Trampolieri danzanti accanto alle mamme “armate” di passeggini e coriandoli, giganti di cartapesta con i colori del mondo e un lungo drago retto da bimbi di più continenti. Nel quartiere San Pio, ieri pomeriggio, l’antica anima popolare di quest’area della città ha sfilato insieme al suo presente multiculturale. Chi ci abita da una vita e chi è appena arrivato, chi in famiglia parla più lingue e chi solo dialetto: tutti in maschera per il “Carnevale dei popoli”, la manifestazione organizzata per il terzo anno dall’associazione “Baraonda”.
La sfilata di ieri parte da lontano: dallo scorso ottobre, quando ha preso il via l’ultimo dei progetti dell’associazione, il laboratorio di maschere in cartapesta tenuto presso le Manifatture Knos e diretto dall’artista Fabio Inglese, che ha coinvolto bimbi migranti, bimbi provenienti da condizioni di disagio economico e altri piccoli della città.
«Il carnevale è un momento importante – commenta Marinella Capone, una delle fondatrici di Baraonda, dall’alto dei suoi trampoli - perché il gioco delle maschere genera una confusione felice, una “baraonda” appunto, dentro la quale ci si dimentica più facilmente delle differenze».
E così ieri tra le vie di San Pio con un po’ d’immaginazione si aveva l’impressione di trovarsi, più che in un martedì grasso leccese, al Notting Hill Carnival, il carnevale della comunità giamaicana di Londra assurto a simbolo della storia multietnica della città.
A guidare il corteo i “Gigamondo”, le grandi maschere in cartapesta realizzate da una ventina di bimbi dai tre ai dieci anni, volti dai colori accesi a rappresentare lo spirito buono del carnevale, quello che libera le energie positive ed è in grado di ammansire il drago. E c’era anche lui, il draghetto impertinente divenuto buono tra le mani dei piccoli provenienti da famiglie multietniche.
 

Accanto a loro, il gruppo dei giovani migranti ospitati dalla Comunità Elpida, che sorge proprio nel cuore del quartiere San Pio e, armata di coriandoli e stelle filanti, la “brigata” di bimbi afghani seguiti nell’ambito del programma di accoglienza di Arci Lecce.
Leopardi, principesse, fatine e supereroi: nessuno dei travestimenti più in voga mancava all’appello, ma c’erano pure gli abitini messi insieme ad hoc dal laboratorio di sartoria Straccetti e rivoluzione. In coda al corteo gli speciali carri-bici della Ciclofficina popolare, mentre a dare un ritmo alla giornata i tamburi e i fiati di “Contrabbanda Zanguni”, band formata da Enzo Fina, Gabriella Arnesano, Marco Santoro Verri, Ivan Puscio e Luca Manno, rigorosamente in maschera per l’occasione.
 
Il corteo è partito da parco Corvaglia, uno dei simboli del quartiere che oggi ospita un grande murales a cui hanno collaborato più artisti e che qualche anno fa fu protagonista di uno storico presidio di residenti e attivisti decisi a evitarne la chiusura. Da lì la sfilata ha raggiunto la Chiesetta Balsamo, altro luogo di aggregazione per chi vive a San Pio, unendosi al Carnevale popolare, iniziativa “leccese doc” dedicata alla “morte te lu Paulinu”. Ultima tappa il Barroccio, attrattore della Lecce universitaria. Multietnico, popolare e giovane: in tre parole, l’anima del quartiere. «Parlando di San Pio si fa spesso riferimento al degrado e al disagio economico – commenta un Gigante dall’alto del suo mascherone – senza vedere che qui sta anche avvenendo una piccola rivoluzione, è dall’incontro tra la Lecce più popolare e i nuovi leccesi migranti e universitari che può nascere una città nuova».
 
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Mercoledì 1 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 09:01