Furia Decaro: «La soprintendenza? Da abolire, blocca lo sviluppo del Paese. Poi dice sì allo scempio»
BARI - «Le Soprintendenze bloccano lo sviluppo del paese, salvo poi dire sì alla costruzione della palazzina del Provveditorato alle opere pubbliche (Ufficio Periferico del Ministero delle Infrastrutture, con competenza sulle regioni della Puglia e la Basilicata, ndr) nella zona del Castello Svevo: così fatte, meglio abolirle». E' un fiume in piena il sindaco di Bari, Antonio Decaro, che dinanzi ai giornalisti attacca: «Il Comune di Bari si opporrà con ogni mezzo al parere favorevole espresso dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici sui lavori di costruzione della palazzina del Provveditorato alle opere pubbliche nella zona del Castello Svevo». Al suo fianco, l'assessore all'urbanistica, Carla Tedesco.

La Soprintendenza - si legge nel parere espresso - "oltre a rilevare l'inesistenza del vincolo d'inedificabilità” ha ritenuto che le "opere siano compatibili con gli obiettivi di tutela del vincolo dell'area circostante il Castello, risalente al maggio 1930, in quanto non inducono rilevanti modifiche alle condizioni di godibilità del Castello". Ciò dovendo tener presente che "la valutazione di compatibilità dell'ampliamento deve tener conto delle trasformazioni sostanziali che i luoghi hanno subito nel tempo" in un'area che ad oltre settant'anni dall'apposizione del vincolo "e' stata oggetto di un'intensa attività di urbanizzazione" tanto che "lo stato dei luoghi risulta radicalmente modificato".

Per Decaro il parere favorevole è un atto di "arroganza" da parte degli organi periferici dello Stato: «Come Amministrazione non ci stiamo. E' un atto - ha detto il sindaco - illegittimo e con tutti i modi a nostra disposizione cercheremo di fermare questi lavori. Si supera la questione del vincolo parlando di mutazione dei luoghi, la si supera parlando anche di opere di mitigazione relative alla conferenza dei servizi 2010 e cosi' oltre piantumazione degli alberi si finisce con l'imporre che la recinzione a sud-est sia realizzata con piante di pitosforo e non di oleandro mentre con questo parere favorevole si occludera' - a giudizio del sindaco - definitivamente la visuale del castello. E' venuta meno la leale collaborazione. Mi sono fidato sin troppo. Avrei dovuto chiedere la sospensione dei lavori direttamente al Ministero».

«Non capiamo i motivi di questo comportamento della soprintendenza - ha aggiunto l'assessore all'Urbanistica, Carla Tedesco - ma ci opporremo perché parliamo di uffici che possono essere collocati ovunque in città e non di opere strategiche. Vogliamo ricreare il rapporto tra Bari ed il mare. E lo chiedono anche i cittadini che in quella zona vorrebbero un parco». Cittadini, riuniti in associazioni, che hanno presentato un esposto in Procura sull'edificio da 12 metri che il Provveditorato alle opere pubbliche sta realizzando.


Ma l'affondo è affidato al sindaco: «Sosterrò l'iniziativa della Presidenza del Consiglio diretta a sopprimere la Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici perché così come sono previste oggi rappresentano delle risacche che da anni bloccano lo sviluppo del Paese». Per uno strano gioco del destino, nella circostanza la realizzazione dell'opera vede contrapposti l'amministrazione comunale, contraria, e la Soprintendenza, favorevole ai lavori. Ed il sindaco monta su tutte le furie: «Si bloccano le città, le pubbliche amministrazioni ed i privati. Si blocca tutto. Di esempi a Bari non mancano - ha detto Decaro - e parliamo di pareri che nel tempo mutano o incidono pesantemente sulle opere con richieste a volte incredibili come la cancellazione delle opere di street art, dell'opera in particolare raffigurate San Nicola al sottopasso di via Quintino Sella. Abbiamo così bloccato l'allargamento di via Amendola, i lavori di via Argiro, di piazza Madonnella o di piazza Massari, senza dimenticare la pista ciclabile di lungomare Vittorio Veneto. Opere bloccate - ha aggiunto Decaro – perché ad esempio si ritiene che la lavorazione in pietra non vada bene, che come nel caso di via Sparano si torni alla basole vulcaniche dopo aver previsto altra pavimentazione per cui siamo in attesa di avere i fondi e far partire i lavori».
La chiosa di Decaro: «Non ci piegheremo al blocco della città. Siamo sempre stati disponibili con la Soprintendenza e chiediamo solo - ha concluso - che loro abbiano un atteggiamento analogo al nostro».
Martedì 19 Agosto 2014 alle 21:14