Minacciò la figlia con una pistola, vigilessa scarcerata

Minacciò la figlia con una pistola, vigilessa scarcerata. Aveva usato l'arma per spaventarla
Questa sera madre e figlia potrebbero dormire sotto lo stesso tetto.

Infatti l'arresto nei confronti di Patrizia Schiavoni, la vigilessa accusata di lesioni, minacce e maltrattamenti nei confronti della figlia, non è stato confermato. Probabilmente alla donna verrà restituita anche l'arma sequestrata al momento dell'arresto. Inoltre, nonostante le richieste del procuratore Vincenzo Barba e del pm Mario Pesci, il giudice non si è espresso sulla possibilità di allontanamento della donna dalla figlia. Nonostante i pianti di gioia della vigilessa al termine dell'udienza, le sue grane con la giustizia non sono terminate. Sul suo conto infatti vi sono due indagini.



IL FATTO

Sono trascorsi due giorni da quando alla centrale operativa dei carabinieri era arrivata la telefonata di una ragazza, ventunenne, scappata di casa dopo una lite con la madre. Giunti sul posto, i militari avevano raccolto la testimonianza della ragazza che spiegava di essere stata picchiata dalla madre, una vigilessa che, stando alla versione della figlia, l'avrebbe anche minacciata: «Prendo la pistola e ti ammazzo» avrebbe detto la donna, secondo la figlia. Diverso invece quanto riferisce la madre che, giunta in tribunale dopo essere stata arrestata, ha spiegato che la figlia si sarebbe inventata tutto facendosi anche del male, da sola. La ragazza infatti indossa un collare ortopedico perchè i medici del pronto soccorso le hanno riscontrato un problema alla spalla e al collo, guaribile in sette giorni.



Ad ogni modo secondo il giudice che ha trattato il caso, manca la flagranza di reato, particolare questo che, secondo la corte, non consentirebbe di convalidare la misura cautelare nei confronti della donna. Il fascicolo però è ritornato in procura e adesso proseguirà l'indagine per capire cosa realmente sia accaduto.



L'ALTRO FASCICOLO

Per fatti analoghi inoltre, il sostituto procuratore Maria Bice Barborini ha già firmato il decreto di chiusura indagini, atto che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio. La ragazza, che ha dichiarato di non voler andare via di casa per non lasciare da sola la sorella minorenne, aveva già denunciato la madre per fatti accaduti negli ultimi sei anni. Secondo la procura la vigilessa avrebbe sottoposto la figlia ad un «regime di vita violento e vessatorio, aggredendola, percuotendola e minacciandola». In un caso l'avrebbe minacciata di «darle una coltellata», altre volte le avrebbe tirato addosso vari oggetti, le avrebbe messo la spazzatura nel letto e gli escrementi del gatto dietro la porta della sua stanza. Inoltre l'avrebbe picchiata procurandole, in diverse occasioni, lussazioni e contusioni. Tutte accuse ancora da verificare.
Giovedì 20 Marzo 2014 - Ultimo aggiornamento: 21-03-2014 08:46