Il terziario non dà più occupazione

Le imprese del terziario padovano sembrano solo un po' più fiduciose nella fatidica ripresa economica, anche se il pessimismo continua, e l'accesso al credito diventa sempre più difficile. In base al report trimestrale di Ascom sullo stato di salute di commercio, turismo e servizi, eseguito da Format su un campione comprendente anche aziende con meno di 3 dipendenti, le imprese sono lievemente, molto lievemente fiduciose circa l'andamento generale dell'economia italiana: l'indicatore congiunturale passa, infatti, dal 18,3% dell'ultimo trimestre del 2013 al 20,5% del primo trimestre del nuovo anno. Il pessimismo regna, comunque, ancora sovrano: secondo il 61,4% delle imprese padovane intervistate, infatti, l'andamento economico generale è peggiorato, secondo il 36,3% è rimasto invariato, e solo secondo il 2,3% è migliorato. Percentuali del tutto simili riguardo alla situazione della propria azienda: secondo il 53,2% l'andamento dei propri affari è andato peggiorando, per il 40,8 è invariato, mentre il 6% ha visto un miglioramento. Tasto dolente è quello dell'occupazione: il 27,4% ha dichiarato di aver ridotto il numero dei propri addetti, il 69,3% li ha mantenuti invariati, e solo il 3,3% ha investito nelle risorse umane. «Questo è un aspetto grave - ha commentato il vicepresidente vicario di Ascom, Patrizio Bertin -. Il terziario, tradizionalmente, è sempre stato il settore che assorbiva occupazione dagli altri comparti. Oggi non è più così. Inoltre, bisogna sottolineare che i titolari delle imprese più piccole non hanno ridotto gli addetti per evitare di lasciare a casa la propria moglie o i figli, non certo perché sono in grado di continuare a portare avanti l'attività». Il fronte del credito è quello che preoccupa di più i rappresentanti dell'associazione: nell'ultimo trimestre l'86,6% delle imprese non ha fatto richiesta di finanziamenti, e solo il 13,4% l'ha richiesto. In questo senso c'è un miglioramento rispetto al trimestre precedente, quando le imprese ad aver chiesto credito erano il 13% (nel 2008 erano il 48%), ma le cose vanno peggio se si considerano i finanziamenti concessi: il 29% delle richieste è stato accolto, il 25% è stato accolto ma concedendo un importo inferiore a quello richiesto, al 21% è stata data risposta negativa, il 13% è in attesa del parere della banca, e l'11,9% farà richiesta nei prossimi mesi. In sostanza, la cosiddetta "area di irrigidimento" che da la misura della predisposizione delle banche nei confronti delle aziende, è pari al 46,1%, contro il 44,3% registrato nel trimestre precedente. «Anche questo è un fatto grave - ha proseguito Bertin -. Significa che gli istituti di credito continuano a non cogliere il grido di aiuto degli imprenditori».
Mercoledì 26 Febbraio 2014, 05:05 - Ultimo aggiornamento: 00:00