Sequestrata la discarica di amianto a Galatone. Il sospetto: dispersione delle polveri cancerogene

La discarica finita sotto sequestro
E' finita sotto sequestro, a Galatone, la discarica di amianto. Motivo: vi sarebbe il concreto pericolo di dispersione delle polveri cancerogene. Come se non venissero osservate le prescrizioni riportate dall’autorizzazione rilasciata dalla Provincia. Prime fra tutte, la copertura con una speciale plastica aderente e con uno strato di terra alto almeno 20 centimetri. Un quarto degli imballi stoccati è risultato irregolare. E, dunque, potenzialmente pericoloso per la salute.
La polizia provinciale e i carabinieri della Forestale hanno eseguito ieri mattina le indicazioni contenute nel decreto di sequestro preventivo a firma del giudice per le indagini preliminari, Michele Toriello.
Bloccata, dunque, l’attività della discarica di contrada “Vignali-Castellino”, gestita dalla società “Recupero ecologico inerti” (Rei): «Poiché i rifiuti contenenti amianto sono trattati in difformità rispetto alla normativa vigente e, soprattutto, con modalità inidoenee ad impedire lo sversamento nell’ambiente circostante di particelle e fibre cancerogene», ha fatto presente il giudice Toriello nel decreto.
Il provvedimento ha in pratica accolto l’istanza del procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone, basata sulle conclusioni della consulenza affidata al professore Francesco Fracassi e sui sopralluoghi effettuati dagli investigatori per prendere atto delle modalità di stoccaggio e di messa in sicurezza dell’amianto. Amianto che arriva da tutto il Salento ma anche da altre regioni del Sud Italia, essendo l’impianto della Rei uno dei pochi autorizzati in tutto il Mezzogiorno. A questo proposito si può ricordare la nave attesa al porto di Gallipoli alla fine di gennaio del 2014, che trasportava circa cinquemila tonnellate terreno contenente piccoli frammenti di eternit, derivante da un intervento di bonifica ambientale effettuato in Sicilia.
“Illecito smaltimento di rifiuti speciali pericolosi”, l’ipotesi di reato che sta facendo da filo conduttore agli accertamenti della Procura avviati dopo l’esposto presentato dal “Comitato permanente per la salvaguardia della salute, dell’ambiente e del territorio”. Un indagato, si tratta di C.G., 71 anni, di Cavallino, legale rappresentante della Rei. Il suo legale, l’avvocato Federico Massa, depositerà oggi istanza di dissequestro al Tribunale del Riesame per sostenere che le criticità rilevate dalla Procura siano state occasionali e non appartengano alla gestione quotidiana dell’impianto.
Sul fronte dell’inchiesta si sostiene, invece, una frequente delle prescrizioni riportate nell’autorizzazione rilasciata dalla Provincia. Nel corso dei sopralluoghi sono stati notati imballi di amianto danneggiati e dunque a rischio di dispersione delle polveri nell’ambiente. Altri rifiuti contenente sempre amianto che sarebbero stati lasciati completamente privi di coperture. Alla “Rei” viene inoltre contestato di aver sistematicamente violato l’indicazione di prevenire la dispersione dell’amianto con l’impiego degli strati di terra di 20 centimetri. In nessun caso.
I controlli sono stati effettuati alla presenza del legale rappresentate della Rei ed hanno riguardato complessivamente un campione di 130 imballi. In tutto 33 sono risultati irregolari: vuoi perché il tipo di imballaggio non ha consentito di esaminare il contenuto, vuoi perché danneggiato e con le lastre rimaste a vista, vuoi perché per una parte sarebbe stato trovato completamente privo di incapsulamento.
A seguito di questi controlli la Rei ha adottato procedure più restrittive. A cominciare con il provvedere a fare riparare gli imballaggi danneggiati ed a mettere in sicurezza le lastre rimaste esposte all’aria. Inoltre sono state emanate alcune direttive alle imprese che conferiscono amianto a “Vignali-Castellino”: i carichi non vengono più accettati se non si presentano regolarmente imballati, etichettati e con le indicazioni di provenienza.
Ne ha preso atto la polizia provinciale, dell’impegno della Rei di adottare una politica aziendale più rigorosa. Tuttavia il consulente della Procura lo ha ritenuto un intervento di lieve entità e che per questo non avrebbe potuto rimettere l’impianto in linea con le prescrizioni di esercizio: secondo il professore Fracassi, gli interventi hanno potuto riguardare solo l’amianto stoccato in superficie e sui lati. Nulla si sarebbe potuto fare per gli altri imballi che si trovano impilati l’uno sull’altro per un’altezza di due-tre metri estesa per tutta la discarica. Infine l’inchiesta si sta interessando anche dell’ampliamento concesso dalla Provincia con la delibera dirigenziale del 2013, quando la cubatura passò da 13.500 metri agli attuali 80mila 403: occorre verificare se la sovrapposizione di imballaggi sia una pratica regolare e se cvi sia il rischio che gli imballaggi si danneggino.
Un nuovo fronte, quest’ultimo, che potrebbe avere anche ulteriori sviluppi sul fronte delle accuse e sul coinvolgimento di Palazzo dei Celestini.
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Mercoledì 12 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 16:35