Rubò farmaci in ospedale
Reintegrato perché licenziato in ritardo

Rubò farmaci in ospedale
Reintegrato perché licenziato in ritardo
Quattro giorni di ritardo, rispetto al termine, nell’eseguire il licenziamento per motivi disciplinari: accade così che il dipendente della Sanitaservice, società in house della Asl, imputato per aver rubato farmaci in ospedale, venga reintegrato. Dovrà tornare a lavoro, al suo posto. Perché, secondo il giudice, le modalità con cui si è proceduto ad effettuare i rilievi non sono state formalmente corrette. Non c’è alcun problema di merito. Ma solo questioni “tecniche”, una svista che però sortisce comunque un effetto dirompente.
Con sentenza, infatti, il Tribunale di Brindisi, nella persona del giudice Francesco De Giorgi, ha accolto le osservazioni difensive formulate dal legale di uno fra coloro che furono coinvolti nell’inchiesta dei carabinieri del Nas, coordinati dal pm Valeria Farina Valaori, riguardo ad alcuni episodi di peculato e di furto di materiale sanitario all’interno della farmacia ospedaliera. Per altri due ricorsi analoghi si attende l’esito del giudizio, sempre dinanzi al Tribunale del Lavoro.
Quanto al caso per cui c’è stata la decisione, la Sanitaservice è stata ritenuta soccombente: non solo dovrà riassumere il lavoratore che come gli altri era stato licenziato in tronco, ma dovrà anche pagargli un risarcimento del danno che è commisurato agli stipendi che non gli sono stati versati dal 29 dicembre 2016 (la data del licenziamento) fino al momento del reintegro, oltre ai contributi previdenziali e assistenziali. La Sanitaservice dovrà anche pagare le spese processuali: 1.500 euro. Il provvedimento non è definitivo, ma potrà essere impugnato dalla società partecipata (dalla Asl che nei processi penali si è costituita parte civile).
Il ricorso da parte del dipendente licenziato è stato depositato a fine marzo: vi era spiegato che la persona in questione era stata impiegata presso la società nel maggio 2012. Nell’ottobre del 2016 è scattato il blitz. Ci sono stati degli arresti. Nell’inchiesta c’erano tra l’altro anche persone indagate a piede libero.
Il 18 ottobre gli era stata comminata la prima sanzione disciplinare. Gli veniva contestato di aver posto in essere “gravi comportamenti e condotte delinquenziali”.
L’uomo aveva quindi chiesto di essere ascoltato, per poter fornire al datore di lavoro la propria versione dei fatti. Per discolparsi.
L’audizione è effettivamente avvenuta il 24 novembre.
Da quel momento in poi, stando a quanto stabilito dal Contratto nazionale del lavoro, decorreva il termine di 30 giorni entro cui l’azienda avrebbe potuto procedere.
Il licenziamento è avvenuto il 29 dicembre, 34 giorni dopo.
 
Secondo quanto sottolineato dal giudice il termine di 30 giorni non è stato disposto senza una precisa ragione. Trascorso quel tempo, infatti, l’eventuale “silenzio” del datore di lavoro ha da essere interpretato come una sorta di accoglimento delle tesi avanzate dal “sanzionato”.
Insomma, se la società non risponde, ciò significa che le giustificazioni addotte sono state ritenute soddisfacenti. È quindi “decaduto l’esercizio del potere disciplinare”. Il Tribunale di Brindisi ritiene che la conseguenza del mancato rispetto del termine sia “l’impossibilità di adottare il provvedimento disciplinare” e quindi il venir meno della “giusta causa”.
Il processo penale farà il proprio corso. Nel frattempo il lavoratore Sanitaservice dovrà tornare al proprio impiego. E riavrà indietro gli stipendi arretrati, a decorrere da novembre
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Domenica 18 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 15:32