Mauro Giliberti: «Col patto, Delli Noci ha tradito i suoi elettori»

«L’analisi del primo turno è quella di un centrodestra leccese fortissimo, guardando al dato nazionale, e credo di essere stato il candidato del centrodestra più votato in Italia anche alla luce della candidatura di Alessandro Delli Noci che è andata ad intercettare un pezzo di elettorato moderato e di centrodestra a cui è stato proposto un messaggio di rinnovamento nel solco di valori di centrodestra, ma che poi si è ritrovato nel tentativo - in corso - di essere funzionale alla sinistra, come se si potessero traghettare voti con un panierino. Questo è lo schema del secondo turno, laddove da una parte c’è la coerenza: chi c’era, c’è ancora. E dall’altra parte c’é il ballo del “tra-tra”: trasformismo e tradimento. Trasformismo perché parliamo di un uomo (Delli Noci) orgogliosamente di destra con una storia squisitamente di destra e che oggi è funzionale ad un progetto politico di sinistra che nasce nella stanza di Michele Emiliano. Del tradimento perché gli elettori sono stati convinti di un messaggio di rinnovamento e si sono ritrovati ad essere presi in giro». 
«Per vincere al secondo turno, dato il risultato di partenza del primo, è chiaro che a noi basterebbe confermare gli elettori del primo turno, ma nonostante questo noi abbiamo una possibilità di allargare il nostro elettorato facendo capire che noi abbiamo interpretato il messaggio di un pezzo del centrodestra che ha chiesto un rinnovamento. E questo è l’elettorato che ha votato Delli Noci, che oggi è davanti ad un bivio: o sposa il progetto della sinistra oppure si rende conto che l’unica vera novità di questa campagna elettorale sono io. La coerenza non si acquista». 
«Io sulla giunta ho una certezza solidissima, ovvero: se vinco io, se vince la mia squadra - l’unica che può garantire la governabilità - la giunta la faccio io e la faccio seguendo le mie valutazioni politiche, meritocratiche che riguardano la lealtà e la competenza. Se non vinco io, la giunta è già fatta ed è figlia di un accordo politico che decide vicesindaco e assessori e divide poltrone secondo un manuale Cencelli e la dettano da Bari». 
«Il tema della povertà è una mia grande sfida. Ho proposto a tutte le liste che fanno parte della mia coalizione di adottare uno strumento capace di dare una risposta concreta a tante famiglie che io ho incrociato in questa campagna elettorale. La soluzione è riservare delle somme importanti in bilancio per la Carta Famiglia, un milione e 200mila euro l’anno. Con questa Carta potranno recarsi presso i mercati rionali per siglare patto di cittadinanza fra i cittadini e tra i commercianti. Per quanto riguarda la casa io voglio avere un’interlocuzione nuova con la Regione Puglia per proporre un progetto politico nuovo che si può fare. Non solo blocchi di cemento di sovietica memoria ma acquistare appartamenti in disuso con gli stessi fondi strutturali, ristrutturare e farne case popolari in ogni via. Questa è la vera social housing. E poi la sicurezza, con il Mus, manager della sicurezza: interfaccia con il cittadino su tutte le tematiche della sicurezza in città». 
«Il Pug è uno strumento che sarà discusso dal prossimo consiglio comunale ed entreremo nel merito nella prossima consiliatura. Io ritengo che le priorità debbano essere due: un piano che guardi a Lecce città d’arte sul mare ovvero un centro storico che ha bisogno di regole, condivise tra residenti ed esercenti, e siglare patti di cittadinanza che possano contribuire anche a scrivere nuovi regolamenti perché il centro storico è ricchezza ed economia di questa città grazie a vent’anni di centrodestra. E sviluppo delle marine. E sia poi la polizia municipale a far rispettare regolamenti nuovi. Sogno una città che abbia un modello di Urbanistica nuovo e un ufficio urbanistico snello ed efficace». 
 

Risposta a Salvemini: «Urbanisti interpellati mi hanno spiegato che il fatto che il porto turistico non sia previsto nel Pug, non vuole dire che non si possa fare. Se un imprenditore vuole investire, si può fare. I centri commerciali non li voglio nemmeno io così come non voglio cementificazioni». 
«Su questione Sgm, se l’obiettivo è renderla pubblica ne possiamo parlare, però dobbiamo anche parlare del fatto che la Regione Puglia ci deve mettere in condizione di avere i servizi minimi dei trasporti adeguati e pari a quelli delle altre province. Non è possibile che Emiliano e De Caro non si siano accorti che se vogliono far funzionare il filobus devono aiutare il Comune con una politica diversa rispetto ad un normale autobus altrimenti ci metteranno nelle condizioni di spegnerlo. E su questo Carlo deve mettersi d’accordo prima con Delli Noci perché uno lo vuole smontare e l’altro lo vuole tenere. E poi Carlo deve dire se sui Comuni capoluogo avrà la forza politica di sbattere i pugni a Bari perché se Emiliano invece di preoccuparsi dei trasporti per la città si occupa del patto politico leccese, Lecce sarà sempre debolissima». 
«Parcheggi, ho detto che saranno realizzati 3mila stalli nuovi su suoli pubblici intorno alla circonvallazione. Ho detto che si saranno 1600 stalli auto in città e che l’ex Massa partirà finalmente, e che all’ex Enel farò una proposta pubblica di locazione ad un canone determinato. Farò un nuovo parcheggio alla caserma Pico e altri parcheggi a ridosso del nuovo ingresso della città con convenzione con l’Università». 
«Io e Carlo avevamo portato lo stesso studio del rettore dell’Università di Bergamo: il modello che entrambi vogliamo seguire. Lecce senza la sua università diventa una città normale. I nostri culturali devono essere messi in rete e a disposizione dell’università e dei nuovi corsi dell’università. Comune e Regione devono dialogare grazie all’ufficio Lecce-universitaria con cui si avrà una logistica permanente e un tavolo permanente di concertazione».
«Dobbiamo avere un rapporto interistituzionale. Gli enti coinvolti sono Regione e Comune e devono collaborare. Le graduatorie devono essere veloci, molte e rispondere ad un’esigenza seria. Il mio schema è quello di non pensare solo alla nuova costruzione di immobili e all’edilizia popolare in zone dormitorio. Ci vogliono case popolari in ogni via per l’integrazione».
Domanda di Giliberti a Salvemini.
«Certamente sì. Ma la vedo un’ipotesi davvero difficile. Però consentimi di fare un appendice alla tua risposta precedente: se mi rispoindi che sei convinto che avresti detto sì anche a dicembre ad un apparentamento con delli Noci, potevate farlo subito». 
«Quando si è profilata l’idea di candidarmi stavo vivendo la mia vita, frutto di una gavetta iniziata da minorenne e approdata a quella che per un giornalista è il più importante palcoscenico. Ho deciso di buttarmi in un’avventura mettendo in discussione tutto: questo lo reputo un gesto d’amore per la città, lo faccio con passione, tenacia, e punto ad amministrare la città in cui voglio che i miei e per questo dal 26 giungo sarò il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via da Palazzo Carafa». 




 
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Martedì 20 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 14:24