Batterio killer, germogli di soia colpevoli:
trovato il focolaio in un'azienda agricola

Analisi di laboratorio a Rostock, in Germania
ROMA - I germogli di soia potrebbero essere l'origine del batterio killer Escherichia Coli. Lo ha detto Gert Lindemann, il ministro dell'agricoltura della Bassa Sassonia, uno dei Laender più colpiti dall'epidemia, aggiungendo che l'azienda nella regione di Ulzen è stata chiusa e che i risultati di ulteriori test sono attesi per lunedì. Il ministro ha spiegato, nel corso di una conferenza stampa, che ci sono «tracce molto chiare che conducono a questa azienda quale fonte dell'infezione».



Il ministro: non mangiate germogli di soia. Il ministro dell'agricoltura della Bassa Sassonia ha quindi invitato gli abitanti della Germania del Nord a «evitare di consumare per il momento qualsiasi tipo di germoglio di soia». Il ministro Lindemann ha poi aggiunto che partite di germogli di soia dell'azienda incriminata, sono state consegnate ad Amburgo, nello Schleswig-Holstein, Macklenburgo-Pomeria, Assia e Bassa Sassonia. Due dipendenti dell'azienda Uelzen, che produce 18 tipi diversi di germogli, sono state colpite da una forte diarrea e una di essere è risultata positiva al batterio killer.



Sale a 21 in Germania, 22 in tutta Europa, il numero dei morti dell'epidemia di Escherichia Coli, secondo i dati diffusi oggi dal Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc), che indicano in 2.263 i casi totali di contagio, 435 in più rispetto al precedente bilancio. In tutta l'Europa, secondo l'Ecdc, fino ad oggi sono stati rilevati 1.605 casi di Escherichia Coli Enteroemorragica (Ehec), 6 dei quali fatali, e 658 di Sindrome emolitico-uremica (Sue), 16 mortali. La stragrande maggioranza dei casi riguarda la Germania (627 Sue e 1.536 Ehec), per un totale di 2.163 (430 in più nelle ultime 24 ore. Ma l'Ecdc segnala anche quattro nuovi casi (Ehec) nel Regno Unito e uno in Danimarca. Le autorità sanitarie della Svezia, dopo la pubblicazione del bollettino dell'Ecdc, hanno comunicato un nuovo caso di Eech: in totale solo ora 47 (32 Eceh e 15 Sue).



All'Oms risultano ufficialmente notificati 573 casi di Sindrome emolitico-uremica (Sue), 12 dei quali fatali, e 1.428 casi di Escherichia Coli Enteroemorragico (Ehec), sei dei quali mortali, per un totale di 2001 casi e 18 morti. Ieri in Germania è stata data notizia anche di una 19^ vittima.



Al di fuori della Germania, il numero dei casi ufficialmente notificati è quasi stazionario: 102 (31 Sue e 71 Ehec), uno in più del precedente bollettino. A questi vanno aggiunti i 2 casi di Sue notificati dalla Cdc di Atlanta.



Secondo l'Oms più colpite sono le donne di età dai 20 anni in su (70% dei casi Sue e 61% Ehec). La maggior parte dei contagiati sono in ogni caso adulti con piu di 20 anni (89% Sue e 88% Ehec). In tutti i casi, tranne uno, le persone colpite dall'epidemia hanno viaggiato o vivono in Germania. Secondo esperti dell'Istituto Robert-Koch per la salute pubblica, inoltre, sottolineano che è ancora troppo presto per capire se si sia o meno raggiunto il picco dell'epidemia.



La Commissione europea ha convocato per martedì una riunione straordinaria del Comitato di gestione per discutere misure in grado di affrontare la crisi nel settore ortofrutticolo, annuncia la Coldiretti. Il presidente Sergio Marini ha chiesto per l'Italia risarcimenti alle autorità europee per i danni economici subiti dai produttori, quantificati finora in 25 milioni. «Il rincorrersi di falsi allarmi ha alimentato - sottolinea la Coldiretti - una psicosi che si sta riflettendo sui consumi dei cittadini europei ma ha anche offerto alibi a misure protezionistiche come il blocco delle importazioni dalla Russia con danni gravi danni economici. L'incertezza sta avendo effetti devastanti sui mercati poichè oltre un cittadino europeo su tre (35 per cento), secondo Eurobarometro, evita di acquistare i prodotti di cui ha sentito parlare nell'ambito di una emergenza relativa alla sicurezza alimentare». L'Italia è il principale produttore di frutta e verdura dell'Ue con un valore complessivo delle esportazioni che ha raggiunto nel 2010 l'importo di 4,1 miliardi di euro messi a rischio dai ritardi accumulati nell'affrontare l'emergenza.
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Domenica 5 Giugno 2011, 12:16 - Ultimo aggiornamento: 23:57
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