Assegnazione case comunali, acquisiti gli atti allo Iacp

Assegnazione case comunali, acquisiti gli atti allo Iacp
LECCE - Con un provvedimento a firma dei pm Carducci e Licci, i finanzieri del Nucleo di polizia Tributaria hanno acquisito dei documenti nella sede dell’“Arca Sud Salento” nell’ambito dell’inchiesta sull’assegnazione delle case popolari. Una delle indagini più complesse degli ultimi anni sui reati contro la pubblica amministrazione: indagate quasi 100 persone, gran parte occupanti abusivi ma anche amministratori e tecnici di Palazzo Carafa. I magistrati aver analizzato l’informativa depositata nel mesi scorsi dagli investigatori al procuratore aggiunto Antonio De Donno, intendono chiarire ed approfondire l’iter procedurale seguito dal Comune e dall’ex Iacp. Dalle assegnazioni ai subentri, dagli sgomberi alle decadenze. Ed altro ancora.
 
Stiamo parlando dell’inchiesta uscita dal segreto istruttorio con le perquisizioni ed i sequestri dell’8 giugno dell’anno scorso che diedero uno scossone alla politica perché riguardarono gli assessori Attilio Monosi e Luca Pasqualini (Forza Italia), il vicepresidente del Consiglio comunale, Antonio Torricelli (Partito democratico) ed il funzionario comunale Lillino Gorgoni. L’inchiesta avviata da un esposto presentato ad aprile del 2012 dal Pd con Antonio Rotundo, Teresa Bellanova e Fabrizio Marra e seguito dal sollecito ad una accelerazione fatto il 19 settembre scorso (l’ultimo decreto di esibizione risale a qualche giorno prima) al procuratore generale Antonio Maruccia da una delegazione dello stesso partito. L’inchiesta citata dal prefetto Claudio Palomba alla “Commissione parlamentare antimafia”, durante la permanenza a Lecce a febbraio scorso, sostenendo il possibile il coinvolgimento della criminalità organizzata: “Un ulteriore settore di interesse della criminalità organizzata sul quale viene paventato il rischio di condizionamento nella gestione della cosa pubblica, riguarda l’assegnazione degli alloggi popolari e i procedimenti di occupazione abusiva”, scrisse allora il prefetto.

Associazione per delinquere, corruzione, falso, truffa aggravata ed abuso di ufficio, le ipotesi di reato riportate nel decreto senza alcuna attribuzione specifica dei reati, e dei fatti, ad ogni singolo indagato. Da allora ad oggi, e dopo i confronti pressoché quotidiani fra i due pubblici ministeri e i vertici con la Guardia di finanza, l’inchiesta è entrata nella seconda fase. La priorità è ora stabilire, ad esempio, chi ha avuto effettivamente diritto all’assegnazione della case popolare, in quale ordine siano state stilate le graduatorie. Se l’amministrazione comunale abbia avvisato tempestivamente l’“Arca Sud Salento” che un alloggio fosse stato liberato, in modo da non favorire le sistematiche occupazione sulle quali pende il sospetto di una gestione di qualche famiglia legata alla criminalità leccese.

Da chiarire se e quale ruolo abbiano avuto in queste pratiche gli amministratori indagati, se da parte loro ci possa essere stata qualche forzatura o meno ed anche se - come prospettato dal prefetto alla Commissione parlamentare antimafia - sia suscettibile di approfondimento la circostanza che alcuni amministratori abbia raccolto il consenso nelle elezioni del 2012 soprattutto fra gli abitanti delle case popolari.

In altri termini questa inchiesta potrebbe fornire la risposta alla domanda emersa nei giorni scorsi, quando Lecce è stata indicata la città con il maggior numero di occupazione abusive? Perché? Cosa non ha funzionato perché soggetti senza requisiti sono andati ad abitare in un appartamento del Comune o dell’ex Iacp. E come sono state trattate le pratiche di sanatoria? Chi ne ha usufruito?
Gli inquirenti sono al lavoro con l’obiettivo di non tralasciare nulla. Non vogliono fare le cose di fretta. Vogliono sbrogliare una matassa che con il tempo si è ingarbugliata.
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Martedì 18 Ottobre 2016 - Ultimo aggiornamento: 12:43