All'ecologia oggi tocca il primato delle scienze

Ci sono parole che usiamo abitualmente sulla cui genesi non sappiamo granché. È il caso della parola “ecologia”. Chi ha più o meno una cinquantina d’anni e un background “movimentista” ricorda forse di averla sentita pronunciare nei tardi anni ’70, ma fu negli anni ’80 che l’espressione prese a circolare diffusamente nell’insieme della società attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Forse perché nel 1986 ci fu il disastro di Chernobyl, madre di tutte le contaminazioni ambientali prodotte dall’uomo.
Come contrappeso alla catastrofe nucleare e alle sue conseguenze la parola “ecologia” si invigorì, e divenne la sintesi concettuale di un nuovo modo di intendere l’ambiente: la natura smise di essere considerata una specie di enorme giocattolo nelle mani di giocatori senza scrupoli, disposti a ogni forma di manipolazione e di sfruttamento intensivo a fini di profitto, e la produzione di energia venne per la prima volta associata agli aggettivi “pulita” e “verde”. La parola ecologia deriva dal greco, come tante parole del nostro lessico. Oikos (casa) più logos (discorso, in questo caso “scientifico”).

Quando i greci dicevano “casa” intendevano qualcosa di più grande e di più impegnativo della dimora domestica: con una certa libertà, potremmo definire casa sinonimo di mondo, di pianeta. Quindi l’ecologia rappresenta la scienza che si occupa del mondo come insieme vivente. A differenza di altre discipline scientifiche, che si occupano del mondo come insieme di scambi di oggetti e risorse tra individui organizzati, l’ecologia tratta degli equilibri tra natura ed esseri umani, pensando gli esseri umani come una parte specifica della natura stessa.
Una visione di questo tipo implica un cambiamento radicale nell’organizzazione mentale della società. La distinzione di Cartesio tra res cogitans (noi umani) e res extensa (la natura) aveva generato l’idea del dominio dell’uomo sulle risorse naturali come un dato di fatto: solo noi pensiamo, quindi solo noi “siamo consapevolmente”. Il sottotesto di questo pensiero è che esiste una gerarchia nel pianeta, e che l’homo sapiens è nato per dominare e sottomettere la natura a proprio piacimento. I filosofi utilitaristi e i fondatori del pensiero liberale affrontarono poi l’ambiente come un nemico da piegare alle esigenze “naturali” del profitto, e il marxismo non ha messo in discussione questo paradigma e ha insistito sulla necessità dello sviluppo delle forze produttive anche dentro la teorizzazione della lotta fra classi. Una visione industrialista pervade storicamente sia il capitalismo sia il socialismo. 

L’ecologia si è quindi manifestata non solo come una nuova scienza, ma come una nuova speranza: vista con le lenti delle scienze sociali, l’ecologia ha messo in moto valori e azioni concrete, cambiando la società. Tuttavia, anche se sentiamo circolare la parola ecologia solo da poco più di trent’anni, essa viene da più lontano. Nel 1866 un singolare scienziato tedesco, Ernst Haeckel (1834-1919), biologo, zoologo e filosofo, formalizzò il concetto. Haeckel era un personaggio eclettico che amava la scienza e l’arte: stupiscono per precisione ed esattezza le sue raccolte di disegni delle forme naturali più varie (coralli, insetti, rane, pipistrelli, eccetera) colte nelle loro miracolose geometrie e simmetrie di dettaglio.

A 32 anni Haeckel, che si dichiarava discepolo di Darwin, scrisse “La morfologia generale degli organismi”, in cui usò per la prima volta il termine ecologia, definita come “la scienza delle interazioni tra organismi e componenti biotiche e abiotiche del loro ambiente”, una definizione che pone le basi di una concezione ecosistemica della bio-sfera, concezione che in seguito Haeckel sviluppò anche dal punto di vista filosofico, descrivendo il tutto vivente come un insieme di forme sensibili alla materia e allo spirito, riprendendo la teoria delle monadi di Spinoza. La Federazione Europea delle Società di Ecologia (Eef) ha deciso di festeggiare il 150° anniversario dell’enunciazione del concetto di ecologia da parte di Haeckel. L’insieme delle iniziative internazionali dell’anniversario sarà esposto il prossimo 2 febbraio al Rettorato dell’Università del Salento da Alberto Basset (Presidente di Eef, docente di Ecologia presso Unisalento), da Emilia Chiancone (Presidente dell’Accademia Nazionale delle Scienze) e da Giuseppe De Matteis (Wwf Oasi). Il primo appuntamento in programma si terrà a Lipsia in aprile, e sarà un convegno internazionale per approfondire il significato teorico dell’ecologia, ridiscutendo i collegamenti tra evoluzione, fisiologia e biogeografia. Questioni evidentemente complesse che riguardano in primo luogo gli scienziati. Ma, sottolineano gli organizzatori del 150° nel nome di Haeckel, il discorso ecologico non può restare appannaggio della sola scienza. La visione del mondo come ecosistema riguarda tutti, così come la consapevolezza delle bio-diversità e dell’interdipendenza tra specie. L’amore che molti giovani e giovanissimi dichiarano per gli animali e le piante è incoraggiante, ma non basta. La coscienza ecologica presuppone una conoscenza diffusa sui collegamenti tra le bio-diversità: se l’uomo interviene sulla natura, deve essere certo che le modifiche apportate non causeranno conseguenze negative nell’ecosistema.

Quando ci viene detto che trivellare i mari o produrre energia fossile porta ricchezza, stanno mentendoci. Eventuali profitti (a vantaggio di chi?) non compensano il saccheggio dell’ambiente e peggiorano la nostra vita. L’ecologia chiede di guardare il nostro destino come intero, come un cosmo. Possiamo scegliere se essere le ultime generazioni di saccheggiatori del pianeta o i primi umani ravveduti e in grado di invertire la rotta. Gli studiosi di ecologia insistono sul concetto di sostenibilità, chiedendone una verifica puntigliosa ogni volta che gli uomini intervengono sull’ambiente, valutando attentamente gli effetti che da quegli interventi scaturirebbero, senza limitarsi ai più immediati. È un modo di pensare che implica responsabilità e coraggio culturale e che, 150 anni dopo la fatidica coniazione, merita un riconoscimento unanime: l’ecologia è oggi la scienza “umana” per definizione.
Stefano Cristante
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Sabato 30 Gennaio 2016 - Ultimo aggiornamento: 09:26