Usura, estorsioni e rapine: il clan Coluccia controllava
i gruppi del centro Salento

Antonio Cianci l’emergente a capo del gruppo criminale di Sogliano Cavour. Ogni iniziativa avrebbe dovuto avere il beneplacito del clan Coluccia di Noha. Attraverso i reggenti - questa la tesi dell’inchiesta della Procura di Lecce e dei carabinieri di Maglie - Gabriele De Paolis, Pasquale e Marco Gugliersi. Tutti uniti da rapporti di parentela con i fratelli Coluccia.
Una regola valsa anche per le altre organizzazioni malavitose individuate dalle indagini dell’operazione “Contatto”: quella di Corigliano d’Otranto, con a capo Leonardo Costa. Quella di Castrignano dei Greci, guidata da Salvatore Solombrino; quella di Cursi con al vertice Giuseppe Stampete; quella di Cutrofiano facente capo a Giordano Epifani.
Nella sfera di influenza del clan Coluccia è stata inserito anche il gruppo di Lecce che ha avuto come punto di riferimento l’ex latitante Gabriele De Matteis, recentemente condannato a 20 anni di reclusione con l’accusa di traffico di droga, ma il rapporto sarebbe stato solo di natura commerciale. Nel senso che il clan avrebbe garantito a Lecce la fornitura di droga.

Il core business di questa galassia di organizzazioni malavitose avrebbe avuto diverse diramazioni, come dicono i capi di imputazione dell’ordinanza di custodia cautelare. Le rapine, innanzitutto. Le indagini sui quattro colpi consumati e sui due tentati fra il 5 e il 23 febbraio del 2013 hanno fatto da grimaldello nell’omertà calata attorno agli affari illeciti gestitati dall’alto dal clan: uno dei fermati, per uno di questi episodi, sostenne di essere diventato rapinatore per necessità. Per pagare i debiti di droga. Le indagini in seguito hanno stabilito che quello di arruolare i debitori era un modus operandi ricorrente: altri cinque rapinatori, tutti arrestati in occasione della rapina all’Eurospin di Cursi del 23 febbraio del 2013, sono risultati segnati in rosso sugli appunti degli spacciatori.
Ma i business non finiscono qui. Un’altra branca che imprime una caratterizzazione tradizionale alla criminalità interessata a questa indagine è rappresentata dai furti di macchine con il “cavallo di ritorno”: una telefonata ai proprietari dei mezzi per chiedere qualche migliaia di euro per riavere indietro il mezzo.
E in questo ambito è emersa da parte delle vittime una omertà marcata e la scelta di ignorare la presenza dello Stato con le forze dell’ordine. Una scelta, per così dire, condannata durante la conferenza stampa di ieri dal comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Giampaolo Zanchi; dal comandante del Reparto operativo, il tenente colonnello Saverio Lombardi; e dal comandante della Compagnia di Maglie, il capitano Luigi Scalingi (presente anche il capitano Rolando Giusti, fino ad un anno fa alla guida del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Campi Salentina).
Infine, le truffe: quasi 4.000 uro di pellet comprati al Brico Center di Cavallino con un assegno risultato poi scoperto perché il conto corrente collegato era stato intanto svuotato. E con lo stesso meccanismo sarebbero stati fatti acquisti per quasi 5mila euro alla Metro di Surbo.
Truffe aggravate dall’agevolazione dell’associazione mafiose e contestate ad Antonio Cianci e a tre componenti del suo gruppo. Con l’autorizzazione del clan. In una intercettazione Cianci chiede a Pasquale Gugliersi il permesso per organizzare alcune “spaccate” nei locali dove ci sono le slot machine. Il gruppo più intraprendente, quello di Sogliano, ma, comunque, sottoposto al clan storico. Una “legge” spietata.
 
Mercoledì 6 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 12:49