Mafia, ambiente, pubblica amministrazione: le priorità del neo procuratore di Lecce

Occhi puntati sulla criminalità organizzata, senza dimenticare le altre priorità del territorio: attenzione all'ambiente e lotta ai reati della pubblica amministrazione. Così si è presentato questa mattina il nuovo capo della Procura di Lecce e della Direzione distrettuale antimafia Leonardo Leone de Castris. La cerimonia di insediamento si è svolta nell'aula magna Palazzo di giustizia di viale Michele De Pietro, presieduta dal presidente del Tribunale Francesco Giardino e dai giudici Gabriele Perna e Roberto Tanisi. Prima che prendesse la parola Leone de Castris, l'aula ha salutato con un lungo applauso l'ormai ex procuratore capo Cataldo Motta, alla guida dell'ufficio negli ultimi nove anni. Motta, visibilmente emozionato, ha sottolineato come la scelta di Leone de Castis da parte del Csm sia stata la migliore possibile: «E' la persona adatta a fare quello che - ne sono certo - farà benissimo», ha detto Motta. «Io ce l'ho messa tutta - ha aggiunto - e sono sicuro che lui farà più di me».
 
 

Per il procuratore Leone de Castris si tratta di un ritorno a Lecce. Lo ha ricordato lui stesso nel corso del suo discorso: «Ho trascorso qui il periodo più difficile della storia giudiziaria di questo distretto, gli anni Novanta». Ha poi rimarcato come nel corso degli anni il lavoro svolto dai magistrati salentini abbia permesso di giungere a una situazione migliore dal punto di vista della lotta alla criminalità organizzata. Poi ha delineato la sua idea di Procura: «Voglio una Procura di prossimità - ha detto - vicina al cittadino, un ufficio che dia la percezione di essere un servizio per tutti. Una Procura che non ceda di un millimetro nella lotta alla criminalità organizzata, ma che abbia a cuore anche la tutela dell'ambiente, visto che qui ci si ammala troppo, e il contrasto ai reati della pubblica amministrazione. Senza dimenticare che nei prossimi anni dovremo affrontare sempre di più il tema del terrorismo». Sul rapporto tra Procura e indagati, il neo procuratore ha spiegato: «Noi magistrati dovremmo cercare di frequentare più il dubbio e meno le certezze. La verità è sempre più complessa di quanto possa sembrare. Non siamo il centro del mondo: e di questo dobbiamo ricordarci quando firmiamo un atto, come una custodia cautelare. Abbiamo in mano la vita delle persone».
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Venerdì 21 Aprile 2017 - Ultimo aggiornamento: 22-04-2017 14:02