I troppi segnali
di ritorno al passato

Caro direttore, leggo sempre più spesso, anche sul Quotidiano, autorevoli commentatori che hanno votato no al referendum costituzionale e che ora sono preoccupati (qualcuno si è detto addirittura pentito della sua opposizione) per i troppi segnali di ritorno al passato e di ripristino di vecchie formule che vengono dal mondo della politica dopo la bocciatura della riforma: penso al ritorno dei governi balneari e a termine, al ripescaggio di una legge elettorale proporzionale, al mantenimento delle Province, a un nuovo protagonismo regionalista, a un ruolo più centrale del Parlamento - soprattutto se torna il proporzionale – e a un esecutivo sempre più ostaggio di ciò che resta dei partiti. Ma non potevano pensarci prima, commentatori ed elettori? Era davvero difficile prevedere un simile scenario in caso di vittoria del no?

Gabriella D.D.
(Lecce)

Gentile lettrice, è un dato di fatto che per un lungo periodo di tempo cadrà una sorta di velo di silenzio sulle riforme istituzionali e costituzionali. E questo scenario, concordo con lei, era più che prevedibile anche alla vigilia del 4 dicembre. L'ipotesi rilanciata da alcuni esponenti del no per una riforma più snella e agile – a cominciare dal superamento del bicameralismo paritario e dalla riduzione del numero di parlamentari – subito dopo la sconfitta e le dimissioni di Renzi era del tutto velleitaria e strumentale. Tutti sapevano che la bocciatura di quel tentativo, pasticciato e confuso quanto si vuole, avrebbe portato con sé la fine anche dell'urgenza di una riforma della Costituzione. Non foss'altro per rispetto della volontà popolare espressa proprio con il referendum. Quale leadership politica oggi porrebbe al centro della sua agenda politica e programmatica il superamento del bicameralismo partitario dopo un pronunciamento così netto del popolo italiano? Nessuna. E questo lo si poteva immaginare anche prima del voto. Purtroppo, è capitato anche nel Regno Unito, con la Brexit, e poi con l'elezione di Trump alla presidenza degli Usa, assistere a “pentimenti” tardivi del voto. Questo accade quando sentimenti di rabbia, protesta, indignazione - legittimi, per carità - si accumulano nell'elettorato e tendono a esplodere nelle urne. Senza valutarne effetti e conseguenze.
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Lunedì 9 Gennaio 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:24