Renzi: se salta tutto legge elettorale con Forza Italia e si vota

Silvio Berlusconi
Malgrado sia premier da tre giorni, Renzi continua a non dare punti di riferimento ad amici e avversari. Parla oltre un’ora a palazzo Madama e rilancia tutte le riforme promesse.Non molla nemmeno sullo ius soli e le coppie di fatto. Tantomeno sulla legge elettorale e le riforme istituzionali che ribadisce nella replica. A conferma che buona parte della sua forza deriva proprio dal mantenere quanto mai viva l’altra maggioranza: quella con il centrodestra di Silvio Berlusconi. Ed è proprio la doppia maggioranza, costruita su partiti diversi che si odiano tra loro (FI e Ncd), a rappresentare per l’ex sindaco di Firenze la polizza per restare a palazzo Chigi il tempo necessario per dimostrare di riuscire a fare le riforme che nessuno era riuscito a portare a casa, oppure per sostenere che lui e il suo governo ce l’hanno messa tutta ma che centristi o piccoli, hanno affossato il tentativo.



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L’arma del voto anticipato verrà quindi sicuramente caricata alla Camera con il voto sull’Italicum entro metà marzo. Un potente dissuasore che potrebbe esplodere al Senato con il varo della legge, anche grazie ai voti di Forza Italia che serviranno per piegare le resistenze interne. La personalissima golden share, che il senatore del Pd Miguel Gotor definisce «intesa riservata con Berlusconi», Renzi l’ha esibita al Senato ieri pomeriggio e nelle replica ribadendo che la legge elettorale si farà perché «il valore delle riforme condivise» con l’opposizione va conservato.



E Renzi lo fa e lo dice pubblicamente di fronte ad un gruppo di senatori ai quali poco prima aveva detto che sarebbe stato (forse ndr) l’ultimo voto di fiducia ad un governo che avrebbero dato prima che il Senato diventi Senato delle regioni.



Se qualcuno degli alleati aveva qualche dubbio sulla volontà del Rottamatore sul percorso della legge elettorale. Deve esserselo levato a tarda sera ascoltando la replica, che Renzi fa sempre a braccio. L’Italicum - più delle riforme istituzionali - torna ad essere l’argomento centrale. Renzi lo sottolinea ricordando la non vittoria di Pierluigi Bersani e «la vergogna» per un Parlamento che dopo aver chiesto a Napolitano di restare per un secondo mandato, ha disatteso la sua raccomandazione di fare le riforme.

Musica per le orecchie del leader di Arcore. Sulla ”rottamazione” di un’istituzione come il Senato, Berlusconi è pronto a unirsi nella battaglia. E non perché dal Senato è stato espulso, quanto perché a suo giudizio a palazzo Madama covano le maggiori insidie ordite dai piccoli partiti.



SFIDA

«Vado? Vado!», ha detto ieri pomeriggio il presidente del Consiglio alla senatrice, e renziana di ferro, Rosa Maria Di Giorgi che lo ha accompagnato sino alla porta dell’aula di palazzo Madama. E lì dentro il premier ha ripreso a rottamare e a sognare piacendo al Cavaliere e ad un buon gruppo di berlusconiani di ferro come Paolo Romani e Paolo Bonaiuti. Non è solo la conferma del patto sull’Italicum che fa sorridere il Cavaliere, ma anche il tono delle sue parole e quel «parlare alla gente» che è sempre stata la cifra deli discorsi del Cavaliere. La voglia di opposizione dei forzisti si attenua sino a diventare «responsabile» anche perché il programma di Renzi sulla Giustizia non ruota intorno ai problemi di Berlusconi.



Il «coraggio», il «sogno», l’«audacia», evocati dall’ex sindaco fiorentino, solleticano ma non impressionano il Cavaliere che - a differenza della propaganda - non ha una fretta eccessiva di andare al voto e attende che Renzi mantenga le sue promesse sulle riforme o si schianti con tutta la sua maggioranza.

Martedì 25 Febbraio 2014, 08:00 - Ultimo aggiornamento: 08:06