«Il Veneto diventi Regione speciale»

Ventiquattr'ore dopo aver dato in commissione il via libera al referendum sull'indipendenza e a quello sull'autonomia, il Consiglio regionale del Veneto chiede a Roma di diventare "speciale". Come il vicino Friuli Venezia Giulia. Con le stesse prerogative di Trento e di Bolzano. Perché - ripete Carlo Alberto Tesserin (Ncd), presidente della commissione Statuto - bisogna dare risposte «tempestive» ai cittadini e soprattutto a livello centrale devono rendersi conto che «la situazione del Veneto non è parametrabile alle altre Regioni».
Sono passate poche ore dall'arresto dei "secessionisti", 24 persone in galera tra cui l'ex parlamentare e ideatore della Liga Veneta Franco Rocchetta. Le forze politiche hanno reazioni diverse, chi (come il Carroccio) a manifestare solidarietà ai venetisti, chi (come il Pd) a bollarli come «estremisti violenti». Ma a Palazzo Ferro Fini, sede del consiglio regionale del Veneto, come in tutte le altre Regioni, è il giorno del parere da presentare a Palazzo Chigi sulla trasformazione del Senato in Camera delle Autonomie e, soprattutto, sulla riforma della Costituzione. È così che i capigruppo - tranne Forza Italia di Leonardo Padrin e Sinistra di Pietrangelo Pettenò - partoriscono una risoluzione che prende spunto dalla bozza di documento preparata a livello nazionale dalla Conferenza delle Regioni. Ma il testo a Venezia viene arricchito. La richiesta primaria è che il Veneto diventi Regione a statuto speciale. Come il Friuli, che peraltro, rivendica l'autonomia di Trieste dall'Italia e dai «rigurgiti neocentralisti».
È il "neocentralismo" del premier Matteo Renzi ad animare gli interventi al Ferro Fini. Tanto che Pettenò si "descamisa": «Mi tolgo la giacca, qui in aula resto in camicia e voglio vedere se qualcuno avrà il coraggio di riprendermi visto che al premier è consentito». Uno show, l'analisi politica è ben più pesante: «La riforma costituzionale del governo Renzi va bocciata, quel provvedimento decreta la fine della democrazia rappresentativa, stiamo andando verso l'autoritarismo. Il disegno è lo smantellamento delle Regioni». Pettenò alla fine del suo intervento riscuote un'ovazione. Più pacato nei toni, ma ugualmente duro, Stefano Peraro (Udc), che peraltro rivendica la paternità della richiesta di fare del Veneto una Regione a statuto speciale: «Dopo la farsa delle Province, ora vogliono eliminare le Regioni». Tra l'altro in aula si apprende che ai gruppi consiliari non saranno più dati soldi pubblici: zero contributi, attività politica e istituzionale destinata a scomparire.
Non è da meno l'assessore Roberto Ciambetti (Lega): «La vera eversione è quella del governo Renzi che ha forzato le modifiche alla Costituzione in maniera non condivisa, ignorando il parere espresso dai presidenti delle giunte e dei consigli regionali». Anche Nereo Laroni (Ncd) denuncia la tendenza centralistica del Governo: «Così facendo si nega identità ai territori e alle comunità, creando le premesse per fenomeni secessionisti e localistici che indeboliscono la struttura dello Stato». Stefano Valdegamberi (Futuro popolare) avvisa: «Se le Regioni verranno delegittimate, i territori, senza più rappresentanza, perseguiranno l'indipendenza e la secessione guardando più all'Europa che agli stati nazionali». È Lucio Tiozzo, Pd, a ribadire che l'azione riformista del governo Renzi va sostenuta: «Ma con questo documento unitario rilanciamo un ruolo efficace della Regione, purchè ci sia consentito di valorizzare la virtuosità e le peculiarità del sistema veneto». Appoggio alla risoluzione anche da Antonino Pipitone (Idv). Oggi il voto finale.
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Giovedì 3 Aprile 2014 - Ultimo aggiornamento: 30-11--0001 00:00