Forse sì, forse no. Non tutto si può collegare nella vita e quindi nel sapere. Non tutto si può collegare intenzionalmente, almeno. A volte i collegamenti avvengono in modo casuale, inaspettatamente. A volte i collegamenti maturano nel tempo. Nella vita e quindi nel sapere.

Probabilmente, l’importanza degli esami di Stato – come si chiama adesso la maturità- è rappresentata dalla loro metafora. Forse è per questa ragione che non si dimenticano mai. Passano stagioni una dopo l’altra, l’acqua scorre quieta o tumultuosa sotto i ponti, arrivano e passano altri e più complessi esami, ma quelli non si dimenticano mai. Perché sono stati quelli in cui ti sei ritrovato a fare i conti con te stesso. Nel caldo asfissiante di giugno, seduto in un banco nella fila di un corridoio nel quale sei andato e venuto migliaia di volte, che in quel momento ti sembra di non aver mai visto prima; con le mani che sudano e la testa che ti pare abbia cancellato in un istante solo tutta la memoria, mentre guardi i compagni che come te ruotano l’indice e il medio intorno alle tempie, ti dici che adesso tocca a te.

I commissari esterni assumono fisionomie deformi, sembra che provengano da un universo alieno, dalle profondità di gironi danteschi. Quelli interni hanno atteggiamenti che non hanno mai avuto; sembrano irraggiungibili; pare che vogliano ignorarti; però ti dici che non è vero, che non possono tradirti proprio sul più bello, che prima o poi qualche dritta te la daranno. Per la prima volta il tempo passa con una velocità spaventosa. Da quel giorno in poi il tempo passerà con una velocità sempre più spaventosa.

Ti accorgi con sbalordimento che il più spavaldo dei tuoi compagni si è portato l’immaginetta di un santo protettore che tiene nascosta nel vocabolario che apre e chiude cercando una parola che possa stupire chi leggerà il compito. Darebbe tutto il suo regno per una parola. Tutta la sua giovinezza per una sola parola. (Un ragazzo, una volta, trovò la parola amalgama. Era bella, quella parola: liquida, leggera, suonante. La usò per una frase in cui non c’entrava niente. Gliela corressero e si meravigliò. Era bella, quella parola: amalgama. Gli rimase il mistero di quella correzione ).

Si comincia a crescere con quell’esame. Si diventa grandi da quel giorno: in quel giorno. Forse è per questo che non si dimentica mai. Gli altri esami arrivano, passano, si dimenticano. Quello non si dimentica mai. Ritorna nei sogni, a volte in quelli brutti, a volte in quelli belli. (Un mio amico si ritiene fortunato per averlo fatto due volte. Ha due ricordi forti, profondi, stratificati. Probabilmente un doppio sogno. Probabilmente una doppia nostalgia.).

Gli esami di maturità arrivano, e passano, e induriscono le ossa. Diventano il lasciapassare per altri esami: per tutti quelli che si faranno nella vita.
 
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Martedì 20 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 16:49