“Il modello Briatore” rispedito al mittente: «Al Salento non serve»

“Il modello Briatore” rispedito al mittente: «Al Salento non serve»
Ha bocciato tout court l’offerta turistica salentina. Flavio Briatore, com’è nel suo stile, ha detto senza mezzi termini che per attrarre turisti facoltosi, «proprietari di yacht dai 50 metri in su, gente che vuole comodità, strutture a pochi passi da mare ed aeroporti vicini» bisogna cambiare passo. Che secondo il proprietario del famoso Billionaire, significa costruire «alberghi a cinque stelle (modello Borgo Egnazia)» e non «gli alberghetti a tre stelle» che ha intravisto facendo un giro a Otranto, ospite l’altra sera del convegno organizzato dalla Fondazione “Prospettive a Mezzogiorno”.
Parole indigeste, che hanno scatenato un putiferio, sollevando un polverone di polemiche tra chi - in primis istituzioni e imprenditori - in questi anni ha cercato di costruire, passo dopo passo, un progetto di turismo ben lontano dalle facili omologazioni, rispettoso soprattutto delle peculiarità che rendono unico il territorio pugliese. «Il “modello Briatore” è in crisi quasi ovunque e già superato - tuona il senatore Dario Stefàno, presidente de “La Puglia in Più” -. In questi anni abbiamo dimostrato come si possano valorizzare le identità, avviando la composizione di un’offerta turistica matura a 360 gradi. Se c'è una cosa che potrebbe dare una marcia in più al settore turistico, non solo pugliese, e rafforzare il concetto di Sistema Italia, è l'istituzione di un ministero ad hoc. Questa sì che è una necessità anche per gli imprenditori». Anche per il consigliere regionale del Pd, Sergio Blasi, la proposta di Briatore è «da rispedire al mittente» perché punta «alla creazione di non-luoghi riservati all’accesso esclusivo di una élite economica ad altissima qualità di spesa, nei quali conta chi sei prima di entrare e non quello che sarai diventato alla fine del tuo viaggio o della tua vacanza». Gli fa eco Paolo Pagliaro: «Ben vengano strutture extralusso ma che siano dimore storiche, masserie a cinque stelle e anche resort ma ecocompatibili» ma «la nostra forza deve rimanere la cultura e la bellezza; il Salento è unico e irreplicabile, per questo non dobbiamo omologarci o farci omologare».

Briatore ha tirato in ballo la carenza delle infrastrutture, giusto a rimarcare come la Puglia sia molto indietro e non solo in termini di esempi di offerta turistica lungimirante. «Non credo che il nostro territorio possa o debba temere i condizionamenti esterni, che possono derivare da valutazione altrui - commenta il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi -. Abbiamo una robusta convinzione sulla visione di sviluppo territoriale che ci siamo dato da un po’ di anni, abbiamo sufficienti anticorpi che ci consentono di andare avanti per la strada intrapresa e continuare a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati gradualmente». La posizione del primo cittadino è inequivocabile: «Ci fa piacere accogliere imprenditori che vogliono investire sul nostro territorio» ma precisa che «chiunque vorrà potrà farlo ma sulla base delle programmazioni che la città si è data e si vorrà dare. Lavoriamo da anni per una crescita sostenibile, che ci ha consentito di essere ormai tra le località di punta del turismo pugliese e non solo». Quindi chiosa sulla sortita di Briatore: «È un imprenditore del settore, specializzato in un segmento del turismo e del divertimento di lusso che risponde a una domanda facoltosa, è legittimo da parte sua recriminare eventuali carenze del territorio pugliese e di quello otrantino rispetto a esigenze che può rappresentare quel target di mercato cui si rivolge. La nostra città è patrimonio di tutti ed è giusto che venga visitata da chiunque voglia, l’importante è che chi viene qui si dimostri educato e rispettoso dei luoghi».

Il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, presente al dibattito che ha scatenato la polemica, ritiene che le parole di Briatore siano state «interpretate in modo un po’ forzato da chi non c’era, per cui danno un’immagine un po’ fuorviata. Briatore ha detto, anche se con modi da guascone, che nel Salento mancano i porti e le infrastrutture, e lo sappiamo bene che c’è una carenza in questo senso. Poi ha detto anche che mancano i grossi alberghi di lusso, prendendo a modello il resort Borgo Egnazia, come unica struttura dai grandi numeri per clienti di un certo target. Far venire gente che lascia decine di migliaia di euro, questo è il modello proposto da Briatore, strutture grandi che danno lavoro a centinaia di persone. È ovvio che bisogna trovare il giusto equilibrio e che non si può costruire al picco sul mare, nessuno vuole più case abusive perché sappiamo che il mare è il nostro bene più prezioso, ma se una grossa catena nazionale o internazionale decidesse di fare un investimento importante qui io non vedrei questa opportunità come una bestemmia, a patto però che si rispettino i vincoli decisi dalla Regione e dai Comuni». Sulla stessa linea anche il sindaco di Gallipoli, Stefano Minerva: «Dobbiamo crescere per farlo servono anche le strutture di lusso che possono solo aiutare il territorio».

Una precisazione arriva, invece, da Alfredo Foresta, presidente dell’associazione che ha organizzato il convegno che ha ospitato Briatore: «Abbiamo invitato a guardare l’orizzonte, in molti hanno visto solo Briatore. Leggo, sento, mi compiaccio, perché la voca-azione di generare il pro-gettato del confronto attraverso la provoca-azione, ha sortito i suoi effetti; il dibattito pubblico, obiettivo della nostra associazione, che si arricchisce di ora in ora di contenuti e posizioni. Non importa, per il momento la natura delle posizioni, conta ?. traguardare le stelle e non il dito di chi le indica».
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Mercoledì 21 Settembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 09:52