L'abbraccio maniaghese. Se tutte le salite e le cronometro affrontate dal Giro d'Italia

L'abbraccio maniaghese. Se tutte le salite e le cronometro affrontate dal Giro d'Italia in quasi tre settimane non sono bastate a dire in maniera definitiva che Quintana ha già in tasca il successo finale, tocca alla penultima tappa Maniago - Monte Zoncolan fugare ogni dubbio. Il "Kaiser", come lo chiamano i ciclisti per la durezza dell'erta, domani dirà l'ultima parola sull'esito del Giro. Per Uran, Evans, Rolland, Majka, ma soprattutto per gli italiani Aru e Pozzovivo (già canevese), la città dei coltelli rappresenterà l'appello conclusivo per la conquista del podio. La prima parte della frazione non prevede particolari difficoltà. Per 90 chilometri si pedalerà in pianura o su qualche breve saliscendi. È comunque una fase importante dal punto di vista strategico. Se l'ex portacolori del Caneva vorrà puntare a stravolgere completamente la classifica attaccando da lontano, dovrà per forza mandare i compagni di scuderia in avanscoperta dalle prime battute. Dunque si capirà da qui se la tappa potrà infiammarsi subito dopo la partenza da Maniago, o se tutti attenderanno lo Zoncolan. L'altimetria comincerà a "muoversi" arrivando in Carnia. A Tolmezzo restano gli ultimi chilometri di falsopiano, fino ai piedi della prima salita: il Passo del Pura. Salita dura, dove con una strategia giusta e molto coraggio si può ancora tentare la grande impresa di ribaltare il Giro.
La seconda ascesa, quella di Sella Razzo, e più facile (a parte l'ultimo tratto di 4 chilometri con pendenza al 9% e tornanti molto scenografici). A 10 chilometri dall'arrivo ecco il "mostro Zoncolan". Il tratto che porta a Liaris è il più abbordabile. Poi, dopo appena un paio di chilometri, la strada si restringe e si inerpica su pendenze impossibili. Le massime arrivano sul 20-22%, ma è soprattutto la costanza a fare male. Non si tratta di qualche breve rampetta: per 6 lunghissimi chilometri la strada è al limite, con una pendenza media del 15%. Finalmente l'erta concede qualche tratto più respirabile, finché una sequenza di tre brevi gallerie annuncia l'impennata finale. Le ultime centinaia di metri sono un vero stadio naturale, in cui si torna al 10%.
Continuano nel frattempo le manifestazione collaterali a Maniago. Dopo la presentazione del libro "Le bici di Coppi", con i giornalisti Paolo Tullini e Paolo Amadori, stasera la Graphistudio proporrà la mostra fotografica sulle quattro edizioni del Giro sullo Zoncolan. Particolarmente ammirate le due grandi biciclette realizzate per l'evento. La prima, montata sul Castello di San Giacomo, di notte si illumina. La seconda, costruita dagli allievi dell'Ipsia (la Scuola del metallo), ha il telaio che richiama le attrezzature della civiltà fabbrile.
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Venerdì 30 Maggio 2014, 05:08 - Ultimo aggiornamento: 00:00