Blasi lascia la Notte della Taranta: solo spettacolo e niente cultura

Blasi lascia la Notte della Taranta: solo spettacolo e niente cultura
«Io mi fermo qui»: con queste parole Sergio Blasi il "padre" della Notte della Taranta, lascia il consiglio di amministrazione della Fondazione che gestisce il grande evento che lo scorso 22 agosto - diciottesima edizione - ha portato a Melpignano 200mila persone.

Blasi ha divulgato la propria decisione con un lungo post su Facebook in cui spiega le ragioni delle sue dimissioni.



Ragioni di carattere culturale, chiarisce Blasi, relative alle scelte e all'indirizzo della manifestazione che trascurebbe l'obiettivo della ricerca culturale in favore degli aspetti spettacolari.



Blasi ricorda nel suo scritto di aver voluto avviare un confronto su questi temi, senza esito. «Un dibattito - spiega - che però gli attuali vertici non hanno mai ritenuto di cominciare, concentrandosi esclusivamente sull’evento».



«Il rischio concreto che intravedo - scrive Blasi - e che mi convince della necessità di un passo indietro, è che questo progetto possa essere sminuito nelle sue ambizioni alte, smettendo di esistere al servizio del recupero e la diffusione della musica e della cultura tradizionale salentina per servire più misere ambizioni».



«Porto un esempio, semplice ma eclatante - aggiunge Blasi - quest’anno ricorrevano i cinquant’anni della scomparsa di Ernesto De Martino. Non si è ritenuto di organizzare non dico un convegno ma neanche un ricordo».



Blasi racconta di aver contribuito personalmente al successo dell'edizione 2015 avendo lui stesso invitato Phil Manzanera, il maestro concertatore dell'ultima edizione. Dall'entusiasmo dimostrato da Manzanera è poi nato il coinvolgimento di Paul Simonon, Tony Allen, Anna Phoebe, Ligabue. «Questo è stato il mio ultimo contributo alla Fondazione La Notte della Taranta, di cui ho lasciato il consiglio di amministrazione».



Blasi ricorda il percorso dei diciotto anni di vita della "Notte", sottolineando: «Abbiamo dimostrato con i fatti che la cultura e l’incontro tra culture musicali a volte diversissime tra loro possono diventare crescita economica e contribuire a garantire un futuro migliore a questa terra. Considero questo risultato uno dei più importanti raggiunti nella mia vita pubblica».



«Voglio gettare una pietra nello stagno - dice Blasi - suggerendo una riflessione che riguarda non ciò che accade sul palcoscenico, la parte visibile, ma quello che accade dietro al palco, nel sempre più politicamente affollato backstage, nelle decisioni sull’organizzazione e la gestione dell’evento, che sempre meno vengono assunte in maniera collegiale, e sempre più invece in solitaria, da un vertice autoreferenziale».
Martedì 15 Settembre 2015 - Ultimo aggiornamento: 20:40