La risonanza diventa il Nautilus e l'esame si esegue giocando

Per i più piccoli, fare un esame radiologico diventa una favola. Tutti a bordo della nuova risonanza magnetica nucleare dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, che è stata trasformata in un Nautilus che viaggia con la forza della fantasia e della creatività: da oggi in poi, sarà come effettuare un percorso avventuroso negli abissi raccontati da Jules Verne, per i piccoli pazienti che dovranno sottoporsi agli esami diagnostici del reparto di Neuroradiologia. Via il grigiore dello spaventoso macchinario, ora è il blu del mare a imperare in tutta la sala, in cui galleggiano pesci e piovre sorridenti. L’allegra ciurma, alla cui testa c’è il primario del reparto di Neuroradiologia, Fernando Lupo, è rappresentata dai medici specialisti, dai tecnici e dagli infermieri ospedalieri, che sapranno accogliere ciascun bambino/Capitano Nemo con un’attenzione particolare, pronti a immergersi con lui in questa nuova avventura diagnostica.
È la nuova frontiera dell’umanizzazione delle cure, la prima di una serie di iniziative di cui il direttore generale, Silvana Melli, va molto fiera e che è stata presentata ieri mattina nel nosocomio leccese, insieme all’associazione “Cuore e mani aperte verso chi soffre onlus”, che ha consegnato all’Asl il macchinario grazie ai contributi del 5x1000 e alle donazioni dei cittadini: «Un piccolo “trauma” che trasformiamo in un gioco molto utile grazie a questa bella e creativa idea finanziata dai volontari dell’associazione di don Gianni Mattia, che ringrazio a nome dell’azienda e dei pazienti, grandi e piccini, che d’ora in poi potranno guardare la nostra risonanza magnetica con occhi diversi – ha affermato ieri Melli –. Si tratta di un disegno generale che questa direzione strategica aziendale sta cercando di perseguire con impegno e determinazione in ogni settore d’attività».
 
«In 10 anni, nel reparto di Neuroradiologia sono stati eseguiti ben 65.000 esami, di cui 3.000 sui più piccoli – ha spiegato Lupo – ma si tratta di un dato per difetto, poiché molti dei nostri interventi non rientrano in una codificazione regionale. il “Fazzi” è il secondo centro italiano di diagnostica, anche se spesso ci troviamo a operare per conto terzi: molti dei nostri piccoli pazienti, infatti, si dirigono per le cure specifiche verso gli ospedali di Genova, Firenze e Roma, poiché da noi manca un sistema di continuità assistenziale».
A tal proposito, il direttore sanitario dell’Asl, Antonio Sanguedolce, ha assicurato: «Stiamo lavorando alla costituzione di un Polo pediatrico del Salento in tempi ragionevoli, dotato di tutte le specialistiche necessarie a farlo diventare un punto di riferimento per il Sud e senza nulla da invidiare ad altre rinomate strutture italiane».

«L’associazione si è prodigata per questa nuova donazione perché non possiamo curare la malattia ma possiamo alleviarne la sofferenza – ha dichiarato il presidente di “Cuore e mani aperte verso chi soffre onlus”, don Gianni Mattia –. Con questa iniziativa vogliamo promuovere il benessere fisico e sociale nell’ambiente ospedaliero, soprattutto per i bambini».

La lunga serie di attività benefiche svolte in 15 anni di vita, tra cui l’insostituibile Bimbulanza, è stata ricordata dal vicepresidente, Franco Russo: «A maggio abbiamo donato un ecografo portatile e a dicembre dell'anno scorso una culla neonatale, così come nel giugno 2014 un'incubatrice da trasporto all'Utin del Fazzi».
 
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Mercoledì 19 Ottobre 2016 - Ultimo aggiornamento: 21:58