Tav, scontri in val di Susa: via ai lavori
La Ue: cantiere potrebbe non bastare

ROMA - In Val di Susa scontri questa mattina tra le le forze dell'ordine, che tentavano di consentire l'allestimento del cantiere per la realizzazione di un tunnel per l'alta velocità sulla Torino-Lione, nell'area della Maddalena di Chiomonte, e i no Tav determinati a impedire l'inizio dei lavori con un presidio iniziato un mese fa. Il bilancio è di 25 agenti e di alcuni manifestanti feriti. Cinque agenti sono stati portati in ospedale in ambulanza; venti sono stati medicati sul posto. Quattro i manifestanti medicati nel centro di primo soccorso allestito nel presidio no Tav. Nessuno ha riportato ferite gravi. Molto più numerose le persone che hanno avuto bisogno di assistenza a causa del fumo dei lacrimogeni. Le forze dell'ordine, due ore dopo avere forzato il primo sbarramento, sono arrivate sul piazzale della Maddalena di Chiomonte e hanno occupato l'area. I manifestanti si sono rifugiati nei boschi esplodendo grossi petardi. Consegnata l'area alle ditte appaltatrici, le forze dell'ordine resteranno a vigilare per tutto il tempo necessario a costruire la galleria: 36 mesi.



Gli scontri. Intorno alle 5 l'autostrada A32 Torino-Bardonecchia è stata chiusa e si sono iniziati a vedere i veicoli delle forze dell'ordine che scortano i mezzi delle ditte incaricate di allestire il cantiere. Alle 6 fuochi d'artificio dei manifestanti hanno avvertito che le forze dell'ordine stavano arrivando dal lato opposto, all'altezza delle barricate erette verso Giaglione. Qui poco dopo è arrivata una draga a pinza che ha tentato di liberare la strada dalle barricate. Poco prima delle 7 sulla strada dell'Avanà un militante della Federazione anarchica si è buttato sull'autostrada per tentare di bloccare la ruspa ed è stato bloccato dalla polizia. Il manifestante, Turi Vaccaro, è stato bloccato mentre si avvicinava tenendo in mano due pezzi di aglio «con i quali - ha riferito agli agenti - voleva benedire i mezzi». La pala meccanica che ha sfondato la barricata della Centrale Idroelettrica ha rimosso tutti gli ostacoli e i blocchi. Durante le operazioni sono stati lanciati alcuni lacrimogeni. Per ritardare l'azione delle forze dell'ordine i manifestanti hanno dato fuoco al penultimo sbarramento prima della sommità della Maddalena. Una densa colonna di fumo nero si è levata dalla strada dell'Avanà. I No Tav hanno tirato anche alcune pietre. Per disperderli le forze dell'ordine hanno lanciato una nuova scarica di lacrimogeni. Subito dopo sono iniziati i lavori per l'allestimento del cantiere, dove dovrebbero poi cominciare gli scavi per la realizzazione del tunnel geognostico propedeutico alla Torino-Lione. Partito anche il lavoro di recinzione dell'area.



«Abbiamo perso un round, non la guerra». È il commento a caldo, dopo lo sgombero dell'accampamento dei No Tav a Chiomonte, del leader del movimento, Alberto Perino. «Oggi - dice - è andata come di pensava che andasse. Noi abbiamo resistito poi le forze dell'ordine hanno sparato migliaia di lacrimogeni. Adesso dobbiamo portare via tutti i materiali dalla Maddalena. Poi vedremo il da farsi, di certo non siamo sconfitti».



Dopo lo sgombero dell'area, si è lavorato per tutta la giornata alla Maddalena di Chiomonte. Nel pomeriggio ruspe e scavatrici hanno spianato le aree su cui gli attivisti No Tav avevano creato le barricate, mentre la ditta incaricata ha cominciato a orchestrare la recinzione della vasta zona (36 mila mq) su cui a settembre dovrebbe partire la realizzazione del cosiddetto tunnel geognostico. Anche alcuni militanti No Tav si sono messi all'opera per smantellare la tendopoli del presidio. Polizia e carabinieri continuano a sorvegliare il posto con un forte contingente di uomini e mezzi.



L'apertura del cantiere è una condizione necessaria ma non sufficiente per scongiurare il rischio di perdere una fetta sostanziale dei finanziamenti Ue destinati al collegamento Torino-Lione. Lo sottolineano fonti della Commissione europea nel pomeriggio, ricordando che nella lettera inviata da Kallas a Italia e Francia la scorsa settimana, il commissario ha sottolineato le tre condizioni che dovevano essere rispettate entro la fine di giugno: oltre all'avvio dei lavori per la galleria della Maddalena, l'approvazione del nuovo progetto preliminare e soprattutto la firma di un nuovo accordo tra i governi di Roma e Parigi.



L'approvazione del progetto preliminare per la Torino-Lione sarà all'esame del prossimo Cipe, commentano dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il ministro Altero Matteoli ha risposto oggi alla lettera del commissario ai Trasporti della Ue Siim Kallas. Nella lettera il ministro spiega che, per quanto riguarda l'inizio dei lavori l'obiettivo è stato raggiunto oggi. Per quanto riguarda l'approvazione del progetto preliminare, sarà portata al prossimo Cipe. Infine i rapporti con la Francia proseguono e il nuovo accordo potrebbe essere sottoscritto il 6 luglio in occasione della conferenza intergovernativa in programma a Roma.



