Il rientro dei capitali è legge Padoan: non è un condono

Il rientro dei capitali è legge  Padoan: non è un condono
ROMA - Via libera definitivo del Senato al progetto di legge sul rientro dei capitali, che consente a chi ha nascosto denaro all'estero, ma anche in Italia, di autodenunciarsi e rimettersi in regola con il fisco in cambio di sconti su sanzioni e pene. Non un condono perché l'autodenuncia non sarà anonima e si pagherà «tutta l'imposta dovuta» come chiarisce il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che non stima ufficialmente i possibili incassi.
Certo ci si attendono benefici per i conti pubblici. Qualcuno ipotizza che si possa arrivare fino a 5 miliardi o fino ai 6,5 miliardi dello scudo di tremontiana memoria. Ma l'attenzione è tale che l'Agenzia delle Entrate ha già messo a punto e pubblicato sul proprio sito le bozze per presentare la domanda di «collaborazione volontaria» per il rimpatrio.
Con il testo si introduce nel codice penale il reato di autoriciclaggio, con il chiaro obiettivo di dare una spinta all'emersione. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, parla di un risultato «importantissimo» per la lotta alla criminalità organizzata.
La finestra per far rientrare i capitali si aprirà non appena il testo sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Chi può aderire? La collaborazione volontaria si attiva per somme sottratte al fisco (sia nascoste all'estero sia in Italia) fino al 30 settembre di quest'anno e ci sarà tempo per avanzare la richiesta di regolarizzazione fino al 30 settembre 2015. Vanno documentati tutti i capitali e la loro provenienza, per cui non siano scaduti i termini per gli accertamenti. Vanno poi versate tutte le somme dovute, più le sanzioni (ridotte).
Per le attività sotto i 2 milioni (per ogni periodo d'imposta) l'aliquota è al 27%. Si potrà pagare in una unica soluzione o in tre rate mensili. Se non si paga, la procedura non si perfeziona, mentre non è ammessa se si è già venuti a conoscenza dell'avvio di accertamenti. Per chi dà dati falsi c'è il carcere fino a 6 anni.
Chi si autodenuncia non sarà perseguito per il nuovo reato, limitatamente alle somme oggetto della collaborazione volontaria. Si prevedono due soglie di punibilità: carcere da 2 a 8 anni e multa da 5mila a 25 mila euro per chi, «avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, sostituisce, trasferisce o impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente» la provenienza illecita. Pena ridotta da 1 a 4 anni (e multa da 2.500 a 12.500 euro) se il reato presupposto ha pena inferiore nel massimo a 5 anni. Aumentata invece se il reato è collegato ad attività bancaria, finanziaria o professionale, mentre viene ridotta, fino a dimezzarla, se ci si adopera per evitare «che le condotte siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l'individuazione dei beni».
Non punibile, poi, chi destina il sommerso a «utilizzazione e godimento personale», ma, appunto, solo in caso non ci sia stato anche occultamento. È esclusa la punibilità per dichiarazione infedele e omessa dichiarazione ma anche per omesso versamento di ritenute certificate e omesso versamento di Iva. Per la dichiarazione fraudolenta le pene vengono applicate nella misura di un quarto della misura edittale. Non punibili gli intermediari. Le sanzioni sono stabilite al minimo edittale, ridotte di un quarto.
Chi si è nascosto in un Paese della lista nera internazionale pagherà di più di chi ha scelto uno Stato della "lista bianca", a meno che non sigli accordi in tempi brevi (una misura pensata soprattutto per chiudere l'intesa con la Svizzera).
Venerdì 5 Dicembre 2014, 05:13 - Ultimo aggiornamento: 00:00