Delitto Noemi, sale la tensione in paese
Due molotov contro la casa del ragazzo

Delitto Noemi, sale la tensione:
molotov contro casa del fidanzatino
È restato in silenzio davanti al giudice, non ha avuto nulla da aggiungere alla versione raccontata dopo il fermo. E cioè che avrebbe reciso con un colpo di coltello alla testa i 16 anni della fidanzata Noemi Durini, per impedirle che gli ammazzasse i genitori. Si è avvalso della facoltà di non rispondere il 17enne L.M., di Alessano, nell'interrogatorio di convalida del fermo che gli contesta l'ipotesi di reato dell'omicidio volontario aggravato da premeditazione, futili motivi e crudeltà. E si è pentito. Lo ha detto e lo ha ripetuto agli avvocati difensori Luigi Rella e Paolo Pepe, ed alla presenza del curatore speciale Maurilio Marangio, prima dell'inizio dell'interrogatorio con il gip Ada Colluto. «Il ragazzo è profondamente pentito e molto segnato. Ha bisogno di essere seguito e curato», ha detto Rella all'uscita dell'istituto penale minorile dove L.M. è recluso in isolamento e controllato a vista nel timore che faccia qualche gesto sconsiderato.

Sarà chiesta una perizia psichiatrica sulle capacità di intendere e di volere nel momento in cui uccise la ragazza e sulle capacità di stare in giudizio. I legali si sono opposti alla convalida: «Abbiamo sostenuto l'insussistenza del pericolo di fuga», ha chiarito Rella. «Il ragazzo è rimasto in silenzio perché ha già detto tutto nell'interrogatorio. Ha agito in un momento di ira, secondo la sua ricostruzione». Nella richiesta di convalida del fermo il sostituto procuratore Anna Carbonara ha sottolineato la mancanza di credibilità dell'indagato. E in seguito sono cominciati ad arrivare i primi riscontri: se L.M. ha raccontato che il coltello da cucina portato da casa di Noemi si sia spezzato e la lama sarebbe rimasta conficcata nella testa, la Tac non ha evidenziato la presenza della lama. Il manico? Sotterrato in un punto che non ricorda della campagna di contrada San Giuseppe, ha detto l'indagato. Quel manico che servirebbe a rilevare le impronte digitali anche per capire se è vero - come ha sostenuto L.M. - Noemi lo avrebbe impugnato per puntargli il coltello contro con l'intenzione di convincerlo ad accompagnarla casa dei suoi genitori per ucciderli.

E dopo i propositi di vendetta annunciati lungo la strada del ritrovamento del corpo di Noemi Durini, le minacce contro L.M. mentre lasciava la caserma dei carabinieri di Specchia, con la rottura dei vetri dell'auto di servizio, e l'arrivo del padre della ragazza a casa dei genitori del fidanzato, la tensione ha raggiunto l'apice l'altro ieri notte: due molotov sono state lanciate contro l'abitazione dei genitori del ragazzo finito nell'istituto penale per minori di Monteroni con l'accusa di aver ucciso Noemi. Ad Alessano, davanti la casa nella frazione di Montesardo dove da due giorni le serrande restano abbassate. E la porta di ingresso perennemente chiusa. Ed ora la casa è piantonata dai carabinieri notte e giorno.
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Domenica 17 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 21:26
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