Don Ciotti a Foggia: «La strada
della legalità è ancora in salita»
FOGGIA - «Sono ancora a Foggia, non tanto per urlare, ma per fare, continuare un percorso che abbiamo costruito insieme a tante associazioni, tanti gruppi, tante scuole, nella consapevolezza che la strada è molto in salita e che ci vogliono tre dimensioni da portare avanti insieme: la continuità nel fare le cose, la condivisione e la corresponsabilità». Lo ha dichiarato don Ciotti a margine di un incontro presso l'Aula magna dell'Università di Foggia nell'anniversario dell'uccisione di Francesco Marcone, direttore dell'Ufficio del registro di Foggia, compiuta nel 1995 da parte della criminalità.

«Noi chiediamo allo Stato, alle istituzioni, alla politica - ha aggiunto - che facciano la loro parte. Siamo chiamati anche noi cittadini ad assumerci la nostra quota di responsabilità. La strada è comunque in salita. Io mi auguro che si parli sempre meno di legalità, nel nostro paese e si parli più di responsabilità».

Rispondendo a una domanda sul proselitismo della criminalità nelle nuove generazioni, don Ciotti ha dichiarato: «Io ho riscontrato che in Italia ci sono 9 milioni di persone che hanno una povertà relativa, e cinque milioni di persone che hanno una povertà assoluta e che tra chi ha perso il lavoro, chi cerca il lavoro, chi è in cassa integrazione, chi è sfruttato sul lavoro ci sono 7 milioni di persone che vivono un disagio lavorativo».

«Abbiamo 6 milioni di persone analfabete - ha aggiunto - e l'Europa ci ha richiamato anche recentemente perchè siamo negli ultimi posti per dispersione scolastica. La lotta all'illegalità, alle mafie a qualunque forma di violenza vuol dire cultura, vuol dire scuola, politiche sociali, è di questo che dobbiamo parlare sennò non ne usciremo mai fuori. Bisogna sostenere e mettere in grado la magistratura e le forze di polizia di fare la loro parte e perciò bisogna creare le condizioni per un terreno fertile nel positivo, sennò consegniamo l'illegalità alla storia di tante persone. È da secoli che parliamo di mafia. Ci sarà pure una ragione».
Lunedì 31 Marzo 2014 alle 13:17