Padova. Appartamento a luci rosse
per professionisti alla periferia della città

Il condominio di via Montà a Padova dove è stato scoperto l'appartamento a luci rosse (Candid Camera)
PADOVA (25 marzo) - Al momento dell’irruzione dei vigili nell’appartamento trasformato in alcova c’erano il cliente, un distinto trentenne residente a Rovigo, e due avvenenti lucciole. Inequivocabile il loro atteggiamento, anche perché erano tutti e tre nudi sul letto.



Gli agenti della polizia municipale hanno rovinato la... festa al terzetto denunciando per favoreggiamento della prostituzione la titolare del contratto d’affitto, mentre il giudice ha firmato il provvedimento di sequestro dell’abitazione. In via Montà 102, infatti, c’era una casa di appuntamenti, affittata per mille euro mensili dal proprietario, peraltro risultato estraneo ai fatti, a una moldava ventenne. Quest’ultima, coadiuvata da alcune connazionali, aveva organizzato un’attività molto redditizia, che iniziava alle 16 e proseguiva fino a notte. Settanta euro era la tariffa per l’incontro tra il cliente e la lucciola, ma la cifra saliva a cento nel caso il rapporto sessuale fosse stato a tre, proprio come quello interrotto l’altro ieri dalla polizia municipale.



Le segnalazioni degli altri inquilini del condominio erano arrivate all’assessore Marco Carrai ancora l’anno scorso e da lì erano iniziati le indagini e gli appostamenti in borghese che avevano visto impegnati in primis Andrea Boscarollo, responsabile del peparto infortunistica e pg dei vigili, e Luca Sattin, che dirige la squadra di pg. Durante i controlli gli agenti avevano notato che numerosissimi uomini, quasi tutti in giacca cravatta e alla guida di auto di lusso, arrivavano in via Montà, parcheggiavano e iniziavano a telefonare. Poi salivano in uno degli appartamenti, e dopo un po’ se ne andavano. Molti all’uscita erano stati interrogati dai vigili e avevano confermato di essersi incontrati con le lucciole delle quali avevano avuto i riferimenti sul sito internet "best annunci" dove la romena titolare della locazione inseriva le foto di ragazze discinte (che poi non sempre si trovavano nella casa) che proponevano incontri a luci rosse.



«Colti praticamente in "flagrante" - hanno spiegato Boscarollo e Sattin - i clienti non avevano esitazioni a raccontare tutto, affermando anche che avevano frequentato quella casa altre volte». I residenti adesso possono tirare un sospiro di sollievo, non solo perché è cessato il via vai, ma anche perché non saranno più disturbati a tutte le oltre dai clienti che, non sapendo dove andare, suonavano a caso i campanelli delle famiglie.



L’operazione, comunque, non è finita. Durante gli accertamenti gli inquirenti hanno appurato che nella zona ci sarebbero altre case di appuntamento che presto verranno smantellate.
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Giovedì 25 Marzo 2010 - Ultimo aggiornamento: 14-04-2010 17:01
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