«Lo Stato non può assolutamente arrendersi di fronte a dei protestatari». Lo ha detto il ministro dei trasporti Altero Matteoli rispondendo alle domande dei giornalisti a margine dell'inaugurazione del primo tratto dell'autostrada da Rosignano a Civitavecchia, commentando quanto sta avvenendo a Chiomonte (Torino) tra forze dell' ordine e comitati no-tav. «La Tav è considerata una priorità da parte dello Stato. I lavori inizieranno e andremo avanti», ha detto Matteoli. Il ministro ha anche aggiunto di essere costantemente informato da Roberto Maroni sulla situazione dell'ordine pubblico.



«Bisogna andare avanti con la Tav: non ci si può arrestare. Non si può perdere un'opera infrastrutturale fondamentale per l'economia del nord - dice il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini- Noi siamo con i militari, con i poliziotti che sono oggetto di inaccettabili attacchi da parte dei manifestanti. È sempre giusto manifestare, ma non si può assaltare la polizia per impedire un'opera pubblica indispensabile per il futuro dell'Italia».



Bersani dice sì a minimizzare l'impatto ambientale, no al blocco dei cantieri. Il segretario del Pd esprime «molta amarezza» per il blitz, pur non mancando di sottolineare «anche che nel movimento No Tav ci sono frange violente. Non possiamo consentire che il processo di decisione venga bloccato da iniziative prese da una frangia limitata di persone; ma l'azione delle forze dell'ordine deve essere diretta a ridurre al massimo la portata degli incidenti. «Gli scontri di questa mattina all'apertura del cantiere per la ferrovia Torino-Lione dimostrano che non tutto il movimento No Tav è pacifico - rincara la dose Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza e difesa del Pd - È assolutamente legittimo esprimere le proprie opinioni e manifestare per farle comprendere, ma altra cosa è aggredire con lanci di pietre e arrivare a ferire chi in quel contesto ha il compito di mantenere l'ordine».



Si crea così una spaccatura tra la sinistra che si schiera incondizionatamente al fianco dei manifestanti e il Pd. «È inaccettabile l'idea che al dissenso legittimo delle popolazioni si debba rispondere con la violenza e con la repressione - dice il leader di Sel Nichi Vendola - Chi ha la responsabilità di non aver saputo interloquire e ascoltare le ragioni di chi sta difendendo le proprie comunità e territorio oggi non può cavarsela con scene rapide di guerra in Val di Susa». I Verdi Angelo Bonelli e Monica Frassoni parlano di «inaccettabile guerra contro la popolazione della Val Susa». Da Rifondazione comunista Paolo Ferrero parla di «intervento militare del governo che ha impegnato migliaia di agenti», ottenendo «un successo puramente militare, indegno di un paese civile, che non sposta di una virgola il problema politico, e cioè che la maggioranza della popolazione è contraria a quest'opera dannosa per l'ambiente e assurda per le finanze pubbliche». Oliviero Diliberto del Pdci rileva: «In un sistema democratico il ricorso alla repressione è sempre una sconfitta. Ma mi rendo conto che si tratta di esigenze sconosciute al presidente del Consiglio e al ministro dell'Interno». Marco Ferrando punta per primo il dito «sull'avallo che le opposizioni parlamentari, a partire dal Pd, hanno dato a questa operazione repressiva». Gli fa eco Franco Turigliatto di Sinistra critica: «In Val Susa si è materializzato nella sua drammaticità il nuovo asse Lega-Pd, Maroni non ha fatto altro che eseguire gli ordini impartitigli dal Pd di Chiamparino e Fassino che avevano richiesto al governo persino l'uso dell'esercito per iniziare finalmente i cantieri e ricevere i finanziamenti europei».



Secondo Antonio Di Pietro «le infrastrutture e l'intermodalità sono fondamentali per l'Italia. Ma riteniamo altrettanto fondamentale e prioritario che le infrastrutture non si costruiscano con il manganello. È chiaro che vorremmo che le infrastrutture si facessero ma preferiamo mille volte andare con il mulo piuttosto che con il manganello sulle teste dei cittadini».



«Le donne e gli uomini delle forze di polizia sono chiamati a far rispettare disposizioni legittime e lo fanno, a prezzo di enormi sacrifici, non contro qualcuno ma per garantire i diritti di libertà di tutti, a partire da coloro che esprimono il loro legittimo dissenso nelle forme consentite dalla legge - dice il capo della Polizia Antonio Manganelli -La mia solidarietà, il mio affetto e la vicinanza come uomo e come capo va agli operatori delle forze di polizia che oggi, solo per aver fatto il proprio dovere, hanno riportato ferite e contusioni, e alle loro famiglie che ne condividono i sacrifici».
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Lunedì 27 Giugno 2011, 09:42 - Ultimo aggiornamento: 22:01
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