Sono da poco trascorse le 21.15 quando il Patriarca Francesco Moraglia lascia l'ospedale

Sono da poco trascorse le 21.15 quando il Patriarca Francesco Moraglia lascia l'ospedale civile insieme ai suoi più stretti collaboratori. Con passo deciso Moraglia esce dalla stanza al secondo piano dove da meno di un'ora Marco Cè ha cessato di vivere e lascia l'ospedale civile. Qualche minuto prima il Patriarca di Venezia ha salutato solennemente per l'ultima volta quell'uomo che per la chiesa veneziana ha fatto davvero tanto. Fuori le campane hanno da poco smesso di suonare e nell'ospedale domina ormai il silenzio.
La sera della domenica delle Palme (il 13 aprile scorso) Cè aveva ricevuto da Moraglia il sacramento dell'unzione degli infermi. Ma le sue condizioni di salute si erano poi aggravate negli ultimi giorni tanto che domenica sera il Patriarca Francesco aveva confessato Cè impartendogli l'assoluzione e l'indulgenza plenaria e ricevendo da lui un definitivo “grazie”.
Le ultime settimane di vita del Patriarca Marco raccontano di un forte e incessante affetto dei religiosi, ma anche della stessa Venezia. Chi ha trascorso al suo fianco queste difficili giornate ricorda di un Cè che, nonostante le difficoltà si era un po' ripreso (gli era stato tolto anche il sondino al naso). E tra questi religiosi vanno menzionati don Massimo, che è stato uno di quelli che è rimasto maggiormente vicino a Cè trascorrendo diversi turni in reparto, mons. Valerio Comin e Gabriella. In queste giornate in ospedale il Patriarca emerito, pur con fatica, davanti a chi lo andava a trovare ricordava diversi episodi e, lentamente, riusciva anche a parlare con gli amici. Numerosi i momenti che lo hanno rallegrato. Tra le persone che gli sono state più vicine c'è chi sottolinea quella giornata in cui un'infermiera gli ha regalato una foto del 1985 che lo ritraeva con Papa Giovanni Paolo II. Ma c'è poi un altro momento di felicità. Pochi giorni fa, per la precisione nella giornata di Pasquetta, Marco Cè ha ricevuto una visita davvero particolare quella del Vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol, che ha lavorato a lungo a Venezia e che è sempre stato legato al Patriarca emerito.
In tanti, ieri sera, hanno voluto ricordare questa figura straordinaria. «Ho appreso con dolore la notizia della morte di Marco Cè - dice Riccardo Calimani - una persona di grande cultura delicatezza e sensibilità. Mi legava a lui un rapporto di affetto ed amicizia e spesso abbiamo parlato dei rapporti tra ebrei e cristiani. Lo incontrai una volta in ospedale con mio padre e mia madre e, dopo aver apprezzato i suoi saluti e il suo calore, mi chiesero chi fosse. Rimasero molto sorpresi quando dissi loro che era il Patriarca della città».
Ma il tributo va oltre. «Vescovo dalla grande umanità e profondità spirituale, è sempre stato al mio fianco e mi diceva sempre: tu vai avanti, il Signore ti è vicino» afferma don Angelo Centenaro, già suo vicario episcopale per la terraferma. «Nel suo lungo servizio alla chiesa veneziana, ha amato il suo popolo e da questo è stato amato. Umile e semplice, ha avuto un cuore grande con tutti», aggiunge don Ettore Fornezza, suo primo aiutante personale all'ingresso in diocesi. Per don Armando Trevisiol, parroco emerito di Carpenedo, Cè era «una persona di una bontà infinita che si è sempre abbandonato nelle mani del Padre. In questi ultimi anni, è stato un pò come il vecchio di casa che si mette in disparte ma rappresenta un punto di riferimento sicuro per tutti».
«Mi ha insegnato ad essere, insieme, figlio di Dio e padre come sacerdote. Era un Patriarca molto attento all'ascolto di chi incontrava ed era particolarmente significativo che concludesse ogni attività pastorale affidandosi al Signore nella preghiera», conclude don Danilo Barese, uno dei tanti sacerdoti accompagnati dal Cardinale nella scoperta della sua vocazione, oggi provicario generale.
(ha collaborato

Alvise Sperandio)

Martedì 13 Maggio 2014 - Ultimo aggiornamento: 30-11--0001 00:00