L'ombra della Sacra Corona Unita sul Veneto. Undici gli arresti effettuati a Verona

L'ombra della Sacra Corona Unita sul Veneto. Undici gli arresti effettuati a Verona ieri all'alba dalla Squadra Mobile che, agendo in contemporanea con gli uomini della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, hanno disarticolato un clan della Sacra Corona Unita pugliese che voleva infiltrarsi nell'economia del Veneto, usando il ricavato da rapine, droga, estorsioni; 59 in tutto le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse tra Puglia, Veneto e Sardegna.
«L'obiettivo era raccogliere sempre più soldi per introdursi e radicarsi in un territorio economicamente forte», ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile di Verona, Roberto Della Rocca. Alcuni degli arrestati, incensurati e con un regolare lavoro, erano pronti a operare agli ordini della banda: dallo spaccio di droga alla detenzione di armi clandestine, alla partecipazione a rapine. L'organizzazione che operava sull'asse Taranto-Verona-Sassari è stata sgominata grazie a un'indagine avviata nel 2011 su un'associazione di stampo mafioso nata dall'unione di due capiclan.
Uno di loro è Nicola De Vitis (soprannominato "Fratello piccolo"), 46 anni, tarantino detenuto a Verona con una condanna per omicidio, da un paio d'anni usufruiva del regime di semilibertà e di permessi premio. L'altro è il boss Orlando D'Oronzo ("Fratello grande"), che si trovava in soggiorno obbligato in Sardegna. Proprio i due boss a Verona e a Sassari erano alla base di un vero e proprio progetto "imprenditoriale": investire su Verona, da usare come base per infiltrarsi poi in tutto il Veneto grazie anche alla presenza sul territorio di altri soggetti criminali di origine pugliese, il ricavato delle estorsioni effettuate in Puglia e della droga trafficata tra Veneto, Puglia e Sardegna. Tra gli episodi imputati all'organizzazione anche una doppia tentata rapina alla gioielleria "Zermiano" di Verona, il 30 novembre 2012 e il 22 febbraio 2013. Proprio in quest'ultima il titolare reagì sparando e ferendo uno dei due banditi, mentre l'altro rimase intrappolato all'interno della porta di sicurezza del negozio.
Partendo dagli arresti dei due rapinatori "trasfertisti" arrivati dal tarantino, la Mobile veronese scoprì che l'organizzazione dei colpi, comprese la consegna delle armi e la sistemazione dei "pali", era in capo al sodalizio criminale, che aveva imbastito anche un traffico di droga tra Verona e Taranto. Vennero così filmati gli incontri tra esponenti pugliesi e veronesi, compresi i "trasferimenti" di De Vittis a Taranto grazie ai permessi premio per incontrare gli altri sodali del clan. Fino al blitz di ieri disposto dalla Procura e coordinato dalla Dda di Lecce. Gli arrestati sono tutti rinchiusi nel carcere veronese di Montorio, accusati a vario titolo, di reati contro il patrimonio, porto abusivo di armi, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, rapina. Oltre a De Vittis, già in carcere, e al suo braccio destro, Gaetano Ricciardi, 41 anni, residente a Verona, ma arrestato a Taranto, sono finiti in manette Giorgio Saponaro, 32 anni, residente a Buttapietra; i fratelli Graziano, 42 anni, e Davide Forti, 35 anni, residenti a Verona ma originari di Brindisi; Moreno Rigodanzo, 36 anni, residente a Villafranca; Sergio Cagali, 60 anni, originario di Nogara, residente a Verona; Riccardo Valin, 44 anni, di Zevio; Oduver Polo, 38 anni, colombiano, residente a Verona; Mahmoud Gabsi, tunisino, 29 anni, residente a Verona; Gaetano Ziccardi, 39 anni, originario di Napoli, residente a Valeggio sul Mincio; Fabio Raimondi, bresciano, 35 anni, residente a Villafranca.
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Martedì 7 Ottobre 2014, 05:05 - Ultimo aggiornamento: 00:00